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Volto nuovo nel Ps

di

Maria Pirisi
In questo numero diamo inizio alla pubblicazione di una serie di incontri con i candidati socialisti al Consiglio di Stato. Abbiamo sentito, per primo, Paolo Bordoli. Ventinove anni, giurista, è presidente della sezione Ps di Bellinzona, dove è impegnato come consigliere comunale. Tra i suoi cavalli di battaglia, la lotta contro i tagli alla formazione e la lotta contro il razzismo (membro dell’omonima commissione cantonale). Bordoli è, inoltre, vicepresidente dell’Associazione inquilini Bellinzonese e Valli. Signor Bordoli, oggi il linguaggio dei movimenti (vedi quelli no global) sta surclassando quello della politica tradizionale: quanto è importante far propri questi segni di cambiamento del modo di far politica? Crede che il Ps lo stia facendo? A sinistra negli ultimi anni, i movimenti hanno ridato vigore alla politica – con linguaggi e strumenti nuovi - laddove i partiti di sinistra faticavano a rinnovarsi. Non credo, però, che i due modi di fare politica – quella dei movimenti e quella dei partiti tradizionali – debbano essere messi in contrapposizione. Sono importanti ambedue e possono convivere. Per i partiti della sinistra è fondamentale fare propri i messaggi provenienti dai movimenti e farsi promotori in sede istituzionale delle loro rivendicazioni e battaglie. Il Partito socialista ticinese va in questa direzione da tempo. Penso, per esempio, ai movimenti ambientalisti del Mendrisiotto che hanno visto impegnata in prima persona la nostra presidente. Se il rapporto fra queste due realtà sarà quello del dialogo e dello scambio di idee, non si potrà che averne un beneficio. Ma se talune frange di questi movimenti continueranno ad indicare il Ps come il tutore dell’ordine liberale, ossia come il loro nemico, sarà più difficile operare per una causa comune. Il cambio generazionale tra le fila dei partiti è un leit motiv in prossimità delle elezioni. I giovani fanno fatica ad essere eletti nonostante si affermi che bisognerebbe puntare su di loro. Perché secondo lei? Innanzitutto ci sono dei motivi oggettivi: è naturale che un giovane – per forza di cose – sia meno conosciuto di chi, sulla scena politica, si muove già da tempo ed ha quindi acquisito una certa popolarità. È vero, d’altronde, che finora i partiti offrono degli spazi ai giovani ma stentano a spingerli o sostenerli quando si tratta di dare loro visibilità. Bisogna prendere atto, però, che le cose stanno cambiando: il partito socialista ha sicuramente fiducia in noi giovani e lo dimostra anche la mia presenza sulla lista per il Consiglio di Stato. Lei al recente congresso del Ps ha affermato che «i giovani hanno gli spazi che vogliono assumersi ». È un pensiero condiviso anche dagli altri giovani del partito? Ho incontrato molti giovani disposti ad impegnarsi all’interno del partito e so per certo che per ognuno di loro c’è spazio. Io stesso ho cominciato a far politica all’interno del partito quando studiavo al liceo e da allora, ogni qualvolta mi sono offerto per fare qualcosa, sono stato accolto. Lo spazio dunque c’è per chi vuole esserci, per chi alle parole unisce anche il suo impegno concreto fatto di atti talvolta molto semplici ma importanti nell’economia di un partito. Riguardo la critica di Matteo Gianini al partito per l’assenza di giovani no global nella lista del CdS, vorrei ricordare che lo stesso è municipale a Camorino ed insieme ad altri rappresenta il partito socialista ticinese all’assemblea dei delegati del Ps svizzero. Questo a dimostrazione che i giovani dei movimenti sono ben rappresentati anche nel partito. Lei afferma che «per riuscire a portare avanti le rivendicazioni nostre e dei movimenti, dobbiamo garantire e garantirci una forte presenza nelle istituzioni, nei parlamenti e negli esecutivi». Il suo sembra un invito alla moderazione, ed è ciò che i militanti talvolta rimproverano al partito: l’essere inclini a compromessi… Premetto che le critiche dei militanti sono sempre importanti perché danno nuovi impulsi al partito. Sono altresì convinto che fare compromessi non sia un segno di moderazione ma uno strumento necessario per portare avanti rivendicazioni della base, dei movimenti. Anche se questo trovare alleanze presso altri partiti o movimenti può apparire “istituzionalista” agli occhi di un idealista. È un mio modo di vedere la politica e rispetto chi, all’interno del partito, non la pensa come me. Il fatto poi che nel Ps ci sia spazio per posizioni diverse è sintomo di vivacità e di crescita. Sulle aggregazioni, Bellinzona stenta a rispondere rispetto ad altri agglomerati del Cantone, specie Lugano. Entro che limiti, a suo parere, le fusioni comunali sono utili? Trovo siano utili in quei comuni laddove la gestione non è più politica ma amministrativa, dove manca di conseguenza l’autonomia decisionale anche per le cose più insignificanti. Può inoltre essere positiva anche per quei comuni che, pur reggendosi da soli, sono sotto compensazione e mancano quindi di mezzi per portare avanti progetti e infrastrutture. Lo scoglio maggiore per Bellinzona è la litigiosità dei sindaci che, pur essendo quasi tutti liberali, fanno fatica a trovare una via per collaborare. Quali sono le priorità attuali nella difesa del servizio pubblico, dopo la grande vittoria della salvaguardia della scuola pubblica? Il partito, a giusto titolo, può vantare la paternità di questa importante vittoria che ha ribadito come i soldi dello Stato debbano servire unicamente per garantire a tutti una formazione pubblica. Credo che, in ambito di difesa del servizio pubblico, la formazione rimanga una delle priorità, minata com’è dai tagli finanziari. Destabilizzare questo settore con la riduzione del corpo insegnante e dei mezzi a disposizione significa peggiorare la qualità della formazione, elemento di importanza vitale per la l’economia della Svizzera. La competizione nel mondo del lavoro oggi è durissima e solo chi è in possesso di una solida formazione può resistere. Privare un giovane di questo fondamentale strumento equivale a mandarlo allo sbaraglio. Bordoli, carta d’identità politica in dieci domande Signor Bordoli, perché ha scelto il Ps per fare politica? Perché credo che in questo partito si possa fare politica nell’interesse di tutti e in difesa degli ideali del socialismo. Nel Ps si situa più nell’ala riformista o in quella radicale? Qualcuno mi ha già collocato al centro del partito. Per indole, non sono un estremista, detto questo posso aggiungere che non mi va di essere etichettato né come radicale né come riformista. Semplicemente credo che tutti assieme dobbiamo portare avanti le idee del partito, come ha fatto Patrizia Pesenti e come ha fatto il gruppo in Gran Consiglio. Quale capacità o competenza personale porta in politica? La mia formazione in scienze politiche e diritto sono strumenti che mi agevolano nella comprensione dei temi della giustizia. Perché è utile darle un voto preferenziale? Chi mi voterà darà voce soprattutto a coloro che lavorano nelle sezioni locali. Un lavoro importantissimo per il partito e per il paese. Qual è il suo obiettivo personale per il 6 aprile? Naturalmente spero di raccogliere un buon numero di voti e di essere eletto in Gran Consiglio. In caso di elezione in Consiglio di Stato, che dipartimento vorrebbe dirigere? Mi piacerebbe ereditare la direzione del Dipartimento Sanità e Socialità oppure, data la mia formazione, il Dipartimento Istituzioni. Qual è il problema più grave del Ticino di oggi? Sicuramente la crisi economica, che colpisce le famiglie, i lavoratori e i disoccupati. Cos’è per lei la “Comunità Ticino”? Siamo noi, gli abitanti di questo cantone, tutti coloro che lavorano e vivono in Ticino e che condividono un comune senso di appartenenza alla stessa comunità, allo stesso territorio, allo stesso ambiente. Con chi deve lavorare il Ps per spostare a sinistra l’asse politico del Cantone? Con tutte le forze della sinistra, vale a dire i Verdi, il Pdl, il Plst, l’Mps. Più in generale, con tutte quelle forze serie che si riconoscono nella sinistra e nel centrosinistra e, laddove è possibile, con quella parte dei partiti borghesi – i radicali e i cristiano-sociale – che sono sensibili a temi molto vicini ai nostri. Chi teme di più: George Bush o Marina Masoni? George Bush perché ha in mano i destini del mondo, mentre la Masoni ha in mano quelli delle finanze del Canton Ticino.

Pubblicato

Venerdì 21 Febbraio 2003

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