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...la prima pietra: intervista a Vasco Pedrina

di

Silvano De Pietro
È stato detto e sottolineato abbondantemente che l’accordo raggiunto il 25 marzo scorso tra i sindacati e la Società svizzera impresari costruttori (Ssic) è un fatto «storico». In effetti, affermare il principio di un’età di pensionamento meno disumana per gli operai di un settore come l’edilizia dove si lavora duro, e in un periodo in cui si tende generalmente a ritardare il più possibile l’erogazione delle rendite, significa aver ottenuto una doppia vittoria. Ne ricordiamo brevemente i termini: I termini dell’accordo Un apposito contratto collettivo di lavoro sul pensionamento anticipato regolerà l’età di pensionamento nell’edilizia, che verrà abbassata dal primo gennaio 2003 fino al primo gennaio 2006 gradualmente a 60 anni. I lavoratori edili saranno comunque liberi di scegliere se andare in pensione anticipatamente o meno. La rendita per i salari medi sarà pari a circa l’80 percento dell’ultimo salario lordo, con un tetto massimo annuo di fr. 64’080. La rendita comprende anche i contributi per l’Avs e la Cassa pensione fino al raggiungimento dell’età di pensionamento di 65 anni prevista dalla legge. Le parti sociali hanno inoltre concordato di riprendere, ad eccezione degli accordi salariali, tutte le disposizioni del contratto nazionale mantello 2000 e di inserirle senza modifica nel nuovo contratto nazionale mantello 2005 che resterà in vigore fino al 31 marzo 2005. Sul piano salariale, è stato deciso un aumento medio di fr. 100, di cui fr. 80 quale aumento generale. I salari minimi potranno invece contare su un aumento garantito di fr. 100. Al primo gennaio 2003, i salari verranno adeguati unicamente al rincaro, mentre per l’anno successivo, se la situazione nell’edilizia sarà stabile e positiva, sarà possibile intavolare trattative per un aumento salariale reale. Dunque, quella del pensionamento anticipato è una doppia vittoria, nel settore dell’edilizia e nella società, di cui il Sei va giustamente orgoglioso, anche se dev’essere ancora ratificata dalle assemblee dei delegati della Ssic e dei sindacati, in calendario questo fine settimana. Per un commento e una valutazione abbiamo quindi intervistato il presidente del Sei, Vasco Pedrina. Un’importante conquista Presidente, un successo storico, quello del pensionamento anticipato, che arriva dopo mesi di difficili trattative. Qual è il bilancio conclusivo di questo lungo impegno negoziale? Prima di tutto, credo che vada sottolineato proprio il carattere storico di questo accordo. Il pensionamento anticipato a 60 anni rappresenta una delle più grandi conquiste sindacali degli ultimi decenni. Per i lavoratori edili è un vero e proprio sogno che diventa realtà. È infatti risaputo quanto sia duro e logorante il lavoro sui cantieri. Non deve quindi sorprendere se il clima sui cantieri è stato prima di incredulità e poi di euforia. Tanto più che questo accordo è stato raggiunto dopo una lunga e dura lotta. A quali altre conquiste del passato questa è paragonabile? È paragonabile all’introduzione della prima settimana di vacanze nell’edilizia nel 1945 e all’introduzione della settimana lavorativa di 5 giorni negli anni Sessanta. Rileggendo la storia della battaglia per l’introduzione della prima settimana di vacanze, ho trovato che gli impresari avevano a lungo fatto opposizione fra l’altro con l’argomento che gli operai dell’edilizia non hanno bisogno di vacanze perché sono già fuori all’aria fine tutto l’anno! Oltre all’impegno del sindacato, ci sono altri elementi di mobilitazione (o di sensibilizzazione, o di risveglio dei lavoratori) che hanno contribuito al successo di questa trattativa? Le varie azioni di mobilitazione (a volte con sospensione del lavoro), come pure l’imponente manifestazione nazionale del 16 marzo, hanno avuto un ruolo decisivo. A nostro favore ha giocato la straordinaria identificazione dei lavoratori con la nostra rivendicazione centrale del prepensionamento, ma pure il sostegno crescente dell’opinione pubblica. Ad eccezione degli ambienti borghesi più retrogradi, quasi tutti, anche fuori dai nostri ambienti, hanno riconosciuto la legittimità del postulato e non pochi – da medici a politici, passando per la gente comune – ci hanno sostenuto attivamente. Grazie a una campagna sindacale continua durata quasi due anni, siamo riusciti a far largamente accettare nella società l’idea che l’ingiustizia che subiscono i lavoratori con compiti pesanti di fronte alla morte e all’invalidità andava riparata. Un grande passo avanti. La frattura sindacale Questa volta l’unità sindacale fra il Sei e il