In questi giorni apriamo le buste inviateci dai nostri assicuratori malattia e ci troviamo sotto gli occhi l’ennesima stangata dei premi di cassa malati. Questi aumenti dei premi dell’assicurazione malattia costituiscono una ennesima, importante erosione dei redditi delle cittadine e dei cittadini di questo Paese. Ed essendo i premi uguali per tutti, essa incide con estrema crudeltà sui redditi bassi (per quanto corretta dai sussidi) e medi. È qui che si arriva al cuore della debolezza della Legge sull’assicurazione malattia (Lamal). Che è un’ottima legge, perché ha finalmente imposto la solidarietà fra sani e ammalati, fra donne e uomini, fra giovani e anziani, prevedendo un uguale e ampio accesso per tutti a cure mediche di qualità. L’unico suo difetto è appunto di non aver imposto anche la solidarietà fra ricchi e poveri. Per contenere l’aumento dei premi la destra sa proporre soltanto la solita ricetta neoliberista: ridurre al minimo le prestazioni a carico dell’assicurazione obbligatoria, dove vige il principio della solidarietà, e affidare tutto il resto alle assicurazioni complementari, private, quelle che uno paga soltanto se può, cioè se è ricco. È la ricetta della medicina a due (o più) velocità. Di rivoluzionare il sistema dell’offerta di prestazioni mediche e farmaceutiche non se ne parla. Quanto a dei premi di cassa malati proporzionali al reddito, cioè autenticamente solidali, s’è visto che fine hanno fatto fare le mezze verità e le bugie quasi intere di Couchepin all’iniziativa in votazione lo scorso 18 maggio. Ora si raccolgono le firme per una nuova iniziativa con grosso modo lo stesso obiettivo. Il Partito socialista svizzero, a differenza della sezione ticinese, non ha ancora deciso se appoggiarla o meno, tradendo la sua insicurezza su questo tema cruciale. Eppure non è il momento delle esitazioni: lo Stato sociale svizzero subisce il più grave attacco della sua storia, con una destra ubriacata d’ideologia che non risparmia colpi né all’Avs, né al secondo pilastro, né all’assicurazione invalidità, né a quella contro la disoccupazione. È il momento di reagire, anche in tema di assicurazione malattia. Rinunciando pure alla tradizionale separazione fra temi politici (gestiti dal Pss) e temi attinenti al lavoro (di competenza dei sindacati): perché la stangata sulle casse malati è comunque un’erosione dei salari, perché i sindacati godono oggi di una vasta popolarità e perché non è il caso di lasciare che la destra approfitti di una debolezza contingente del Pss. Ma soprattutto perché l’attacco deciso e compatto al futuro del nostro Stato sociale richiede una risposta altrettanto decisa e compatta di tutta la sinistra sociale, politica e sindacale.

Pubblicato il 

17.10.03

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