anno XVIII, n° 8 - 22 maggio 2015

L'editoriale
20.05.2015

di 

Claudio Carrer

“Frequentavo le scuole elementari in una cittadina delle Fiandre. Un giorno la nostra insegnate ci portò a visitare una fabbrica. All’entrata dello stabilimento una compagna di classe mi raccomandò di respirare piano e di restare il meno possibile in quel posto perché poteva essere pericoloso. Solo molti anni dopo capii che il pericolo era costituito dall’amianto e che quella bambina, pur nella sua ingenuità, era ben informata essendo una delle nipoti della famiglia di industriali belgi Emsens, che all’epoca insieme con gli svizzeri Schmidheiny, deteneva il marchio Eternit”. La tragica e toccante testimonianza, che area ha raccolto un paio di anni fa, si riferisce a un episodio risalente al 1948.

Un dato indicativo della spregiudicatezza degli industriali che, pur consapevoli della pericolosità per la salute dell’uomo, hanno continuato a usare l’amianto per decenni ricorrendo a tutti i mezzi possibili per nascondere le evidenze scientifiche o far credere che fosse possibile lavorarlo “in sicurezza”. Oggi l’Europa fa la conta dei danni: 15.000 morti all’anno per malattie asbesto-correlate, un terzo della popolazione ancora esposta all’amianto, che resta la causa della metà dei decessi per tumori professionali, come indica l’Organizzazione mondiale della sanità.

Ma, contrariamente a quanto comunemente si ritiene, ancora oggi l’Europa continua a essere confrontata con una potentissima lobby industriale dell’amianto (tuttora utilizzato, prodotto ed esportato in ben 15 Stati su 53).

Articoli

Ticino
20.05.2015

di 

Francesco Bonsaver

Decreto d’abbandono. Si conclude così l’inchiesta per falsità in documenti sui contratti con paghe fittizie inviate alle autorità cantonali del Ministero pubblico ticinese, titolare la procuratrice Francesca Lanz. Unia sta valutando il ricorso. Se le sentenze non si discutono, restano molti gli interrogativi aperti sull’agire di Adecco. Un nostro approfondimento ne sviscera qualcuno.

Eternit bis
20.05.2015

di 

Claudio Carrer

Quando è chiamato a rendere conto davanti alla giustizia per i danni causati con la sua attività di industriale dell’amianto, Stephan Schmidheiny non si fa mai vedere: preferisce mandare avanti i suoi avvocati, perché lui si difende dai processi e non nei processi. Se n’è avuta conferma la settimana scorsa nelle prime udienze preliminari al Tribunale di Torino, che entro luglio stabilirà se Mister Eternit dovrà essere processato per omicidio volontario, così come chiede la Procura di Torino in relazione alla morte di 258 persone vittime dell’amianto disperso negli ambienti di lavoro e di vita dalle sue fabbriche tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, cioè quando lui era il massimo dirigente della multinazionale svizzero-belga.

L'intervista
20.05.2015

di 

Raffaella Brignoni

Stupore. Anzi, qualcosa di più. Non nasconde di essersi sentito «esterrefatto» alla notizia che la città di Lugano intende appaltare la socialità a un ente esterno, seppur di diritto pubblico. Per la segretezza con cui è stata condotta l’operazione, la banalizzazione del tema, il mancato dibattito politico. Dibattito che l’economista Christian Marazzi auspica che, a rivelazione avvenuta per mezzo stampa, possa ora essere avviato. Perché «la socialità riguarda la società nel suo insieme e non solo un comparto ristretto».

La guerra dell'embargo
20.05.2015

di 

Maurizio Matteuzzi

A partire (forse) dal prossimo giugno l’ambasciata svizzera all’Avana potrebbe finalmente liberarsi del compito di rappresentare gli interessi diplomatici degli Stati Uniti a Cuba.

Dopo 54 anni: fu infatti con una lettera datata 4 gennaio 1961 che Christian Herter, il segretario di Stato del presidente Dwight Eisenhower che aveva appena rotto le relazioni con il regime di Fidel Castro, chiedeva al governo elvetico «di assumere la rappresentanza diplomatica e consolare a Cuba per conto del governo degli Stati Uniti».
Dopo 5 mesi di incontri e negoziati, pare imminente l’annuncio della decisione delle due parti di ristabilire i contatti diplomatici pieni e riaprire le rispettive ambasciate nelle due capitali.

Rubriche

20.05.2015

di 

Giuseppe Dunghi
20.05.2015

di 

Olivier Peter, avvocato
20.05.2015

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Claudio Origoni
20.05.2015

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Nicola Emery
20.05.2015

di 

Elena Fiscalini

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