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…alla riscossa

di

Werner Carobbio
La campagna elettorale per il rinnovo dei poteri cantonali è ormai alle porte. Lo provano il sondaggio Tsi e l’affollata, ma proprio per questo insipida, trasmissione di Porte aperte di lunedì scorso. Una volta di più si è persa l’occasione per un dibattito stimolante sui problemi del Cantone. Ne è uscita, complice un moderatore e un’impostazione della trasmissione che ha affastellato temi di fondo e valutazioni inconsistenti sui politici – Consiglieri di stato e presidenti di partito – l’immagine di un’ammucchiata di partiti che difficilmente si distinguevano l’uno dall’altro. Eppure i dati del sondaggio si prestavano a diverse valutazioni. Il sondaggio Senza voler sopravvalutare il valore dei dati emersi interessano le tendenze generali. Fra queste, tre meritano attenzione, soprattutto a sinistra: – la valutazione dell’operato del governo; – l’ orientamento politico del paese; – le tendenze sulle intenzioni di voto. La mediocre valutazione dell’efficacia dell’azione del governo e dei suoi componenti, nessuno escluso, esprime una realtà: quella di un Consiglio di Stato debole e soprattutto contraddittorio nelle sue scelte. Lo prova, ad esempio, l’approvazione all’unanimità del quarto pacchetto fiscale e la successiva decisione a maggioranza di contenere la crescita della spesa pubblica di 120 milioni di franchi per intanto ben lungi dall’essere concretizzata. Per non parlare degli atteggiamenti e delle singole prese di posizione su questioni come il Cardiocentro, la questione dei rifiuti, lo scandalo della Banca dello stato. Cultura politica in crisi Quanto all’orientamento politico del paese il prevalere del centro-destra, se in parte riflette tendenze generali, in parte è anche una delle conseguenze della facilità con la quale si sono accettate, se non fatte proprie anche a sinistra, la filosofia e le tesi sulla concorrenzialità del cantone, sulla liberalizzazione dei servizi pubblici e via dicendo. E’ anche il risultato della debolezza di una cultura politica di sinistra alternativa a quella della destra. Dalle intenzioni di voto del campione sondato tutto sommato non desta sorpresa il dato sul Ppd e per riflesso quello del Plrt, nella misura in cui le differenze fra i due partiti, calato il referente «religioso», tendono a scomparire. Non è azzardato immaginare un flusso di elettori dal primo al secondo. Analogo discorso può essere fatto in parte per i dati relativi alla Lega e all’Udc. Ma particolare attenzione merita il dato relativo ai socialisti. Un dato preoccupante. Indipendentemente dalla percentuale – meno 2,1 per cento – la tendenza è, nella migliore delle ipotesi, alla stagnazione. E questo in un momento in cui la situazione generale sembrerebbe indicare l’esistenza di spazi e di possibilità di crescita, almeno potenziale. Un’indicazione ulteriormente appesantita dallo scarso peso politico e elettorale fra i giovani. Uno dei più bassi. Comunque un dato che impone una riflessione che per intanto manca. Limitarsi a parlare di partito pluralista o a bearsi per l’85 per cento che si dice socialdemocratico è nascondersi dietro un dito, evitare di riflettere su uno stato e una condizione per lo meno poco entusiasmanti. Evitare di interrogarsi sulle cause profonde di quella tendenza negativa. Magari dovuta alla scarsa coerenza del profilo politico dei socialisti ticinesi nell’attuale contesto politico cantonale. O all’insistenza nel voler mediare posizioni contrapposte che, per finire, riducono l’attrattività e l’incisività dell’azione di alcuni settori del partito, del gruppo in parlamento ad esempio. Alcuni esempi accreditano quegli interrogativi. Problema dell’Aet: come può essere credibile ed attrattiva la scelta del gruppo parlamentare contro la trasformazione dell’Aet in Sa, se poi c’è chi si fa promotore, ancora prima che il dibattito sia avviato, di compromessi tipo Sa in mano pubblica, che non cambiano la sostanza del problema. Per non parlare poi del ruolo dei «manager» sempre etichettati di area socialista (!!!) e del voto unanime in Consiglio di Stato per la proposta di privatizzazione a tappe dell’azienda. Questione Banca dello Stato. Di fronte a tutto quanto capitato ci si può legittimante interrogare sulla contraddizione di un’azione politica di denuncia e la condizione dei rappresentanti socialisti, nel consiglio d’amministrazione che vivono casi e fatti che loro stessi dicono di aver appreso dalla stampa. Sgravi fiscali. Anche in questo caso il positivo,anche se tardivo, ripensamento della consigliera di stato sul quarto pacchetto fiscale arrischia di essere messo in discussione da chi, rappresentante del partito nella commissione tributaria, si schiera per gli sgravi fiscali, addirittura auspicandone degli altri. Sarebbe ora che di queste situazioni si discutesse finalmente apertamente nel partito e nella sinistra. Infatti il rischio è di dare più che l’immagine di un partito pluralista quello di un carrozzone senza linea e profilo chiari e coerenti. Sarebbe ora di darsi una mossa, anche per non aumentare la schiera di quelli che si chiederanno fra un anno perché votare socialista.

Pubblicato

Venerdì 12 Aprile 2002

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