anno XXI - N° 19 - 7 dicembre 2018

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L'editoriale
05.12.2018

di 

Claudio Carrer

La netta bocciatura popolare lo scorso 25 novembre dell’iniziativa cosiddetta “per l’autodeterminazione” promossa dall’Udc ha fatto tirare un generale sospiro di sollievo. È un segnale forte per i diritti umani, una decisione che evita alla Svizzera di diventare un partner poco credibile sul piano internazionale e di vedersi sbarrato l’accesso al mercato e agli investimenti, sono stati i commenti più ricorrenti. Ma il naufragio della proposta che mirava ad affermare la supremazia del diritto elvetico su quello internazionale è soprattutto una buona notizia per le lavoratrici e i lavoratori di questo paese, che potranno continuare a beneficiare delle tutele iscritte nelle convenzioni internazionali: si pensi alla protezione dai licenziamenti abusivi o alla libertà sindacale, terreni su cui la legislazione svizzera non è ancora sufficientemente sviluppata.
Detto questo, ci pare però azzardato interpretare la bocciatura di questa iniziativa come il segnale di un declino dell’Udc, la quale nelle elezioni del prossimo anno potrebbe addirittura approfittarne.

Articoli

Lo scandalo
05.12.2018

di 

Francesco Bonsaver

«Il tempo impiegato per l’elaborazione di questo documento è cospicuo. Seppur difficilmente calcolabile, si quantifica in svariate settimane lavorative». Si conclude così la risposta di ben 24 pagine del Consiglio di Stato ticinese a due interrogazioni e un’interpellanza (Pronzini e Lepori) sulla partecipazione del consigliere Norman Gobbi alla cerimonia di commemorazione dei membri ticinesi della P-26. A memoria, non si era mai vista una risposta governativa tanto lunga. «Sarebbero bastate quattro righe in cui si dichiarava che Norman Gobbi vi aveva partecipato a titolo personale» afferma Werner Carobbio.

Edilizia
05.12.2018

di 

Francesco Bonsaver

Lunedì è arrivata la nota stampa congiunta: c’è l’accordo fra padronato e sindacati sul rinnovo contrattuale nazionale dell’edilizia. Le mobilitazioni (imponenti) d’autunno sono state decisive. Dal pacchetto padronale sono sparite la flessibilità estrema di trecento ore supplementari nel carico annuale, l’abolizione del mantenimento delle qualifiche in caso di cambio d’impresa, gli stage senza rispetto dei salari minimi e la soppressione dell’articolo 28 che regola le intemperie. Gli edili riceveranno 80 franchi di aumento al mese il prossimo anno e altrettanti nel 2020.

La protesta
05.12.2018

di 

Veronica Galster

Da Milano a Lucerna, passando per Zagabria e Delhi, con azioni in oltre venti città del mondo intero, la Campagna “Turn Around, H&M!” ha lanciato la scorsa settimana sette giorni di protesta globale contro H&M, da venerdì 23 a venerdì 30 novembre. Si chiede in particolare al colosso svedese di abbigliamento e vendita al dettaglio di tener fede alle promesse fatte nel 2013 e garantire un salario dignitoso a tutte le lavoratrici e i lavoratori che contribuiscono al suo grande successo.

L'intervista
05.12.2018

di 

Claudio Carrer

Vicinanza alla popolazione, coesione sociale, plurilinguismo, multiculturalità e naturalmente più partecipazione delle donne alla vita istituzionale e maggiore riconoscimento nella società. È all‘insegna di questi valori (i suoi da sempre) che Marina Carobbio intende affrontare il suo anno da presidente del Consiglio nazionale (e dell‘Assemblea federale), carica a cui è stata eletta lo scorso 26 novembre (con 154 voti su 172 schede valide). area l'ha intervistata.

Svizzera
05.12.2018

di 

Mattia Lento

I lavoratori con permesso di soggiorno di breve durata aumentano sempre di più in Svizzera. Si tratta soprattutto di prestatori d’opera con un permesso valido al massimo un anno (permesso L) e di persone autorizzate a soggiornare fino a 90 giorni senza alcun obbligo di permesso.

Un articolo di Samuel Jaberg, recentemente pubblicato sul portale Swissinfo, ci offre lo spunto per parlare di un tema poco dibattuto nella sfera pubblica elvetica: la presenza ai giorni nostri di un gran numero di lavoratori e lavoratrici stagionali in Svizzera.

area frontalieri
05.12.2018

di 

Andrea Quadroni

L’obiettivo è andare avanti. Pur con tutti i limiti e i punti interrogativi sulle competenze future delle Province, i neopresidenti di Como e Varese non intendono lasciare cadere l’osservatorio permanente sul frontalierato appena costituito.

Rubriche

05.12.2018

di 

Giuseppe Dunghi

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