Il portaledi critica socialee del lavoro
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Sono trascorsi ormai cinque anni dalla catastrofe nucleare di Fukushima, ma la Svizzera sembra non aver imparato nulla stando alle decisioni politiche sin qui adottate e alle bugie che la lobby dell'atomo continua a raccontare. Nella cosiddetta “Strategia energetica 2050”, pensata per portarci fuori dal nucleare all'indomani dell'incidente giapponese, non vi è quasi più traccia di questo obiettivo, come confermano le recenti decisioni parlamentari. Decisioni prese oltretutto in contemporanea con l’avvicinarsi di una catastrofe finanziaria per le centrali nucleari elvetiche, anticipata dalla richiesta di aiuti pubblici avanzata dal colosso energetico Alpiq che ha chiuso il 2015 con una perdita di 830 milioni di franchi che si somma al passivo di 902 milioni del 2014.
Tombola! Montepremi in palio 500 franchi gentilmente offerti dal municipale liberale Michele Bertini, in corsa per confermare il prossimo 10 aprile il suo seggio a Lugano. E se a Carnevale ogni scherzo vale, figuriamoci in campagna elettorale. Se Parigi valeva una messa, evidentemente Lugano ha i numeri per concedersi almeno un giro di tombola... Ma si può accettare?
Il governo chiude le scuole e i maestri le riaprono. È quanto accadrà in Ticino mercoledì 23 marzo, giorno in cui gli insegnanti hanno deciso di aprire le porte delle loro sedi, contrariamente alla volontà del governo di chiuderle per motivi di risparmio.
Quando sembrava archiviata da una sequela di fallimenti in Parlamento e alle urne, la depenalizzazione della cannabis torna alla ribalta nazionale e rischia di diventare realtà già nel 2017 in quattro città svizzere. Il piccolo miracolo sta avvenendo grazie ad un progetto che ha preso le mosse a Ginevra nel 2012.
Elvezia diventa uno Stato ficcanaso e il Parlamento applaude. Entro la fine di marzo sarà approvata la revisione totale della Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (Lscpt), mentre la Legge federale sulle attività informative (Lain) ha passato a pieni voti nel 2015 l’esame delle camere.
La notizia è semplice da raccontare: La Stampa cambia padrone e va a rafforzare il gruppo editoriale Repubblica-Espresso. Non è che uno dei tanti esempi di un processo di dimensione globale di accorpamento capitalistico che va dall’acciaio alla chimica, dall’auto alla moda, dall’alimentare all’informatica e all’informazione. Punto. Senonché, dietro la notizia nuda e cruda si nasconde una storia secolare italiana, e in gioco c’è un pezzo di democrazia e pluralismo nella Penisola.
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