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Vita da Karendlestina a Como

di

Francesco Bonsaver
Un immigrato lavoratore sprovvisto di permesso di soggiorno come vive nell'Italia odierna? O meglio, come convive con la costante paura di perdere tutto ogni giorno. Ad area lo ha raccontato Karen*, una combattiva ragazza nata vent'anni fa nel Salvador, da oltre due anni residente nella provincia comasca. Per essere precisi, Karen i suoi ultimi due anni li ha voluti mettere nero su bianco. La settimana precedente all'incontro, c'è stato un primo contatto telefonico per concordare l'orario e spiegare brevemente il senso dell'intervista. In quei sette giorni, Karen si è messa all'opera, riassumendo in forma poetica la sua esperienza di vita da clandestina in Italia. Nell'articolo che segue riportiamo alcuni stralci tratti dalla raccolta di poesie.

«Scrivo perchè è importante per me raccontare quel vuoto che a volte quando torno la sera mi rende sola e mi prende tutto il corpo» spiega lei stessa nell'introduzione della raccolta di poesie dall'emblematico titolo: "Una Karendlestina".
Introducendo i testi, definiti dall'autrice «piccole e banali poesie nate grazie all'aiuto di un vocabolario italiano tascabile», Karen spiega il suo essere attuale. «Vivere come una clandestina non è mai bello. Quando mangi un gelato, quando vai in bicicletta o in macchina a mangiare una pizza con gli amici della piscina, quando vai in ospedale... sempre, è un'angoscia che solo ora riesco a scrivere per sentirmi un po' più sicura». Un'angoscia alimentata negli ultimi mesi dalle decisioni governative sostenute e amplificate dalla campagna mediatica dei grandi mezzi di comunicazione.
Non è mai stato facile vivere da clandestini, in Italia come in altre parti del mondo. È innegabile però che nell'attuale contesto italiano, la condizione di vita per un immigrato è diventata molto difficile. Nel pensiero comune si è oramai superata anche la cautelativa, e giustificativa, distinzione tra gli stranieri "chi lavora, può restare". Anzi, perfino il limite di "italiano o no" è stato superato con la schedatura dei rom, minorenni compresi, visto che una buona parte di quest'ultimi è di nazionalità italiana.
La situazione è diventata molto pesante senza distinzione di sorta per chi invece appare diverso. E i media stanno giocando un ruolo importante nella partita. Un rumeno morto sui cantieri edili non fa notizia, mentre un rumeno ladro o stupratore merita le sei colonne in prima pagina. E il clima pesante si abbatte sulla vita quotidiana delle persone.
Succede anche a Karen, malgrado abbia due occhi vispi, di quelli che non si abbassano mai di fronte al proprio interlocutore, di aver paura nella vita di tutti i giorni. «Il terrore più grande è quando devo salire sui mezzi pubblici per andare a lavorare. Capita sempre più spesso che i poliziotti salgano a bordo dei bus per verificare i permessi di soggiorno. Se posso, evito di usarli», racconta Karen concludendo amaramente: «Faccio finta di essere una dura, ma in realtà ho una gran paura». Naturalmente gli orari preferiti per i controlli sono la mattina presto, quando iniziano i lavori più umili, in gran parte svolti da immigrati. Ma la paura si estende a tutte le fasce orarie, notturni e festivi compresi, arrivando a limitare la vita sociale. «Ormai non usciamo più di casa se non per lo stretto necessario. Andare nei ritrovi della comunità è diventato troppo pericoloso, poiché per la polizia è facile far retate dove siamo in tanti. In un parcheggio qua vicino c'è un furgone che vende panini e bibite. Nei fine settimana era sempre pieno di sudamericani, ora non più: il piazzale è diventato deserto». Salvo uscire per lavorare o far le spese necessarie, si vive una sorta di coprifuoco. Dimenticato il tempo libero, anche nelle proprie case vivono quasi reclusi. «Nel palazzo dove abito gli appartamenti sono tutti affittati in nero a degli immigrati, in gran parte irregolari. Se andiamo dai vicini a chiedere qualcosa, abbiamo una sorta di codice per farci riconoscere. Altrimenti nessuno apre più la porta». La paura dunque si ritrova nei gesti quotidiani, diffusa nei rapporti sociali.
Karen cerca di evitare il più possibile i luoghi pubblici. Ma neanche la paura più grande del rimpatrio ferma la sua curiosità intellettuale. La voglia di crescere socialmente e culturalmente, la spinge a frequentare la biblioteca comunale per studiare. Non riesce a farne a meno, ma rischia grosso.
Scrive Karen: «Vorrei studiare chimica/ ma faccio pulizie per un totale di 36 ore la settimana,/ poi venerdì e sabato sera / lavoro in un bar dalle 6 alle 3 di notte. / Studio italiano e inglese, / ho imparato a nuotare e sciare». Testarda e caparbia, non è il solo terrore di essere arrestata che preoccupa Karen. C'è qualcosa che la infastidisce. Anzi, la irrita tremendamente: «Dolore per un cambio di colore/ che non so difendere/ visto che dicono che ho la pelle sporca. / Spiegami perché non mi posso difendere… / perché, perché rimanere in silenzio!?». Ribelle, questa Karen.  
Attraverso le parole in forma poetica, Karen ha voluto esprimere lo stato d'animo delle sue esperienze vissute nella breve vita da clandestina. Alcune sono state esperienze negative, altre positive oppure che hanno generato sentimenti contrastanti. Per non lasciare dubbi al lettore sul proprio stato d'animo, Karen ha titolato le poesie "negativo" o "positivo", riassumendo così i sentimenti vissuti.
Positive, ovviamente, sono le persone che trattano Karen con umanità, senza pregiudizi, con gesti anche semplici, che dovrebbero essere la norma. Lo sono ad esempio i suoi ultimi datori di lavoro di un bar in centro: «mi pagano senza mai un problema, sempre senza assegni e non mi discriminano affatto». Non come successo con un altro esercente che la pagava con un assegno: «Essendo clandestina non ho un conto in banca e quindi come cavolo faccio a cambiarlo?!!!!», scrive Karen. In un'altra occasione, Karen chiede al suo datore di lavoro di fare domanda per metterla in regola. Lei è anche disposta ad assumersi tutti i contributi pur di diventare regolare. Lui, per tutta risposta, la licenzia. «tornando in bus mi sono asciugata una lacrima/ pesante un'ingiustizia, pesante/ pesante un urlo soffocato»

