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Vivere da clandestini in Ticino

di

Can Tutumlu
La strada non è più illuminata a quest'ora. Insieme a Mike* e François*, due Nem (cioè due richiedenti l'asilo colpiti dal decreto di "non entrata nel merito" e perciò clandestini), abbiamo preso l'ultimo bus che dal centro di Lugano porta verso la periferia. La notte è buia e molto fresca, il resto della strada la percorriamo a piedi. Ogni tanto Mike si volta e si guarda le spalle. È guardingo. Non è affatto convinto che sia stata una buona idea quella di far vedere ad un estraneo il posto dove ormai da più di un mese si rifugia. Cioè da quando per lettera raccomandata è stato informato che entro 5 giorni avrebbe dovuto lasciare il territorio elvetico. Ma lui indietro – ci ha detto mentre preparava il suo giaciglio – non può e non vuole tornare. Preferisce vivere così: su un materasso improvvisato e con la speranza di poter uscire un giorno dalla condizione di straniero illegale in Svizzera.

I Nem non esistono, chi li ha visti? È ormai da tempo che in Ticino si parla di clandestini che dormono all'addiaccio. Cioè almeno da quando il primo aprile dell'anno scorso il dipartimento di Christoph Blocher, con l'avallo della maggioranza delle Camere, ha deciso che chi è stato colpito da una decisione di "non entrata nel merito" è escluso dall'aiuto sociale della Confederazione. Ma nessuno, polizia compresa, sa o vuole dare l'impressione di avere una fotografia chiara del fenomeno della clandestinità nel Cantone.
Mike e François li abbiamo incontrati una sera al bar – è uno dei loro ritrovi diurni – insieme ad altri loro amici. «No, qui clandestini non ce ne sono. Siamo tutti richiedenti l'asilo in regola», ci hanno detto più volte. Mentre facciamo domande ai presenti il barista si avvicina lento ma deciso, «cosa vuoi da questi ragazzi. È l'ultimo posto che gli resta per trovarsi. Vuoi rovinare anche questo? Se sei venuto a cercare rogne è meglio che fili subito senza troppe domande». I Nem non ci sono. Eppure il Consiglio di Stato scrive in un recente documento che in Ticino «due operazioni di controllo di polizia hanno permesso di riscontrare la presenza clandestina di 35 Nem, 10 dei quali provenienti da altri Cantoni»
Mentre rassegnati ci accingiamo a lasciare il bar, François ci dice di essere uno dei clandestini. Un amico lo prende da parte e parlottano animatamente nella loro lingua. François non ha più di 25 anni, viene dall'Africa. È arrivato prima in Italia a bordo di un barcone. Per la traversata ha pagato 8 mila dollari. Poi dall'Italia ha deciso di proseguire con alcuni amici verso la Svizzera, dove ha presentato domanda di asilo politico. In virtù del principio del "paese sicuro", le autorità non sono entrate nel merito della sua richiesta poiché, secondo il Consiglio federale, nel suo paese d'origine non esiste più la persecuzione.
È tardi, François deve correre a prendere il suo ultimo bus altrimenti deve farsi a piedi tutto il tragitto fino alla baracca dove dorme. «Prova a tornare domani sera, ora no. Non voglio che vieni con me, gli altri potrebbero prenderla male», ci dice mentre aspetta alla fermata.
La sera dopo l'ambiente al locale è più tranquillo. Chiedo al barista per quale motivo ci sono così poche persone: «credo che ieri le tue tante domande li hanno spaventati, forse si aspettavano una retata della polizia stasera... ». François è seduto ad un tavolino insieme ad un amico, stanno guardando una partita di calcio alla televisione. «Questo è Mike, gli altri non sono voluti venire. Ma io e lui risponderemo alle tue domande e, se ancora lo vuoi, puoi venire a vedere dove dormiamo. C'è un posto anche per te». Mike è in Svizzera senza documenti. Al centro di registrazione di Ginevra non ha potuto dimostrare entro le 48 ore la sua identità, per questo motivo è diventato Nem. Ora è clandestino in Ticino, ha voluto raggiungere il suo amico conosciuto sul barcone. «Anche se di solito noi clandestini andiamo verso le grandi città come Zurigo, Basilea o Ginevra io ho voluto venire qui a Lugano perché c'è François e qualche amico "regolare" che ci aiuta. A Ginevra non avevo nessuno». Ma ora bisogna fare silenzio perché la partita di calcio è ricominciata.
