“Per il rispetto dei diritti dei lavoratori”. Questo è lo slogan del cinquantunesimo congresso dell’Unione sindacale svizzera (Uss), che si svolgerà da giovedì 24 a sabato 26 ottobre a Berna. Circa 260 delegati e 140 ospiti fisseranno le priorità politiche dell’Uss per i prossimi quattro anni. Venerdì 25 prenderanno la parola i due ospiti più importanti: la consigliera federale Ruth Dreifuss (il pomeriggio verso le ore 17) ed il dirigente della Cgil italiana Claudio Sabatini (il mattino, intorno alle 11). Il venerdì pomeriggio sarà anche attribuito il premio culturale dell’Uss. I diritti sul posto di lavoro Oltre al tema centrale dei diritti sul posto di lavoro (licenziamenti abusivi, lavoro precario, piani sociali, diritti sindacali), gli ulteriori argomenti intorno ai quali si snoderà il dibattito congressuale sono in sintesi: la politica salariale, i contratti collettivi di lavoro, la politica sociale (in particolare l’Avs), la politica delle infrastrutture e dei servizi pubblici, la formazione. Ma per tracciare il percorso da seguire in futuro, occorre stabilire a che punto è arrivata la politica dell’Uss dopo il suo ultimo congresso tenuto nel 1998 a Davos. «Se gettiamo uno sguardo a questo periodo» – ha detto il presidente Paul Rechsteiner – «dobbiamo constatare che abbiamo vissuto quattro anni d’attività sindacale straordinariamente movimentati». La campagna per il salario minimo Innanzitutto, va segnalato il successo della campagna per un salario minimo mai al di sotto dei tremila franchi. Si è trattato di una campagna di tipo nuovo per la Svizzera, che ha permesso non soltanto di migliorare le condizioni materiali delle persone scandalosamente sottopagate, ma ha anche «costretto sulla difensiva i campioni della politica neoliberale dei bassi salari». Tale successo va attribuito, secondo Rechsteiner, al miglior «coordinamento delle politiche salariali delle federazioni dell’Uss, rivelatosi positivo e pagante». Un significativo risultato collaterale è stato inoltre quello di aver indotto nella società in generale, e non soltanto nei sindacati, un migliore apprezzamento del lavoro. Nello stesso filone di miglioramenti a medio-lungo termine, si collocano gli strumenti di difesa dei salari mediante le misure accompagnatorie degli accordi bilaterali con l’Ue. È una forma di protezione (estensione della validità dei contratti collettivi, salari minimi obbligatori, commissioni di controllo tripartite) che dovrà sostituire il regime di controllo esercitato attualmente dalla polizia degli stranieri, destinato a scomparire, almeno per i lavoratori comunitari, con l’introduzione della libera circolazione delle persone. Le assicurazioni sociali Quanto alle assicurazioni sociali, i sindacati hanno invece dovuto condurre nel quadriennio passato una lotta difensiva. Sul piano della politica, l’undicesima revisione dell’Avs ha preso una piega insoddisfacente; il “secondo pilastro” minaccia di fare pesanti passi indietro; in materia di assicurazione contro la disoccupazione si è dovuto ricorrere al referendum per combattere la diminuzione delle prestazioni decisa dal parlamento; il rifiuto dell’assicurazione maternità è la maggiore sconfitta di questi anni. L’unico successo registrato (ma ancora non definitivamente consolidato) è il pensionamento a 60 anni per i lavoratori dell’edilizia, dovuto unicamente alla forza di un sindacato: il Sei. In difesa dei servizi pubblici Al di fuori del campo strettamente sociale, occorre tuttavia non dimenticare l’atteggiamento risoluto dei sindacati in difesa dei servizi pubblici: la vittoria del referendum contro la legge sul mercato dell’elettricità ne è la prova. Una dimostrazione – ha detto Rechsteiner – che «quando difendono gli interessi della maggioranza della popolazione», i sindacati «sono capaci di vincere, magari con dei referendum, anche contro una potenza apparentemente invincibile». Sul piano organizzativo, invece, «resta preoccupante» la continua perdita di iscritti registrata negli ultimi quattro anni dalla maggior parte delle federazioni aderenti all’Uss. Il livello degli effettivi è rimasto, malgrado tutto, praticamente invariato rispetto al 1998, ma soltanto grazie all’adesione di diverse piccole federazioni, di cui alcune attive nel settore tradizionale degli impiegati (come l’Associazione svizzera degli impiegati di banca). Un’importanza centrale hanno anche assunto le decisioni di principio di alcune federazioni di fondersi: è il caso dei sindacati Comunicazione e Comedia, come pure del Sei e della Flmo che vogliono unirsi per creare un forte polo sindacale interprofessionale. E non vanno sottovalutate le aperture della stessa Uss verso altre federazioni del vecchio associazionismo professionale (come l’Alleanza delle associazioni dei lavoratori, che sostituisce l’ex-Conferenza d’Ebenrain centrata sul settore pubblico). In generale, si assiste ad una tendenza verso il superamento di vecchi pregiudizi e della paura dei contatti. Le grandi manifestazioni organizzate in questo periodo, come pure l’iscrizione del diritto di sciopero nella Costituzione federale, sono prova dei progressi ottenuti nella capacità di mobilitazione delle federazioni dell’Uss. Guardando all’avvenire Volgendo lo sguardo al futuro, il congresso che si terrà la prossima settimana dovrà prendere in considerazione alcuni punti cruciali. A proposito dei diritti sul posto di lavoro, un testo orientativo verrà discusso al congresso. Si tratta di una serie di proposte tendenti a migliorare il quadro complessivo di norme relative ai licenziamenti, al precariato, ai piani sociali e ai diritti sindacali. «La portata di tali questioni» – ha detto Romolo Molo, segretario Uss – «va al di là del movimento sindacale e dello stesso mondo del lavoro. La garanzia di un minimo di dignità nei rapporti di lavoro è una questione che concerne i diritti democratici, la protezione della personalità e la sanità. In ultima analisi, è una questione di civiltà». Nella politica salariale e fiscale, l’accento andrà posto – secondo il segretario centrale Serge Gaillard – sul proseguimento della campagna per il salario minimo di tremila franchi, sull’applicazione delle misure d’accompagnamento dei bilaterali, sulla compensazione del rincaro, sull’aumento reale generalizzato, sulla trasparenza (salari al merito e versamento di premi) e sulla parità salariale tra uomini e donne. Va poi proseguita l’estensione dei contratti collettivi di lavoro e, nel campo delle assicurazioni sociali, occorre passare da un atteggiamento difensivo ad una fase offensiva. Infine, altro tema caldo sarà quello che vede il movimento sindacale schierato compatto contro la demolizione dei servizi pubblici, poiché questo è l’unico campo in cui il cittadino può percepire una «utilità tangibile dello Stato democratico».

Pubblicato il 

18.10.02

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato