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Voglia di un sindacato di base

di

Francesco Bonsaver
Sabato a Lugano, il primo Congresso regionale del sindacato Unia. Circa duecento partecipanti si confronteranno per ragionare sul passato, i 3 anni e mezzo di esistenza di Unia, e immaginare il futuro dell'organizzazione. Un futuro per i lavoratori non roseo dato il contesto sociale ed economico nel quale il sindacato dovrà riuscire nel migliore dei modi a rispondere colpo su colpo alle offensive a tutto campo provenienti dal padronato. Di confortante c'è una crescita costante di adesione al sindacato, indice di una forte penetrazione nel tessuto sociale di Unia e, forse, di una volontà delle lavoratrici e dei lavoratori di organizzarsi collettivamente per difendere la propria dignità sui posti di lavoro. Una crescita numerica che però ha un costo, la difficoltà di una struttura a rispondere a tutte le sollecitazioni a cui viene sottoposta e a mantenere il suo profilo umano e non burocratico verso gli affiliati. Alla vigilia del Congresso, area ne parla con il segretario regionale Saverio Lurati.

Saverio Lurati, perché questo Congresso?
Per due ragioni. La prima è l'aspetto preparatorio del Congresso nazionale di Unia a Lugano dal 10 al 11 ottobre. Domani discuteremo delle nostre proposte da sostenere all'istanza nazionale che seguirà. Credo che la direzione centrale del nostro sindacato abbia dato prova di lasciare una certa autonomia alle sezioni in ragione dei rapporti di forza in campo. L'esempio dell'edilizia lo ha dimostrato. Con l'approvazione della direzione nazionale, sono stati inizialmente siglati degli accordi locali nelle regioni sindacalmente più forti (Ticino e Romandia, ndr). Dopo è arrivato l'accordo nazionale di settore.
La seconda ragione del Congresso?
La necessità di migliorare quel ritardo accumulato nella creazione di una rete di militanti che sostengano quotidianamente l'attività sindacale nei posti di lavoro. Una rete fondamentale per garantire la capillarità della presenza sindacale. Il compito di Unia è incoraggiare la lotta del lavoratore in prima persona per rispetto della sua dignità. Un lavoratore oggi purtroppo ricattabile sotto molti punti di vista. Ciò passa attraverso una formazione sindacale e professionale dei salariati. Un lavoratore ben formato nei due aspetti acquisisce una maggiore indipendenza che gli garantisce una minore possibilità di ricatto dal suo datore di lavoro.
Unia Ticino continua a crescere in termini numerici. Qual è la ricetta?
È un risultato del quale siamo molto fieri perché in controtendenza rispetto alla realtà sindacale europea, dove il numero di affiliati è in calo da decenni. La nostra ricetta è cercare di essere in sintonia con i bisogni dei salariati. E per farlo, l'unico modo è essere presenti sui posti di lavoro, parlare con i salariati per capire le loro paure e le loro necessità, cercando di aiutarli a trovare delle soluzioni.
A tre anni dalla fusione, Unia si può dire un sindacato generale?
È uno dei nostri limiti attuali. La visibilità acquisita da Unia ha trasferito su ampie fasce della popolazione aspettative che non siamo in grado di soddisfare per dei limiti umani. Da qui la priorità di migliorare la rete di militanti in quegli ambiti dove siamo più forti, per avere maggior possibilità di incidere nella difesa dei salariati meno tutelati. Dobbiamo superare la concezione corporativistica sindacale per favorire la solidarietà interprofessionale.
Tre anni fa, Unia Ticino dichiarava di ambire a diventare un soggetto politico.
Credo di poter dire che è un obiettivo che abbiamo raggiunto. Nei temi di società concernenti i lavoratori siamo sempre stati presenti, diventando un punto di riferimento per i salariati del cantone. Un solo esempio: gli orari di apertura dei negozi. Tutti gli attori sono coscienti che non sarà possibile modificarli senza fare i conti con Unia, pensando di aggirare i diritti contrattuali delle lavoratrici e lavoratori della vendita.
È pur vero che molti operai votano a destra, scegliendo  la Lega...
Il sindacato deve essere un tetto per ogni lavoratore, al di là del suo credo politico. Ma il compito del sindacato è anche comprendere quali siano le migliori misure per i salariati, identificando i veri problemi dei lavoratori, da cosa e da chi sono causati. Del problema dei salari al ribasso non è colpevole il lavoratore che lo riceve, ma chi ne trae guadagno dalla situazione. La soluzione non è la xenofobia ma cambiare il sistema che permette questi abusi. Il compito del sindacato è evitare la guerra tra poveri attraverso un'uniformità salariale e di coperture sociali.
L'altro obiettivo dichiarato era una maggiore rappresentanza femminile nelle istanze del sindacato. A che punto siete?
Devo ammettere che si tratta di un obiettivo non raggiunto. Non credo sia dovuto ad una mancanza di volontà, ma piuttosto causato dal ritardo accumulato nella costituzione di una rete di militanti solida in cui la componente femminile è ancor meno rappresentata. Esiste anche un problema di società: se gli uomini hanno poco tempo libero, le donne non lo hanno del tutto, perché dopo il lavoro salariato continuano a lavorare a casa. Questo impedisce loro di partecipare ad una militanza sindacale che richiede impegno nel tempo libero.
Altro vostro intento la migliore collaborazione con l'Ocst…
Un fronte unitario sindacale, non solo è auspicabile, ma è inevitabile. Nell'attuale contesto politico i rapporti di forza esistenti non permettono una ridistribuzione della ricchezza attraverso un'inasprimento dell'imposizione fiscale. L'unica via obbligata rimane la ridistribuzione primaria, attraverso l'innalzamento dei salari. È per raggiungerla, ineluttabile è un patto di unità sindacale che impedisca contratti al ribassi e che anzi, rilanci l'offensiva nel quadro delle differenze salariali.

Pubblicato

Venerdì 13 Giugno 2008

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