Non so voi, a me la notizia era sfuggita. Meno male che ci sono colleghi come Thomas Angeli, giornalista d’inchiesta e copresidente di lobbywatch.ch.


In un commento pubblicato sul Der Beobachter Angeli racconta come l’11 dicembre scorso con risicata maggioranza il Consiglio degli Stati abbia mandato in cantina un’iniziativa che il liberale-radicale zughese Joaquim Eder aveva depositato nel 2016. Il tema? I rimborsi spese dei parlamentari. C’è che ci vantiamo della rappresentanza politica di milizia, e signora mia che differenza dall’italica casta! Se è vero che il sistema elvetico è speciale, è un segreto di Pulcinella che non è corretto dire che “lavorano gratis”. E ci mancherebbe, sarebbe ingiusto. Piuttosto il sistema è diverso, non ci sta uno stipendio, ma una cascata di indennità che a fine anno si traduce in entrate dignitose. L’iniziativa Eder riguardava un punto specifico: il rimborso spese. Per il quale non serve presentare ricevuta, si ricevono in ogni caso – che siano stati o meno spesi denari. Certo, succede anche in altri posti di lavoro, in genere a chi occupa posizioni dirigenziali. Tuttavia è pratica consolidata per la maggior parte dei lavoratori che si riempia una nota spese con giustificativi. Al Nazionale e agli Stati si riconoscono 180 franchi per il pernotto fra due giornate di lavoro. Poi ci sono 33.000 franchi l’anno per costi di personale e varia, e 115 franchi al giorno per i pasti – spese libere da tassazione. Si aggiungono le indennità tassate, un forfait di 26.000 franchi annuali e 440 franchi per giorno di riunione. Sottolinea Angeli, che da un decennio segue le questioni che riguardano le regole interne del Parlamento, come uno studio commissionato da Palazzo abbia calcolato che una consigliera nazionale lavori per noi fino all’87 per cento, 71 al Consiglio degli Stati. Intendiamoci: non è una passeggiata. Chi scrive ha avuto il tavolo di lavoro per un decennio al Centro media di Palazzo federale: mi sento di testimoniare che quando c’è sessione, in Parlamento si lavora davvero, poche le pause, lunghe le giornate. E poi ci sta il mestiere di lobbista, insinua Angeli, e basta guardare il registro degli interessi per farsi venire l’ansia. Il dibattito pre-natalizio sull’iniziativa Eder lascia, va detto, un che di amaro in bocca. Gli interventi si sono concentrati su “non creiamo burocrazia” – eppure Eder proponeva un sistema leggero: dichiarazione firmata, niente scontrini, un passo di trasparenza in nome dell’equità, visto che chiunque lavori in trasferta si vede rimborsate le spese sostenute, non quelle potenziali. L’intervento più apprezzato quello di Claude Janiak (Ps), che ha ricordato come l’attuale situazione conceda flessibilità. A Berna c’è chi dorme in albergo, eppure molti affittano un appartamento, da spartire magari con un collega di partito. Costa meno ed è più comodo. Chiaro che quelle persone un po’ di “cresta” sul rimborso forse la fanno. Ma non parliamo di cifre enormi. Infine Angeli un po’ di ragione ce l’ha, quando scrive che dovremmo smetterla di alimentare il mito della milizia che lavora gratis. Il giornalista va oltre, e scrive: «Diamo loro uno stipendio – e un normale rimborso spese».

Pubblicato il 

30.01.19..
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