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Vita di campagna

di

Sergio Savoia
Lo capisci da certe piccole cose. Uno sconosciuto ti si avvicina sorridente. Una signora ti apre la porta. Quello ti lascia il posto nel parcheggio. Quell’altro ti spazzola la forfora. Eh sì, stiamo entrando in campagna elettorale: si dibatte e ci si dibatte. Fazioli si sta preparando intervistando tutti quelli che contano: roba da arrivare a sera con la lingua esausta! I partiti si organizzano ognuno come può, secondo il proprio costume. Noialtri della sinistra avvoltolandoci nel consueto psicodramma: una cosa che gli altri interpretano come un segnale del tracollo imminente, ma che in realtà è solo una nostra peculiare forma di training autogeno. Alla nostra sinistra si agita una galassia di partitucoli e movimentuli tutti disperatamente alla ricerca della prova della propria esistenza. Criticano il Ps perché ha perso il seguito nelle masse operaie. È vero! Noi non ci seguono (e abbiamo intorno al 17 per cento). Loro invece le masse li plebiscitano, e quando arrivano all’1 per cento, gridano al miracolo. Misteri della matematica… I Ppd come sempre tacciono, acconsentono e tirano per la propria strada, qualunque essa sia. E si abbandonano al solito instancabile attivismo cimiteriale: una campagna elettorale che risuscita i morti o, in mancanza di rivivificazioni, che perlomeno fa votare i cadaveri. D’altra parte, dall’obitorio all’urna il passo è breve, come si sa! I liberali? Beh per loro la campagna elettorale è una cosa di famiglia: la fanno sempre contro i radicali. E i radicali? Quelli, poveretti, tra un po’ dovranno farsi prestare la famosa cabina telefonica dal compianto Pdl. Pare che il partitone sia in difficoltà a livello nazionale: una cosa che muove a sincera compassione. A livello ticinese, invece, basterà la consueta distribuzione di pacchi di pasta, per assicurarsi un risultato all’altezza della tradizione. La Lega? Alcuni suoi esponenti stanno passando periodi travagliati e se la magistratura dovesse continuare con l’attuale attivismo, molti dovranno votare per corrispondenza. Ma il vero problema del movimento non è la moralità (non lo è mai stato, non si vede perché dovrebbe cominciare ad esserlo adesso). Il problema si chiama Udc. Il partito che riuniva paciosi country gentlemen adesso è in mano a nerboruti giovanotti del calibro (ah, ah) di Roger Etter e ad anziani bofonchianti giannizzeri della risma di Gianfi Soldati. Il loro programma sembra scritto con il sangue degli eroi e ha ricevuto il nulla osta direttamente da Odino. Rimetteranno, se li facciamo fare, le cose in ordine. Forse per questo, anche se siete verdi, vi conviene andare a votare. L’unico trasporto pubblico che avremmo, se dovesse vincere certa gente, è il vagone piombato.

Pubblicato

Venerdì 22 Novembre 2002

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