«La Bce cancelli i debiti degli Stati» è l’appello del 5 febbraio scorso, elaborato da un gruppo di economisti francesi, sottoscritto da 100 economisti di Stati dell’Unione europea e non, tra cui 5 della Svizzera (fra i quali Sergio Rossi, Uni Friborgo e Jean Michel Servet, IHEID-Ginevra). Un appello che sta suscitando un acceso dibattito tra i fautori e gli oppositori, guardiani dell’ortodossia monetaria.
 
In sostanza esso propone un deal tra Bce e Stati appartenenti all’Unione europea. «La Bce – si legge – si impegnerà a cancellare il debito pubblico che detiene – 2.500 miliardi di euro – (o a trasformarlo in debito perpetuo senza interessi), mentre gli Stati si impegneranno a investire lo stesso importo nella ricostruzione ecologica e sociale». «Ci sarebbe una perdita nel bilancio dell’Eurosistema e non altrove – spiega Jézabel Couppey-Soubeyran, cofirmataria –. I fondi propri della Bce diventerebbero negativi, ma questo non le impedirebbe di funzionare, giacché una banca centrale non è né una società, né banca commerciale». «Gli Stati – azionisti delle loro Banche centrali e di riflesso della Bce – «perderebbero dei dividendi, ma questo non sarebbe paragonabile al margine di manovra di bilancio così liberato e che potrà essere approntato per costruire la nuova struttura economica». La cancellazione di un debito statale non è una novità, fa notare l’appello richiamando «il caso della conferenza di Londra del 1953 che  concesse la cancellazione di due terzi del suo debito pubblico della Germania  permettendole  di ritrovare il cammino della prosperità». Dal  punto di vista giuridico formale nessun problema, sostengono i firmatari: «Le istituzioni finanziarie a livello mondiale possono deliberare una rinuncia ai loro crediti – e la Bce non dovrebbe fare eccezione».
 
Secco Niet invece da parte della direttrice della Bce Christine Lagarde: «La cancellazione del debito è impensabile: violerebbe il trattato europeo». Per la cui modifica occorre l’unanimità dei 27 membri Ue, probabilità oggidì uguale a zero specifica Jacques Delpla, direttore del Think Tank Asterion, già economista e consigliere di Nicolas Sarkozy. Delpla giudica la proposta degli economisti «fantasiosa: anche ammettendo che la Bce rinunci volontariamente alla sua indipendenza e voglia monetizzare i debiti pubblici, il problema si sposterebbe sugli altri creditori. Essi non sono degli stupidi: sanno che sarebbero i prossimi ad essere spinti a rinunciare ai loro crediti, venderebbero immediatamente i debiti europei che detengono, facendo salire alle stelle i tassi d’interesse». È agitare un fantasma, ritorce Couppey-Soubeyran: la cancellazione sarebbe il frutto di una decisione di politica economica concertata tra le parti, che riduce il rischio di default di taluni Stati, quindi degli stessi creditori. La stessa Bce non mancherebbe certo di ricordarlo.
 

«Occorre appoggiare le politiche fiscali nazionali» afferma Lagarde, anche se incrementeranno l’indebitamento. Importante è che il pacchetto di aiuti del piano Next Generation Ue diventi «operativo senza ritardi».   

Ma è proprio questo il punto critico, e contraddittorio che Lagarde non sa (o non vuole?) cogliere: i circa 670 miliardi previsti dal Next Generation, implicano una controparte di investimenti degli Stati. Ovvero ulteriori indebitamenti che per gli Stati – la maggioranza – già fortemente indebitati, significherebbe rischio di vedersi interrotta l’erogazione dei fondi, perché  non conformi ai vincoli del Patto di stabilità e crescita Ue ( 60% debito/Pil e 3% deficit). Insomma il gatto che si mangia la coda.
 

Le leggi economiche e finanziarie, contrariamente a quelle che reggono la natura e l’universo, sono invenzioni degli umani, frutto di rapporti di forza tra gruppi di specifici interessi.
Dall’avvento  dell’ideologia neoliberista la cancellazione del debito è un tabù che l’appello ha fatto saltare: gli Gnomi di Zurigo e confratelli sparsi nel mondo non gioiscono!

Pubblicato il 

17.03.21
 
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