Una mattina di marzo, terza ora di lezione.
Un ragazzo mi aspetta fuori, nel corridoio, in lacrime. Da parecchio tempo è oggetto di scherzi ripetuti, scherzi che ha incassato sempre con profonda pazienza fintanto che si è accorto che quelle malevole ed infondate voci su cui si fonda lo scherzo sono arrivate nella sua cerchia di amici e a casa sua. E questo diventa davvero ed insopportabilmente troppo. Il ragazzo vuole abbandonare la scuola e la professione. Non ce la fa più!
Entro in classe e tuono come faccio solo raramente: «Lo scherzo è tale fintanto che sia chi lo fa che chi lo riceve si divertono. Nel momento in cui  uno dei due smette di divertirsi (e di solito è chi lo riceve!) lo scherzo diventa una semplice e pura carognata! E dato che in questa classe non c'è posto per le carogne i signori ….. escono con me in corridoio. E viene anche il giovane che ha subito lo scherzo».
Usciamo. Chiedo conferma dei fatti prima alla "vittima", poi ai "carnefici". Tutti confermano i fatti. «Ma soressa era solo uno stupido scherzo!...Lui se la prende troppo! Quelle cose le diciamo per dire!! Anch'io lo scorso anno mi sono preso un sacco di pesantissime prese in giro e ci stavo anche male..». E lì scatta qualcosa tra loro. In diversi cominciano a raccontare di cosa è successo loro in passato. Del fatto di essere stati presi di mira dai compagni soprattutto alla scuola media e di averci sofferto, uno davvero molto, fin quasi a pensare di farla finita con la propria vita.
«Ma allora perché adesso te la prendi con il tuo compagno?»   «Ma è solo un gioco ….., non è una cosa seria. Invece con me…No, forse non era una cosa seria neanche con me, a pensarci bene».
E cosi siamo andati avanti per un po', suggellando poi il nostro incontro con le promesse e gli impegni di rito di non più ripetere simili scherzi o atteggiamenti.
Sono passate due settimane. Il ragazzo in lacrime adesso sta bene, ride e scherza con i compagni, è spesso con loro nelle pause tra le lezioni. La scorsa settimana l'ho pescato a scherzare pesantemente un compagno. L'ho fulminato con lo sguardo e ha smesso!
Certo, questo è l'atteggiamento dei cuccioli. Cuccioli che devono affermare la propria forza misurandola con quella degli altri, meglio se con i più deboli, così è anche più facile.
Ma i cuccioli veri, quelli che vivono nella natura, poi sono obbligati a riflettere su questi loro atteggiamenti e comportamenti e ad imparare la lezione,  non fosse altro che per sopravvivere.
I nostri ragazzi invece non sempre si prendono il tempo e il lusso di ragionarci un po' su, forse perché poco stimolati a farlo da noi adulti (che spesso preferiamo starcene semplicemente fuori). Forse perché i nostri ragazzi sono già ingarbugliati  e incastrati nella ruota del tempo che corre troppo in fretta. Forse perché semplicemente non gli si insegna che è necessario farlo.
Risultato: alcuni adulti appaiono spesso considerevolmente meno saggi dei miei giovani cuccioli alla ricerca dei loro spazi. Per un semplice motivo: non hanno imparato nulla dal travaglio e dalle contraddizioni della loro adolescenza!
Peccato. E' utile la saggezza dei cuccioli!

Pubblicato il 

01.04.11

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