Elezione del giudice di pace del circolo di Lugano al cardiopalma. Solo 59 schede hanno separato il riconfermato Giovanni Gherra dalla sfidante socialista Nicoletta Mariolini. Una manciata di schede che hanno fatto tremare, con il giudice Gherra, anche tutti i liberali luganesi che hanno rischiato di perdere un feudo storico. Nicoletta Mariolini, da noi contattata ci ha dichiarato raggiante che «l’esito è più che positivo. Sinceramente non mi sarei mai immaginata una situazione simile. Lo leggo come un importante voto di fiducia nei miei confronti. Chi mi ha votata ha capito che era una campagna per un giudice di pace sopra le parti e sopra i partiti. Questo è un dato per me più che incoraggiante e ringrazio tutti i cittadini che mi hanno votata». Se il risultato, pur non avendo centrato l’obiettivo dell’elezione, è tutto sommato positivo, non si può dire altrettanto delle modalità di voto che sono state a dir poco confusionarie. «Ripeto, sinceramente – ci dichiara Mariolini – non pensavo di avere la possibilità di essere eletta. È per questo motivo che sono rimasta sorpresa del consenso trasversale che ho accumulato a Lugano in questi anni. Ciò lascia ben sperare anche per il futuro della Nuova Lugano». Accennavamo ai problemi tecnici della votazione. Domenica, il Mattino di Giuliano Bignasca la dava addirittura in vantaggio su Gherra. È possibile che qualcuno abbia contato in anticipo le schede per fare una sorta di exit poll? «Le modalità della votazione sono state a dir poco problematiche», risponde l’esponente socialista che era presente a un seggio cittadino. «Le schede per l’elezione, non vidimate, si trovavano già nella cabina elettorale. In pratica l’elettore che si presentava al seggio non riceveva le schede in mano, come avviene normalmente per le elezioni cantonali o comunali, ma le trovava, prestampate, nella cabina". Altro aspetto strano era che si doveva dire preventivamente se si voleva votare oppure no per il giudice di pace. «Sì. Gli addetti al seggio elettorale, come detto prima, consegnavano solo le schede per l’elezione del Consiglio di Stato e del Gran consiglio. Fino a quando si trattava d’elettori informati della competizione elettorale in corso anche per la giudicatura di pace, non c’era nessun problema. I problemi si sono verificati con chi si ritrovava i plichi di schede all’interno senza sapere nulla del voto». Ma spieghiamo come bisognava procedere così capiamo come facesse il Mattino ad essere così informato. Innanzitutto le schede non erano state contate preventivamente. Esse erano di tre tipi: una con il nome di Giovanni Gherra prestampato, un’altra con quello di Nicoletta Mariolini e un’altra ancora bianca. Il voto lo si esprimeva, almeno chi era in chiaro con le modalità, prendendone una, piegarla e imbucarla nell’urna. È chiaro che man mano che il mazzettino di uno o dell’altro candidato diminuiva si poteva sapere in anticipo, intuitivamente, chi era in testa. Immaginiamo l’elettore distratto che entrando nella cabina trovava le schede disordinate, convinto di prenderne una a favore di Mariolini (o di Gherra), ne prendeva una a favore di Gherra (o di Mariolini). Insomma, l’elezione, per molti versi, si è svolta al limite della correttezza. «Tutti i delegati dei partiti presenti – continua Mariolini – hanno detto che quel tipo di organizzazione era semplicemente inadeguata. Ha creato scompiglio e confusione». Perché non contare le schede preventivamente, consegnarle direttamente all’elettore e, soprattutto, usare solo una scheda su cui uno metteva la sua sacrosanta crocetta nella casella preferita? Fare ciò che si fa normalmente in qualunque elezione? «Non me lo so spiegare. La Cancelleria dello Stato le ha consegnate così. Le modalità di voto sono stabilite dal cantone tanto è vero che sabato mattina è venuto il cancelliere, Giampiero Gianella per dare delle direttive scritte a tutti i seggi e spiegare come mettere le schede nelle cabine». Ogni sera le schede erano contate per verificare che effettivamente il numero delle schede inserite nell’urna corrispondevano ai votanti. Però, a differenza delle schede per l’elezione cantonale piegate in un determinato modo, quelle per il giudice di pace erano quasi trasparenti e piegate male. Questo vuol dire che, anche senza volerlo, chi era presente al conteggio poteva intuire il contenuto della stessa. Visto lo scarto minimo, solo 59 schede, e le modalità di voto, non ha pensato di chiedere una verifica dei voti? «La prima reazione – ci dice Mariolini – è stata quella di volere una riconta. Cosa che sarebbe stata chiesta anche dai liberali con una situazione ribaltata: io in vantaggio di pochi voti rispetto a Gherra. Però anche il numero di schede nulle era talmente irrisorio (solo 52 schede) che non avrebbe cambiato sostanzialmente nulla». «Io – conclude Mariolini – sono felice sia per il risultato personale, sia per il rafforzamento del Ps che a Lugano sta vivendo un momento storico. La mia non elezione, comunque, al di là di tutto, ha raggiunto un importante obiettivo. Le mie proposte sono state riconosciute valide dal 49,47 per cento della popolazione votante. Ciò ha legittimato la mia elezione tacita a supplente e mi fa dire che io e Gherra dovremo lavorare e collaborare insieme. È il mandato che l’elettorato luganese ci ha dato».

Pubblicato il 

11.04.03

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