anno XVIII, n° 1 - 30 gennaio 2015

Il commento
29.01.2015

di 

Raffaella Brignoni

Attenzione, stato d’allerta, c’è una guerra di civiltà in corso. E come in ogni (scontato) copione che si rispetti da una parte ci sono i buoni e dall’altra i cattivi. I buoni? Non vorremmo lustrarci troppo i galloni e gonfiarci il petto come pavoni, ma la civiltà pare che stia proprio da questa parte del mondo. Del resto non siamo tutti Charlie? Je suis Charlie, io sono l’Occidente, io sono i diritti, la libertà di stampa, d’espressione, il rispetto delle donne e bla bla. Io sono figlio dell’Illuminismo, ma anche delle tratte degli schiavi, dell’eliminazione degli Indios, delle camere a gas. Io però sono la modernità e voi siete dei barbari.

Articoli

La vittoria di Syriza
29.01.2015

di 

Argiris Panagopoulos

Con una storica vittoria il leader della sinistra radicale greca Alexis Tsipras è diventato in Europa il primo Primo ministro contro l’austerità, la Troika – l’organismo di controllo informale costituito da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale – e i Memorandum nel paese che è stato usato come cavia di laboratorio dalla Germania e il neoliberismo per travolgere gli equilibri sociali postbellici nel vecchio continente. Tsipras ad Atene punta su nuove alleanze aspettando la vittoria di Podemos in Spagna e di Sinn Fein in Irlanda mentre dalla parte della socialdemocrazia europea e dai paesi governati da socialisti e democratici, come la Francia e l’Italia, alcuni di loro pensano di salire nel carro del vincitore.

Il caso
29.01.2015

di 

Francesco Bonsaver

Il menu dei lavoratori dipendenti è sempre il medesimo, un piatto di miseria. Raccontiamo la storia di un imprenditore, che chiameremo Dog, perché ben rappresenta la facilità con cui è possibile far fallire una ditta, riaprirne un’altra, farla fallire e riaprirne una successiva. Una catena ininterrotta, a cui nessuno pare possa porre fine. Il tutto lasciando considerevoli debiti a fornitori vari e malcapitati dipendenti. È una caso esemplare di quanto la legge sia inadeguata ai tempi attuali.

Dopo Charlie Hebdo/1
29.01.2015

di 

Veronica Galster

In Svizzera la presenza di comunità musulmane non è nuova, relativamente nuova è invece la problematizzazione di questa presenza da parte dei partiti di destra che fanno leva sulle paure dei cittadini per accaparrarsi voti. Chi sono, quanti sono e come vivono i musulmani in Svizzera, anche alla luce delle tensioni sorte nell’ultimo decennio?

Dopo Charlie Hebdo/2
29.01.2015

di 

Anna-Maria Merlo

La Francia si riprende poco per volta dal trauma degli attacchi terroristici e dei 17 morti del 7-9 gennaio. Il governo ha delineato le prime risposte per difendersi da quella che il primo ministro, Manuel Valls, ha chiamato “guerra”. Una battaglia che ha promesso di voler combattere su due fronti: quello, più immediato, della sicurezza, viste le “falle” che sono venute alle luce nei servizi di intelligence, e quello, ben più impegnativo e di lungo termine, per uscire dalla situazione che Valls non ha esitato a definire di “apartheid” in cui si è rinchiuso il paese, con la crescita di ghetti sociali e scolastici.

Dopo Charlie Hebdo/3
29.01.2015

di 

Giuseppe Acconcia

L’uccisione a sangue freddo in casa loro, la redazione parigina, dei fumettisti di Charlie Hebdo, Georges Wolinski, Jean “Cabu” Cabut, Stéphane “Charb” Charbonnier, Bernard “Tignous” Verlhac, Philippe Honoré e dell’economista Bernard Maris può essere interpretata come un passo avanti nella mediatizzazione del terrore. Gli uomini che hanno fatto irruzione nella redazione parigina erano ben addestrati e motivati da odiosi sentimenti di rivalsa per i toni anti-islamici e blasfemi delle vignette del giornale.

Rubriche

29.01.2015

di 

Franco Cavalli
29.01.2015

di 

Manon Schick

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