sindacato cristiano Syna/ Ocst non ha funzionato. Come mai e con quali effetti? Il prepensionamento a 60 anni è stato ottenuto malgrado la posizione del Syna/Ocst. La direzione del Syna non solo ha scelto di non collaborare con il Sei nella mobilitazione dei lavoratori, per esempio chiamandoli attivamente a dissociarsi dalla nostra manifestazione nazionale, ma ha più volte messo i bastoni fra le ruote alla nostra delegazione nel corso delle trattative, al fine d’imporre un compromesso al ribasso. Per fortuna i lavoratori sono stati solidali con noi; per cui all’ultimo momento il Syna non ha potuto che accodarsi dietro le nostre proposte. Siamo però tutti molto delusi e amareggiati, tanto più che, scegliendo la via della rottura e dello scontro, il Syna ha gettato alle ortiche un decennio di sforzi (negli anni ’90) per costruire una nuova unità sindacale che avevano dato buoni risultati. La direzione del Syna ha fatto questa scelta di campo in favore di una subordinazione al padronato convinta di guadagnare così forza e e membri a scapito del Sei. Toccherà ai lavoratori stessi ora fare capire che questa sua nuova (o meglio vecchia) strategia non è pagante, né per i lavoratori stessi né per questo sindacato. Ci saranno ripercussioni di questa vittoria degli edili nella società e nelle relazioni interne al mondo del lavoro (rapporti tra sindacati, e tra sindacali e lavoratori non organizzati)? Pensiamo che anche molti lavoratori non sindacalizzati abbiano capito questa volta quanto sia importante l’adesione al sindacato per ottenere dei progressi materiali e sociali. L’accordo ha avuto un’eco molto positiva all’interno delle organizzazioni sindacali, anche al di fuori dell’Uss. Avrà – lo speriamo - la funzione di battistrada, della classica breccia. D’altronde, nel quadro della Casa sindacale, abbiamo già deciso con la Flmo di condurre sul tema una campagna comune. E proporremo al Congresso dell’Uss di quest’autunno di costruire attorno a questo postulato una campagna simile a quella che abbiamo condotto con successo per abolire i salari inferiori ai 3’000 franchi. Sul piano politico, il nostro accordo deve dare un nuovo impulso all’azione per far passare una buona soluzione sul prepensionamento nell’undicesima revisione in corso dell’Avs. Ma anche qualche rammarico Tra i lavoratori dell’edilizia abbiamo colto in generale una grande soddisfazione. Non mancano però, specie tra i giovani, coloro che si rammaricano per il troppo modesto aumento salariale. Non è che il sindacato ha ceduto troppo sul terreno salariale (in rapporto alle esigenze dei lavoratori) per favorire l’accordo sul pensionamento anticipato? A me risulta che anche i giovani lavoratori apprezzano molto il risultato ottenuto e sono coscienti della sua portata. Con un aumento del salario di circa il 2% quest’anno – che va aggiunto ai costi per il prepensionamento – siamo nella buona media dei settori economici. E già nell’autunno 2003 potremo riprendere l’azione per aumenti salari reali, se la situazione economica lo permette. Altrimenti, saremo contenti di avere già messo al sicuro la compensazione del rincaro. Le difficoltà all’interno della Ssic sono state dovute soprattutto ai problemi che il settore edile incontra in alcune regioni del Paese. Non teme il sindacato, con il Ccl Pensionamento, di aggravare involontariamente questi problemi? E cosa farà se i delegati della Ssic non ratificheranno l’accordo? I costi del prepensionamento sono ripartiti su 4 anni e sono assolutamente sopportabili per le aziende sane, anche quelle piccole. Va detto che tutti dovranno pagare, e quindi le condizioni concorrenziali fra le aziende non cambieranno. I problemi che conosce il settore sono di natura strutturale. Nel corso della crisi degli anni ’90 circa il 40% dei posti di lavoro sono stati soppressi, ma il numero delle aziende è rimasto quasi invariato. Non è normale. Comunque sia, i lavoratori sanno che solo aziende con fondamenta organizzative e finanziarie sane possono offrire condizioni di lavoro corrette. Abbiamo quindi interesse a che il settore si doti di strutture economicamente sane. Noi speriamo che gli impresari ratifichino l’accordo, perché è anche nel loro interesse. Per l'immagine del settore e l’attrattiva delle professioni edili, il prepensionamento rappresenta un grandissimo guadagno. Quello che deve essere chiaro per loro è che gli edili non ingoieranno un «no» della loro assemblea dei delegati. Anche se il Sei li volesse frenare, gli operai scenderanno massicciamente in sciopero. Non è una minaccia, è semplicemente un dato di fatto.

Pubblicato

Venerdì 12 Aprile 2002

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