A Clemente Gioia, maggiore della Polcantonale, abbiamo chiesto se la polizia è a conoscenza del fatto che ci sono clandestini che dormono all'addiaccio: «All'aperto? No, non mi sembra. Credevo fossero dentro a qualche baracca», ci ha risposto in un primo tempo. Poi ha aggiunto: «Corrisponde al vero che nei mesi scorsi alcuni Nem sono stati controllati nella zona del piano della Stampa, identificati e denunciati al Ministero pubblico per infrazione alla Legge federale sulla dimora e il domicilio degli stranieri. Il numero di questi illegali non superava la quindicina. A tutt'oggi i controlli in quella zona vengono effettuati e sporadicamente qualche illegale viene individuato».
"Esiste un fenomeno di pendolarismo fra cantoni dei Nem?", abbiamo chiesto all'ufficiale poiché ci hanno detto alcuni osservatori che i Cantoni tendono a "passarsi la palla" mettendo i Nem fermati su un treno per "spedirli" in altre regioni del paese. «Confermo – ci ha detto Gioia – che esiste una specie di pendolarismo intercantonale. Bisogna però dire che quelli che dal Ticino si spostano in altri cantoni sono in maggioranza. Questo è dovuto alla scarsa attrattività del nostro cantone e al numero dei controlli di polizia che vengono effettuati da noi, contrariamente ad altri cantoni che non procedono a controlli. In particolare i cantoni romandi».
Abbiamo chiesto un parere sulla situazione anche a Giacomo Gemnetti, capo dell'Ufficio giuridico della Sezione permessi e immigrazione e presidente del "gruppo operativo Nem". «Sono illegalmente in Svizzera – ci ha detto –, non c'è molto da aggiungere. Se vogliono possono far capo alla struttura di Rivera che risponde al diritto dell'aiuto d'urgenza sancito dalla Costituzione fino alla loro partenza». Una struttura che da giugno 2004 è stata impiegata solo per 31 pernottamenti. L'aiuto che le autorità del cantone hanno fissato come bisogno minimo vitale consiste in un pasto caldo al giorno presso il bunker della protezione civile di Rivera. Un letto, vestiti e cure sanitarie d'urgenza nel caso siano necessari. Il tutto per un massimo di 5 giorni, trascorso questo periodo chi non lascia la Svizzera rischia l'incarcerazione e l'allontanamento coatto dal paese.
Ma questo sulla carta, perché da quando la Confederazione ha deciso di scaricare sui cantoni alcune competenze in materia d'asilo questi si trovano in difficoltà. Poiché non hanno l'autorità per allontanare un richiedente l'asilo che è stato respinto o che è sprovvisto di documenti. Non sono loro, ad esempio, che possono decidere che il paese da cui proviene un rifugiato è sicuro e che quindi questo vi può far ritorno. E specialmente non vogliono assumersene gli oneri, è molto più facile sperare che "emigrino" verso altri cantoni.
La partita di Mike e François è terminata. Ci avviamo verso la fermata del bus. I due amici sono silenziosi: «questa sera è diventato più freddo, vero?», dice François a Mike. Percorriamo lo stradone che porta al loro rifugio in silenzio. Mike si guarda alle spalle guardingo. François racconta di essere stato fermato dalla polizia non molto tempo fa. Gli è stato spiegato che ora può far capo anche lui agli aiuti per il rimpatrio. Oltre al biglietto aereo gli verrebbe anche dato un incentivo che va da 500 a mille franchi. «Ma io ho speso 8 mila dollari per venire qui. A casa non ho più nessuno, sono stati tutti uccisi dalla guerra. Ci sono troppi spettri maligni che mi aspettano lì». Gli hanno detto che la legge sull'asilo e gli stranieri diventerà ancora più severa e che gli conviene pensarci su.
Mentre parliamo passiamo vicino ad un cartello, l'indicazione dice "casa per gli animali". È tardi, Mike e François non hanno più voglia di parlare. La loro storia l'hanno già raccontata troppe volte. Preparano i loro materassi che hanno nascosto dietro ad altro materiale. «Con questo buio le stelle si vedono molto meglio», dice Mike a François.

