anno XVIII, n° 19 - 4 dicembre 2015

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L'editoriale
03.12.2015

di 

Claudio Carrer

Stando ai rappresentanti della grande distribuzione, la revisione della legge cantonale ticinese sugli orari di apertura dei negozi in votazione popolare il prossimo 28 febbraio sarebbe praticamente una questione di vita o di morte. Sia per l’economia cantonale sia per i cittadini consumatori che in caso di bocciatura rischierebbero la fame, sia per il personale del settore perché vi sarebbero centinaia di posti di lavoro a rischio. Non ci hanno ancora raccontato che le aperture prolungate dei commerci sono anche garanzia di maggiore sicurezza nelle nostre strade, ma non tarderanno a farlo, magari sulla spinta della paura crescente dopo i recenti attentati di Parigi e per la  minaccia terroristica in Europa.
In ogni caso sono sempre i soliti argomenti, le solite balle, i soliti tentativi di far digerire una pillola che fa bene solo a chi la vende, nel caso concreto ai colossi del commercio al dettaglio.

 

Articoli

Lavoro
03.12.2015

di 

Raffaella Brignoni

Sì, avevano tutto il sacrosanto diritto alla disoccupazione. L’indennità contro la perdita di lavoro era invece stata negata dalla Sezione del lavoro ai due dimoranti che per anni avevano esercitato un’attività professionale in Ticino e avevano improvvisamente perso il posto. Come a loro ad altre decine di colleghi, in particolare operai al momento della chiusura dei cantieri, la richiesta era stata respinta. Una pratica già descritta da area (vedi articoli correlati) Il motivo? Il loro “centro d’interesse”, legato in particolare alla famiglia, era all’estero. Un abuso e un’ingiustizia per i sindacati che hanno impugnato due decisioni e vinto: il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha accolto i ricorsi. Le sentenze fanno ora vacillare seriamente il sistema messo a punto da Bellinzona con metodo sistematico da inizio 2015, negando le prestazioni della Ladi ai lavoratori stranieri.     


Migranti
03.12.2015

di 

Raffaella Brignoni

di 

Francesco Bonsaver

Privati del diritto al ricorso perché non gli consegnano le decisioni da impugnare. È la denuncia firmata da una decina di persone in fuga da guerre e dittature, arrivata in redazione. Ad essere espulsi anche persone in gravi condizioni fisiche. Il racconto di un caso concreto, ora in mezzo alla strada in Italia.


Giustizia
03.12.2015

di 

Claudio Carrer

Sono trascorsi più di 10 anni da quel 10 novembre 2005, quando Hans Moor morì soffocato dall’amianto che aveva respirato durante l’intera vita lavorativa. Ma presto, finalmente, il competente tribunale di Baden si chinerà sulle richieste di risarcimento all’ex datore di lavoro avanzate dai suoi familiari, a cui dal suo letto di morte, ormai senza fiato e attaccato ad una bombola d’ossigeno 24 ore su 24, aveva chiesto di portare avanti la battaglia per la giustizia «fino alla fine». Una battaglia lunghissima, fatta di tante delusioni e di tante sconfitte (prima davanti alle due istanze giudiziarie del Canton Argovia e poi al Tribunale federale), ma che è all’origine della storica sentenza emessa l’11 marzo 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che condanna la Svizzera per la sua prassi in materia di prescrizione e le impone un cambiamento di rotta.


Estero
03.12.2015

di 

Anna Maria Merlo

Più di duemila perquisizioni amministrative, cioè senza passare per una decisione giudiziaria, dagli attentati del 13 novembre, più di 300 persone in domicilio coatto, 210 fermi. Tre moschee chiuse d’ufficio per “radicalismo”. Due persone sono state condannate in direttissima per le violenze di domenica 29 novembre in place de la République, una per aver ferito leggermente un poliziotto con una lattina di birra (era ubriaca, condanna a tre mesi di carcere senza condizionale) e una seconda per aver rifiutato di farsi prendere le impronte digitali (mille euro di multa), con l’accusa di aver partecipato a una manifestazione proibita, a causa dello stato di emergenza.


Rubriche

03.12.2015

di 

Silvano Toppi
03.12.2015

di 

Giuliana Sgrena

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