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A briglie sciolte

Aumenti della cassa malati, è ora di ribellarsi

di

Franco Cavalli

Dopo l’annuncio del nuovo, esorbitante aumento dei premi di cassa malati, ho sentito tutto, il contrario di tutto e soprattutto una montagna di sciocchezze. Ho l’impressione che molti politici borghesi e i grandi managers delle casse malati con le loro spiegazioni confuse vogliano creare una cortina fumogena per impedire alla gente di capire il fondo del problema. Cercherò quindi di fare un po’ di chiarezza.


Parto da un dato fondamentale: anche quest’anno, come negli anni precedenti, l’aumento dei premi di cassa malati è grosso modo doppio rispetto alla crescita dei costi della salute, che quindi non spiega l’esplosione dei premi, contrariamente a quanto dicono la maggior parte dei politici. Questa differenza è provocata dal fatto che i costi delle cure ambulatoriali sono completamente a carico delle casse malati, mentre queste ultime coprono solo la metà delle spese per le degenze ospedaliere, l’altra metà essendo a carico dei cantoni. Dopo i cambiamenti intervenuti nella fatturazione delle degenze ospedaliere, i medici vengono sempre più “obbligati” a ridurre al minimo le prestazioni fatte durante il periodo di degenza, mentre tante altre (analisi, radiografie, risonanze, eccetera) vengono invece organizzate prima dell’entrata o dopo il rilascio dall’ospedale. Tutto ciò sposta quindi i costi dalle finanze cantonali a quelle delle casse malati, quindi dalle imposte ai premi.

 

La seconda debolezza della Lamal sta nei premi uguali per tutti: ricchi e poveri che siano. Mentre per i meno abbienti ci sono i sussidi (che però stanno diminuendo), questa soluzione asociale pesa sempre di più sulle famiglie e sulla classe medio-bassa. Si può facilmente calcolare che per questa fascia che rappresenta circa il 60% della popolazione i premi potrebbero essere grosso modo dimezzati se il 15-20% dei più ricchi pagasse l’equivalente di quanto pagano in tutti gli altri paesi europei – dove i contributi sanitari sono proporzionali al reddito – coloro che hanno entrate finanziarie equivalenti: in media perlomeno una dozzina di volte di più che non da noi! Proprio per impedire che la gente si accorga di questa macroscopica ingiustizia, i nostri politici borghesi si sprecano nel confondere le idee e cercano poi di colpevolizzare i pazienti che secondo loro andrebbero troppo spesso dal medico, sottacendo però un’altra verità del sistema sanitario. E cioè, che quest’ultimo non è retto dalla domanda, ma soprattutto dall’offerta e che quindi non sono i pazienti, ma bensì i prestatori d’opera ad avere in mano il bandolo della matassa.


Queste quattro verità lapalissiane bastano per far capire a chiunque quali sono le soluzioni. Le riassumo: premi di cassa malati proporzionali al reddito, cassa malati unica, un solo sistema di finanziamento sia per il settore ambulatoriale che per quello degente, diminuzione di molte tariffe mediche troppo elevate, pubblicazione dei guadagni dei medici, diminuzione drastica del costo dei farmaci, controllo dell’offerta con dei budgets globali. Che cosa significa quest’ultimo punto? Che la spesa sanitaria viene fissata in anticipo per tutto l’anno e che se i prestatori d’opera, per rimpolpare oltre ogni limite il loro portafoglio, fanno troppe prestazioni, in buona parte inutili, queste ultime vengono rimborsate con tariffe successivamente decrescenti. Ma siccome la casta dei politici borghesi e quella dei grandi managers delle casse malati sono in gran parte sovrapponibili, di tutto ciò non vogliono sentir parlare, perché ci perderebbero troppo. Ma in questo momento, con i sussidi delle casse malati che diminuiscono e tutto il sistema pensionistico che peggiora, dobbiamo dire con forza un grande basta. Ribellarsi a questa ingiustizia sociale è oramai un dovere e non possiamo più accontentarci soltanto di mugugnare.

Pubblicato

Giovedì 6 Ottobre 2016

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