anno XX, n°19 - 1 dicembre 2017

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L'editoriale
30.11.2017

di 

Claudio Carrer

Quando si sa che una sostanza “probabilmente” provoca il cancro, è giusto consentirne un utilizzo su larga scala in attesa di certezze scientifiche sulla sua nocività? Qualsiasi persona di buon senso risponderebbe evidentemente di no. Le autorità (europee e svizzere), che avrebbero innanzitutto il dovere di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, dicono invece di sì. È assurdo, ma è così che vanno le cose. Soprattutto quando sono in gioco interessi economici miliardari.
La recente decisione dell’Unione europea (ne parliamo a pagina 9) di prorogare di cinque anni l'autorizzazione per l’utilizzo del glifosato, il principio attivo presente nella maggior parte degli erbicidi sospettato di essere cancerogeno, è un esempio concreto di questa logica perversa. Anziché far prevalere il principio di precauzione e fidarsi dei ricercatori, ci s’inginocchia davanti ai colossi dell’agrochimica come Monsanto, che evidentemente hanno tutto l’interesse a mantenere sul mercato i loro prodotti. Chi se ne frega se sono nocivi!

Articoli

Sanità e lavoro
30.11.2017

di 

Federico Franchini

È una vittoria importante quella conquistata dalla sinistra e dai sindacati lo scorso 26 novembre nel Canton Neuchâtel. Il 76% dei votanti ha infatti bocciato la decisione del Gran Consiglio, a maggioranza di destra, che voleva decretare la morte della Cct Santé 21, il Contratto collettivo nel settore sanitario. Un risultato degno di nota, ottenuto in un cantone dove la politica della salute è da anni al centro di un acceso dibattito. Dietro alla volontà della destra di smantellare il Ccl neocastellano, si nasconde infatti l’appetito di Genolier. Un gruppo privato che ha messo in campo tutta la sua forza politica per far valere le sue pretese. Ma questa volta i cittadini hanno detto di no esprimendo attaccamento a delle condizioni di lavoro di qualità.

Lavoro e dignità
30.11.2017

di 

Francesco Bonsaver

Gli statistici definiscono a rischio di povertà un’economia domestica  quando è incapace di affrontare una spesa imprevista di 2.500 franchi. In Ticino sarebbero una su tre, cioè il 32,6%, il tasso di gran lunga più alto del paese. Di questo gruppo fanno parte le ex e le attuali dipendenti della stazione di servizio di cui vi raccontiamo. Se nel loro caso vi è la particolarità di un ambiente di lavoro pessimo, la difficoltà nel sopravvivere con misere paghe è simile a molte impiegate in altre stazioni di benzina sparse sul territorio.  

Salute
30.11.2017

di 

Aline Andrey

Pochi giorni fa l’Unione europea ha deciso di rinnovare per altri cinque anni l’autorizzazione all’impiego del controverso glifosato, potente erbicida alla base di uno dei prodotti di punta della multinazionale Monsanto in agricoltura, il Roundup. «Un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente», protestano in coro le associazioni ambientaliste, che durante il voto di lunedì hanno fatto sentire la loro voce davanti al quartier generale della Commissione europea a Bruxelles.



Lavoro e dignità
30.11.2017

di 

Claudio Carrer

La rinascita dello sciopero in Svizzera a partire dall’inizio degli anni 2000, una carrellata delle proteste più significative, l’approccio dal punto di vista sindacale, l’analisi del contesto politico e sociale in cui questo strumento di lotta ha ripreso vigore, i successi, gli insuccessi e le  prospettive future. Questi, in estrema sintesi, i contenuti del libro “Scioperi nel 21° secolo”, in vendita da pochi giorni (edizioni Rotpunktverlag).

Lavoro e dignità
30.11.2017

di 

Loris Campetti

Se c’è un settore in cui il futuro ipertecnologico e informatizzato ha bisogno per affermarsi di far rivivere il peggior passato di sfruttamento, per intenderci quello degli albori del capitalismo, questo si chiama logistica. Dietro il viaggio dei camion che garantiscono la consegna just in time di ogni tipo di merci – tir muniti di centinaia di sensori che registrano persino la velocità di reazione nella frenata dell’autista – c’è il lavoro schiavistico di un esercito di operai e facchini invisibili a chi ordina on line un libro o un regalo di Natale, confinati in nebbiose campagne padane dentro capannoni ricchi di tecnologia e poveri di democrazia e rispetto del lavoro umano. Si tratta di un nuovo proletariato fatto soprattutto di migranti, governati da false cooperative, padroncini spregiudicati e criminalità organizzata che ricevono in appalto da stellate aziende lavoro sporco, per garantire, appunto, la consegna just in time. Funziona così: tu fai un clic sul pc e paghi un paio di scarpe da tennis, l’ordine arriva a destinazione e si inizia una corsa forsennata nel capannone alla ricerca della merce da consegnare addirittura in 24 ore in qualsiasi paese o città.

Migrazione
30.11.2017

di 

Giuseppe Acconcia

«Quest’uomo è stato venduto per 700 dinari libici, quest’altro per 1.200 (876 franchi, ndr)»: sono le parole di un migrante che ha filmato la tratta disumana di questi schiavi moderni. Purtroppo non accennano a fermarsi le stragi nel Mediterraneo. 31 migranti sono morti lo scorso sabato nel naufragio di due barconi al largo della costa libica. Secondo le prime ricostruzioni, la guardia costiera libica ha soccorso e salvato 326 migranti (63 donne e 61 bambini) mentre sono 40 i dispersi. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha confermato che sono stati oltre 161.000 i migranti che sono riusciti ad arrivare in Europa solo quest'anno, mentre quasi 3.000 sono scomparsi in mare.


Rubriche

La mano invisibile
30.11.2017

di 

Silvano Toppi
A briglie sciolte
30.11.2017

di 

Franco Cavalli
Eurovisioni
30.11.2017

di 

Andreas Rieger
Spazio Amnesty
30.11.2017

di 

Manon Schick
Diario di classe
30.11.2017

di 

Anna Biscossa
Dolce casa
30.11.2017

di 

Valentina Vigezzi Colombo

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