anno XIV, n° 6 - 8 aprile 2016

L'editoriale
07.04.2016

di 

Claudio Carrer

La revisione della legge sull'asilo in votazione il prossimo 5 giugno non è una riforma “equa”, ma uno strumento che riduce ulteriormente le possibilità di ottenere rifugio in Svizzera per i disperati in fuga da guerre e persecuzioni e che consente alle autorità di “liberarsene” in fretta grazie alla prevista “procedura celere”. Siamo insomma di fronte ad un ennesimo inasprimento della legge perfettamente in linea con le passate controriforme, leggermente edulcorato da qualche norma ragionevole (per esempio in favore delle famiglie con bambini o dei minori non accompagnati).

Articoli

Socialità
07.04.2016

di 

Raffaella Brignoni

Tutti a lavorare! Certo, e chi lo mette in discussione. Ma se uno, disgraziatamente, si ammala gravemente o è vittima di un infortunio con danni alla salute permanenti? Invalidi lavorerete secondo “modalità adeguate”. D’accordo, e  quali sarebbero queste modalità adeguate? «Si tratta di finzioni giuridiche in quanto anche i paracarri sanno che non esistono più possibilità professionali per queste persone. Non posso che indignarmi di fronte a questa situazione che miete centinaia di vittime». A sollevare la questione è Bruno Cereghetti, esperto in materia, che va dritto al sodo: «Si tratta di uno scandalo sociale in Svizzera con una legge a senso unico, la quale dà credito a perizie dal sapore unilaterale, e con una giurisprudenza del Tribunale federale che conferma».

Socialità
07.04.2016

di 

Francesco Bonsaver

Sbagliare è cosa umana, ma fortunatamente è possibile rimediarvi. A tre mesi dall’entrata in vigore delle modifiche alla legge sugli assegni familiari, il governo ha corretto il tiro. Lo ha fatto eliminando la norma più odiosa, quella che alla discriminazione economica aggiungeva quella di provenienza. «Per i cittadini stranieri, un soggiorno ininterrotto in Svizzera negli ultimi cinque anni sulla scorta di un permesso di dimora (permesso B) è parificato al possesso del permesso C» recita il nuovo articolo 35 del suddetto regolamento pubblicato a fine marzo. Poiché il titolare del permesso C deve averlo da almeno tre anni per poter beneficiare degli assegni integrativi e di prima infanzia, chi ha il permesso B deve avere vissuto almeno 8 anni ininterrottamente in Svizzera.



Energia
07.04.2016

di 

Federico Franchini

Sorride Giovanni Leonardi il 3 maggio 2011. Il Ceo di Alpiq si trova a Kladno, in Repubblica ceca, per inaugurare il cantiere di un nuovo blocco della centrale a carbone che il gruppo possiede vicino a Praga. Momenti così, in quegli anni, i gruppi elettrici svizzeri ne vivono a decine: inizi di cantieri, inaugurazioni di centrali, tagli di nastro, sorrisi e stuzzichini con costruttori e amministratori locali. Oggi la festa è finita. Il settore è confrontato con una grossa crisi che affonda le radici anche in questi investimenti decisi un decennio fa. Erano gli anni d’oro del settore elettrico elvetico: tra il 1999 e il 2009 i profitti del settore passarono da qualche centinaio di milioni a diversi miliardi di franchi. 

Guerra
07.04.2016

di 

Giuseppe Acconcia

Con Massimo Campanini, docente di Storia e Civiltà islamica all’Università di Trento, abbiamo discusso di cause e conseguenze degli attentati a Bruxelles.

 

Gli attacchi in Belgio sono l’espressione del disagio sociale e giovanile nelle periferie europee?
Dagli attentati di Londra e Madrid fino alle rivolte nelle banlieu­es parigine, il disagio sociale, diffuso all’interno del mondo giovanile di seconda generazione, è stato sempre al centro. Questo sotto-proletariato (anche se il termine non va più di moda) non si è sentito integrato socialmente e ideologicamente nei modelli di associazione sociale ed etica. Come questo tipo di disagio socio-culturale si traduca in rifiuto della realtà occidentale e possa rivestirsi dell’attrattiva del jihadismo non è facile da spiegare.


Socialità
07.04.2016

di 

Federico Franchini

«È etico che lo Stato, dopo che era intervenuto con uno strumento di protezione, tolga radicalmente questa protezione, mettendo una persona in una situazione di crisi?» Bruno Cereghetti pone la questione, spiegando il caso di una persona che, dopo che le è stata riconosciuta un’invalidità al 100%, nell’ambito di un normale controllo di revisione dopo poco più di un anno, si è vista togliere tutta l’indennità. Quando la sua situazione non è cambiata. Di colpo la persona è diventata abile al lavoro (in attività leggera e adeguata). Si è andati così a vedere quanto avrebbe potuto guadagnare e il grado di invalidità è sceso al di sotto al 40%. Ciò che non solo le ha precluso qualsiasi indennità, ma anche la pensione che nel frattempo era stata erogata. In pratica si è trovata dall’oggi all’indomani senza più entrate. Un esempio che mette in evidenza l’impatto di una perizia: una decisione piuttosto che un’altra può cambiare la vita di una persona. Spesso può distruggerla.  

Rubriche

07.04.2016

di 

Olivier Peter, avvocato
07.04.2016

di 

Giuseppe Dunghi

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