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...alcuni sono più uguali degli altri

di

Mauro Marconi
Adesso sarà un cinque anni fa, una storia di quando cercavo di fare il sindacalista. Una signora venne da me in ufficio a chiedere consiglio. Il suo datore di lavoro, Migros Ticino, l’aveva licenziata in tronco perché, sosteneva, la signora aveva rubato. I ricordi si fanno vaghi e non ci giurerei, ma credo che l’accusassero di aver rubato merce per otto franchi e qualcosa. Non più di dieci comunque. Mi feci raccontare la storia dalla signora. In sostanza andò così: quel giorno lei non avrebbe dovuto lavorare. Una sua collega le chiese all’ultimo momento se lei poteva sostituirla, ed accettò. L’unico problema era organizzare la vita famigliare sul mezzogiorno, con i figli che rincasavano da scuola. Lo fece acquistando quanto le serviva alla «sua» Migros il giorno stesso. Anche la carne. Alla cassa, già in ritardo perché zelante aveva voluto terminare il suo lavoro, si dimenticò di depositare il sacchetto della carne sul nastro. Lo aveva bene in vista e qualcuno la vide. Qualcun altro la licenziò. Spiegai alla signora che purtroppo la giurisprudenza su questi casi è chiara: non è determinante se il dipendente intende o meno rubare. Ciò che conta è che se viene sorpreso oltre la cassa con della merce non pagata, non si può più pretendere che il datore di lavoro abbia fiducia in lui. Ed il licenziamento in tronco è quindi giustificato. Anche dopo lustri di servizio presso lo stesso datore. Tentai comunque di negoziare una soluzione con Migros Ticino. Due anni fa, invece, quando mi divertivo a fare il politicante, sentii una trasmissione radiofonica che mi fece incazzare. Come molti, in quel periodo, ero in giro in automobile per recarmi ad una riunione. La mia autoradio era una vera e propria baracca, ed era già tanto se prendeva Rete Uno. Quella sera, nell’ambito delle varie trasmissioni dedicate alle imminenti elezioni c’era una diretta da una festa del partito liberale (se non ricordo male quella conclusiva della campagna). Se anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, i liberali alle feste bevono, come tutti del resto, ed almeno in questo sembrano persone normali. I giornalisti – liberali – della Rete Uno – organo d’informazione indipendente – probabilmente non sono da meno, visto che ad un certo punto il giornalista in diretta radiofonica dichiarò suppergiù: «l’atmosfera qui è davvero bella ed invitiamo tutti gli ascoltatori a raggiungerci». Quel giornalista lo sento ancora regolarmente oggi. (Detto per inciso non soffro di allucinazioni, andò proprio così. Lo sentimmo almeno in due, viaggiando su automobili diverse e su frequenze pure diverse.) Ed arriviamo ad oggi, allora. Oggi scrivo questo articolo. Ogni riferimento a persone e fatti recentemente avvenuti è puramente e fortemente voluto. Il tentativo di indurre il pubblico a pensare male è dichiarato. Le mie speranze di lavorare un giorno in radio praticamente nulle.

Pubblicato

Venerdì 14 Settembre 2001

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