anno XXI - N° 2 - 9 febbraio 2018

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L'editoriale
08.02.2018

di 

Claudio Carrer

“Una regolamentazione nazionale del finanziamento dei partiti e delle campagne di voto non è conciliabile con la specificità del sistema politico svizzero”. Con questa considerazione parecchio creativa, il Consiglio federale spiega la decisione di respingere l’iniziativa popolare per una regolamentazione nazionale che garantisca trasparenza sulle finanze dei partiti e dei comitati di votazione, nonché sull’origine e sull’ammontare delle donazioni più ingenti. Come se i cittadini non avessero il diritto di conoscere i legami d’interesse della politica, come se non ci fosse bisogno di un po’ di trasparenza in un’epoca di crescente sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni, come se l’astensionismo non fosse un problema, come se il processo di formazione delle opinioni fosse un aspetto secondario in un sistema fondato sulla democrazia diretta.

Articoli

Migranti
08.02.2018

di 

Veronica Galster

Il suo nome è Canad Cali e ha 25 anni, o almeno «così dice la scienza – ci spiega – un certificato di nascita non ce l’ho». La vita non è sempre stata generosa con lui: nato a Mogadiscio, in Somalia, è rimasto orfano di entrambi i genitori che aveva solo due anni ed è quindi cresciuto in orfanotrofio fino all’età di 15 anni, quando, oramai considerato adulto dalla legge somala, ha dovuto lasciare l’istituto. «A quel punto sono andato a ritirare l’eredità dei miei genitori, un terreno che ho venduto con l’intenzione di usare il ricavato per andarmene a nord a cercare fortuna, tanto non avevo nessuno lì, volevo ricominciare una nuova vita da un’altra parte». E così, con quel senso d’onnipotenza che caratterizza i quindicenni di tutto il mondo, Canad è partito per il suo viaggio della speranza attraverso l’Africa: Somalia, Kenya, Uganda, Sud Sudan e Libia. «Il fatto di essere un ragazzino che viaggiava da solo mi ha anche avvantaggiato, a volte ho dovuto pagare di meno degli altri. Non avevo paura, pensavo solo ad andare il più lontano possibile: “Vai lontano, così lontano che nessuno potrà riportarti indietro”, mi dicevo».

Italia
08.02.2018

di 

Loris Campetti

È stato un viaggio istruttivo quello che a 50 anni dal “biennio rosso” ’68-’69 mi ha portato attraverso il Nord Italia, con tappe nelle storiche cattedrali del lavoro e nei nuovi luoghi dello sfruttamento. Ho incontrato operai, impiegati, tecnici, facchini, ciclofattorini, vecchi e giovani che mi hanno aiutato a trovare le prime risposte alle domande che mi avevano spinto a mettermi in viaggio:

 

1) Che resta della cultura operaia della solidarietà, della lotta per i diritti e di quell’idea antica che liberando se stessa la “classe” avrebbe liberato l’intera società?

 

2) Come è successo che i fari della sinistra accesi da mezzo secolo, alimentati dalla presenza operaia, si siano spenti e città come Torino, Monfalcone, Sesto San Giovanni, Genova, La Spezia, Livorno passassero alla destra, o ai 5 stelle?

 

3) Che effetto ha avuto nella soggettività e nei rapporti di potere l’alzo zero sulla legislazione del lavoro (allungamento dell’età lavorativa, massacro dello Statuto, jobs act e precarizzazione di massa)?

Informazione
08.02.2018

di 

Federico Franchini

Dopo tante parole spese sull’ iniziativa No Billag, eccone ancora ventuno: un abc tra il serio e il faceto in vista della votazione del prossimo 4 marzo.


A come Ats
Lo sciopero della rigorosa Agenzia Telegrafica Svizzera è un segno dei tempi. Chiusure, ristrutturazioni, concentrazioni, licenziamenti: il settore dei media è in chiara difficoltà. Qua e là nascono (e muoiono) progetti interessanti che mettono al centro il Giornalismo. Una professione che, nel settore audiovisivo, non può prescindere da un servizio pubblico forte.

Rubriche

La mano invisibile
08.02.2018

di 

Silvano Toppi
Eurovisioni
08.02.2018

di 

Andreas Rieger
Spazio Sos
08.02.2018

di 

Chiara Orelli Vassere
Storia di classe
08.02.2018

di 

Pablo Guscetti
Lavoro
08.02.2018

di 

Giuseppe Dunghi

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