* I nomi sono di fantasia


I Cantoni hanno le mani legate

Luigi Pedrazzini come valuta lo stato attuale in Ticino per quanto riguarda i richiedenti l'asilo colpiti dalla "non entrata in materia" (Nem)? Si sente di poter dormire sonni tranquilli?
Un problema esiste, anche se di dimensioni meno importanti rispetto ad altri Cantoni svizzeri. Difficilmente può essere adeguatamente risolto dai soli Cantoni. Penso che presto o tardi la Confederazione dovrà, assieme ai Cantoni, chinarsi sulla situazione dei Nem, soprattutto di quelle persone che non possono, per diversi motivi, essere rimpatriate. Sul piano cantonale dovremo cercare, Dss (Dipartimento sanità e socialità, ndr) e Di (Dipartimento delle Istituzioni, ndr), una soluzione di assistenza adeguata (che garantisca condizioni di vita dignitosa promuovendo però nel contempo l'allontanamento di persone che secondo la legge non possono rimanere in Svizzera).
Abbiamo incontrato dei Nem che vivono da tempo all'addiaccio. Come pensa di affrontare questa situazione?
Ai Nem diamo la possibilità di pernottare presso un centro della Protezione Civile (si veda l'articolo sopra, ndr). Salvo pochi casi l'offerta non è stata presa in considerazione. La soluzione va cercata assieme al Dss. L'ipotesi potrebbe essere quella di un centro di accoglienza meglio strutturato, che possa anche offrire condizioni idonee all'accoglienza dei nuclei familiari con bambini in tenera età. Sono personalmente favorevole, ritenuto però che gli utilizzatori di una simile struttura dimostrino di adoperarsi per rientrare nel loro paese.
Come si sente da un punto di vista umano nel sapere che ci sono persone costrette alla clandestinità perché è l'unica soluzione che hanno per stare al mondo?
Non bene. Non sono però convinto che la soluzione giusta sia quella di legalizzare la clandestinità. Non saremo mai in grado di offrire una soluzione a tutti. La via dovrebbe essere quella di una mano tesa a queste persone (alloggio dignitoso provvisorio, aiuti mirati al rimpatrio), ritenuto che vi sia però anche la loro collaborazione per cercare una via d'uscita. A mio parere la soluzione dev'essere anche ricercata in forme di aiuto internazionali che possano migliorare le condizioni socioeconomiche dei paesi di provenienza dei clandestini. Fintanto che ciò non avverrà è difficile supporre di poter arrestare o inibire i flussi migratori di persone alla ricerca di condizioni esistenziali più dignitose.
Come giudica il nuovo giro di vite che la Confederazione, referendum permettendo, vorrebbe applicare in materia di asilo? Per i Cantoni la situazione sarà ancora più difficile da gestire.
Condivido e mi sono già espresso. Nutro parecchie perplessità nei confronti del citato giro di vite, sia da un punto di vista politico che in rapporto all'effettiva efficacia che potrà avere. Penso anzi che alcuni Cantoni e le città saranno confrontati con crescenti problemi di clandestinità e di attività illegali da parte dei Nem.

Pubblicato

Venerdì 2 Giugno 2006

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