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Zurigo risarcirà i suoi malati d’amianto

di

Claudio Carrer
La città di Zurigo istituirà un Fondo di risarcimento per le vittime dell'amianto ammalatesi o morte per essere entrate in contatto con la pericolosa fibra come dipendenti di aziende comunali. È quanto ha deciso la settimana scorsa il legislativo cittadino, compiendo un atto dal valore storico perché senza precedenti in Svizzera.

Entro due anni il Municipio, che aveva giudicato la proposta «non opportuna», dovrà sottoporre allo stesso Consiglio comunale una richiesta di credito per la creazione di un fondo che garantisca gli «adeguati risarcimenti» alle vittime e ai loro familiari. Ma non solo: l'esecutivo cittadino dovrà individuare tutti i dipendenti che hanno lavorato a contatto con l'amianto presso un'azienda del Comune e informarli sul rischio di malattia,  come si legge nella mozione promossa dalle consigliere comunali socialiste Esther Straub e Katrin Wüthrich e approvata dalla maggioranza rosso-verde del plenum.
Una mozione nata dal caso concreto di un ex dipendente dell'azienda cittadina per lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti Erz (Entsorgung + Recycling Zürich) morto nel luglio dello scorso anno per mesotelioma pleurico, il tipico tumore da amianto che può comparire anche trenta o quarant'anni dopo l'esposizione e che purtroppo non dà scampo. Magiel Saaman, di origine olandese, aveva da poco compiuto 65 anni di cui 35 trascorsi come meccanico di precisione presso l'impianto di trattamento dei rifiuti Hagenholz. Munito di una semplice mascherina di carta, aveva regolarmente eseguito lavori di riparazione particolarmente complessi che richiedevano l'apertura delle turbine da dove si liberavano le polveri d'amianto (che veniva utilizzato come isolante). Poi, nel 2010 la scoperta della malattia, di cui i suoi familiari hanno immediatamente informato l'ex datore di lavoro, con la preghiera di farlo sapere anche ai colleghi di un tempo e di renderli edotti dei rischi per la salute per chi abbia lavorato a contatto con l'amianto.
Una richiesta accolta dal Municipio, il quale alcuni mesi dopo attraverso il dicastero competente ha organizzato due serate informative destinate a tutti gli ex e attuali dipendenti dell'azienda dei rifiuti. Una reazione «tempestiva perché intervenuta subito dopo che l'azienda era venuta a conoscenza del primo caso di malattia da amianto di un ex dipendente» secondo il giudizio della Erz. Ma «tardiva» agli occhi di molti osservatori e dei familiari di Magiel Saaman, i quali nel lutto si sono sentiti abbandonati. Dall'azienda dove il loro caro ha prestato servizio per 35 anni e ha contratto la malattia non è giunto alcun segnale di partecipazione: né un necrologio né un biglietto di condoglianze. Una mancanza che ha indotto il sindaco della città (la socialista Corine Mauch) e Ruth Genner (responsabile del dicastero da cui dipende la Erz e già presidente dei Verdi svizzeri) a scusarsi con la famiglia.
La vicenda ha comunque avuto il merito di aprire un dibattito nel mondo politico sulla necessità che la città si faccia carico della sorte dei propri ex dipendenti che si sono ammalati o che rischiano di ammalarsi a causa dell'amianto. Questo grazie soprattutto all'intervento delle consigliere comunali socialiste Esther Straub (pastora della Chiesa evangelica riformata) e Katrin Wüthrich (sindacalista del sindacato dei servizi pubblici Vpod), le quali, dopo aver ricevuto da parte del Municipio risposte scritte insoddisfacenti a una serie di interrogativi, hanno fatto ricorso all'arma della mozione, poi approvata dal Consiglio comunale (contro il parere dell'esecutivo) con 70 voti contro 47. Un risultato piuttosto netto (reso possibile da un'alleanza tra socialisti, Verdi ed ecoliberali) ma che non ha sorpreso Katrin Wüthrich: «La cosa che più mi ha sorpresa è il no del Municipio all'idea di un Fondo per il risarcimento delle vittime. Pur riconoscendo la tragicità della situazione, esso giustifica la propria posizione nascondendosi dietro argomentazioni di carattere giuridico e senza formulare alcuna proposta concreta alternativa. L'impressione è che la città di Zurigo si sia occupata e si occupi molto intensamente del risanamento degli stabili ma troppo poco delle persone che vivono sulla loro pelle le conseguenze fisiche e psichiche per aver lavorato a contatto con l'amianto».
Si tratta in particolare degli ex dipendenti della citata Erz e di quelli della Vbz, l'azienda comunale dei trasporti, dove gli addetti alla manutenzione dei mezzi (tram e bus) entravano in contatto con parti contenenti amianto. Finora la Suva (l'Istituto nazionale svizzero d'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali) ha registrato tra queste categorie di lavoratori 8 casi di malattia professionale da amianto (di cui 4 con esito mortale), mentre tra gli affiliati all'assicurazione della città ancora nessuno.
Allo stato attuale è difficile fare previsioni sul numero di nuovi malati che saranno scoperti nei prossimi anni e dunque sull'importo di cui dovrà essere dotato il Fondo, ma «si può senz'altro affermare che non serviranno decine di milioni di franchi», fa notare Katrin Wüthrich, secondo cui il numero di casi alla fine non dovrebbe superare la trentina, mentre il risarcimento per ciascun caso si aggirerebbe attorno ai 100 mila franchi.
Ma al di là di quel-
la che sarà l'estensione del campo di applicazione, il Fondo di risarcimento consentirà di colmare una lacuna della legge svizzera, che a causa del termine di prescrizione di dieci anni a partire dall'esposizione al pericolo (e non dalla scoperta della malattia, che nel caso dell'amianto può avvenire anche 40 anni più tardi) rende di fatto impossibili sia una condanna penale dei responsabili sia l'ottenimento in sede civile di un risarcimento per il torto morale subito. Questo fa sì che in Svizzera di fatto le patologie causate dall'amianto diano diritto solo (e nemmeno sempre) a prestazioni assicurative sotto forma di indennità o di pensioni, il che è insoddisfacente.
La decisione del legislativo zurighese, che costituisce una prima svizzera, va dunque considerata «un'ottima notizia», come commenta l'avvocato Massimo Aliotta, presidente dell'Associazione svizzera delle vittime dell'amianto e autore di numerose cause legali in questo ambito, auspicando che  «l'esempio di Zurigo venga seguito anche da altre città svizzere (come Berna, Basilea Winterthur, Lugano, Ginevra) perché è certo che anche
nelle loro aziende in passato i lavoratori sono entrati in contatto con l'amianto».

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Venerdì 20 Aprile 2012

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