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La partita elettorale e gli uomini in campo

di

Loris Campetti

A volte ritornano. Se succede per sette volte in vent'anni c'è di che preoccuparsi. Berlusconi torna in campo o resta in panchina? La stucchevole metafora calcistica infarcisce un triller che gli italiani si sarebbero volentieri risparmiato. Ma il grave è che, come Berlusconi, altri centravanti tengono con il fiato sospeso una popolazione provata da una crisi che picchia duro sui ceti più deboli e da ricette liberiste che approfondiscono il fossato tra chi è sempre più povero e chi è sempre più ricco: anche Monti deve farci sapere se resterà in panchina oppure scenderà in campo. Stiamo parlando di una destra squalificata, corrotta e immorale bocciata persino dai poteri finanziari, e una "destra pulita", normale, quella che sinistra e benpensanti italiani hanno sempre invidiato al resto del mondo. Per un anno e più questa destra normale l'abbiamo vista al lavoro, e che lavoro. Pensioni, salari, welfare, diritti, contratti nazionali sono le vittime del presunto governo tecnico, i professori della Bocconi e del Vaticano sono arrivati là dove neppure Berlusconi era riuscito. Però Monti è come la Madonna di Lourdes, guai a toccarla o bisogna vedersela con il presidente Napolitano. Così Berlusconi è già riuscito a raggiungere un risultato richiamando su di sé l'attenzione di tutti i media, del centrosinistra, della satira e persino di Benigni, spingendoci a ingoiare la destra normale che accumula bonus su bonus. Siamo pieni di uomini della provvidenza, persino chi responsabilmente propone un soggetto politico nuovo, un quarto polo antiliberista a sinistra del Pd e dei suoi alleati (gli arancioni di De Magistris, Alba, Prc e Di Pietro), rischia di trovarsi prigioniero di una cultura leaderistica di cui pure dice di volersi liberare. Il giudice Ingroia annuncia con un altro thriller che forse si presenterà alla guida del soggetto nuovo.


Intanto la partita elettorale si è iniziata senza sapere quali squadre scenderanno in campo. La destra è frantumata tra berlusconiani, montiani, ex fascisti e fascisti. Nel centrosinistra, il meccanismo delle primarie ha rafforzato un Pd capace di contenere seguaci di Marchionne e antiliberisti, a cui si è affiancato Nichi Vendola contrario a future alleanze con i centristi montiani che tanto piacciono a non pochi dirigenti del partito di Bersani. I sondaggi vedono il centrosinistra in netto vantaggio, ma non si sa chi dovrà sfidare. Il sistema elettorale è sempre lo stesso porcellum contro cui tutti avevano sprecato fiumi di parole ma che il parlamento subalterno al governo dei tecnici non ha voluto modificare per evitare che i cittadini potessero scegliere da chi farsi rappresentare, potere che resta saldamente nelle mani dei partiti. Partiti che Grillo chiama casta. L'M5S è l'astro nascente, anche se la sua luce già si affievolisce. Il modello partecipativo di Grillo – che potrebbe ridurre il boom dell'astensionismo – sta lasciando il posto al suo opposto, autoritario e antidemocratico. Serve un grande sforzo di volontà per restare appassionati della politica nel Belpaese. Sappiamo solo che chiunque vinca, la politica economica dovrà essere la stessa: quella dettata dall'agenda Monti, cioè dalla troika.

Pubblicato

Venerdì 21 Dicembre 2012

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