Non è durato molto l'accordo raggiunto in governo sulle strategie per risanare le finanze cantonali: due terzi spesa, un terzo nuove entrate. Esso è già naufragato al primo scoglio parlamentare: nel rapporto al messaggio sulle Linee direttive, il documento d'indirizzo del quadriennio che sarà discusso settimana prossima in Gran Consiglio, la maggioranza della Commissione della gestione per la penna del leghista Michele Foletti ha infatti sostanzialmente detto no a nuove entrate. Il rapporto non è stato firmato dal Partito socialista (Ps). Ne parliamo con Raoul Ghisletta, capogruppo Ps e membro della Commissione della gestione.

Raoul Ghisletta, sul risanamento delle finanze cantonali pare impossibile trovare un accordo in parlamento a fronte di un sostanziale accordo in governo. È così?
È difficile dire. Ci sono in questa fase dei tatticismi legati alle elezioni comunali e all'iniziativa della Lega che condizionano il dibattito e portano i partiti di centro ad essere estremamente prudenti sul fronte delle entrate. In particolare Plr e Ppd temono che l'iniziativa della Lega assuma la valenza di un'iniziativa preventiva, nel senso che vi sia chi la voti per scongiurare un aumento delle imposte: del resto fu proprio la Lega ad un certo punto che annunciò che l'avrebbe ritirata se in cambio non si fossero aumentate le imposte. Tutto questo oggi si ripercuote sul dibattito parlamentare sulle linee direttive.
Il Ppd l'aveva già detto di non voler aumentare le imposte.
Sì, poi però vogliono tutto e il contrario di tutto. Non vogliono nuove imposte, ma nel dibattito sul preventivo 2008 si sono anche opposti non solo ai tagli sul carovita, ma anche a parte del decreto sui sussidi di cassa malati che evitava che per effetto di forti deduzioni dall'imponibile ne beneficiassero anche famiglie in realtà ben messe economicamente.
E i liberali? Con due consiglieri di Stato non toccherebbe a loro sostenere con maggior convinzione la posizione del governo?
Basterebbe che ascoltassero quel che dice Gendotti. Durante l'incontro fra Consiglio di Stato e partiti di governo ha fatto un esempio calzante: se aumento di due franchi la tassa per il buono pranzo nelle mense scolastiche, questo comporta per una famiglia con due figli un onere supplementare annuo di 800 franchi. Questo semplice esempio dovrebbe dimostrare che per il ceto basso e medio conviene molto di più che si ritocchino le aliquote delle imposte piuttosto che le tasse causali. Ma le imposte sono demonizzate, c'è un tabu. Alla fine si dovrà però arrivare ad un pacchetto di misure condivise e sopportabile socialmente per i cittadini. E spero che il governo ponga sul tavolo con chiarezza le possibili alternative.
Sul fronte del contenimento della spesa il rapporto di Foletti sulle Linee direttive si limita ad una serie di affermazioni generiche: rigorosa selezione dei nuovi compiti, revisione della politica dei sussidi, riordino dei compiti…
È un discorso facile. Anche perché quando poi bisogna passare dalle enunciazioni di principio ai tagli concreti la prima ad inalberarsi è proprio la Lega. Questo atteggiamento della Lega però lo conosciamo. Il problema sono gli altri partiti che firmano un simile rapporto: non è serio. D'accordo che sulle Linee direttive non si vota. Però nel messaggio del governo l'elenco dei nuovi compiti c'è: se si vuole fare una discussione seria bisogna allora avere il coraggio non solo di enunciare che si vuole selezionare i nuovi compiti, bisogna anche dire quali sono i nuovi compiti proposti dal governo che non si vuole. Altrimenti è aria fritta. Ma è tutta la discussione sulle Linee direttive che cade male. Le cose serie le vedremo sulle proposte concrete, sul consuntivo 2007, sulle cifre del 2008.
Intanto, se sull'iniziativa della Lega si voterà a giugno, è sempre più imminente il dibattito parlamentare. Da Ppd e Plr ci si può aspettare una posizione chiara?
Penso di sì, anche se fra i liberali c'è chi sostiene l'iniziativa. Ma è ora che il popolo decida. Perché se la prospettiva è quella di un taglio ulteriore del 5 per cento dell'imposta sulle persone fisiche si apre una prospettiva da incubo. E qualcuno, se passerà, dovrà farsene carico.
Sulle Linee direttive il Ps non presenta un proprio rapporto.
No, ma faremo in aula degli interventi generali e degli interventi puntuali sui capitoli sostanziali delle Linee direttive (politica sociale, prevenzione della violenza giovanile, sicurezza, scuola…). È una buona occasione per toccare alcuni temi di fondo e per non rimanere sempre nelle pastoie della politica finanziaria. Sull'energia ad esempio sottolineeremo l'incongruenza del governo che ne vuol fare un tema prioritario senza mettergli a disposizione i mezzi necessari per imprimere una vera svolta alla politica energetica. Quanto alla violenza giovanile, serve a poco dire che si vuole combatterla eppoi accontentarsi che gli operatori sociali debbano gestire ognuno 250 casi. Insomma, ribadiremo che se la spesa cresce è anche perché i bisogni della nostra società aumentano.

Pubblicato il 

07.03.08

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