* nome di fantasia, l'identità della persona è nota alla redazione.


Poesie da "Una Karendlestina"


Io

Purtroppo ,
spesso accade che il destino
ti dia l'obbligo di andare via
e lasciare tutto in un altro mondo .
Musica,
ma chiudo gli occhi,
fermo il tempo e chissà dove
piano sarà il bisogno
di un'altra armonia .
Respiro sulla mia pelle
che raccoglie disegni
di un'alba che ringrazierò
per dolori abbandonati ,
trovati e raccontati .
Fango di paure ,
di distanze fragili in ricordi di foto ,
piccole paure ,
guardo il cielo pieno di stelle
e leggo soltanto il mio nome ,
la mia identità :
KARENDLESTINA .

abbracciami mamma, in questi giorni ho 20 anni


Negativo


Piove
mentre dal lavoro
torno in bicicletta ,
ma non importa ,
mi ricorda un angolo del Salvador .
Spiegami
perché devo rimanere in silenzio
senza protestare per Noi !
Perché tutto tace lontano
in questa aria fredda
che cancella e mi rende invisibile .
Piove e il lago esce verso piazza Cavour,
piove, piove e vorrei un abbraccio di mia mamma .
Dolore per un cambio di colore
che non so difendere
visto che mi dicono che ho la pelle sporca .
Spiegami perché non mi posso difendere…
perché , perché rimanere in silenzio !?


Negativo / Como / Positivo

Sono due anni che sono a Como,
vado alla piscina Sinigalia in bicicletta ,
mi piace guardare il Baradello
e prendere la funicolare di Brunate
per guardare il lago e la diga .
Mi piace il chiosco di Santa Cecilia
e le mostre della chiesa di San Francesco .
Vado a messa al Don Guanella alle Domenica sera ,
mi piace passare sotto Porta Torre
e la giostra che a Natale si mette
in piazza Volta.
Studio in Biblioteca, mi incanta
la stazione nord del lago
e non ci sarei mai arrivata ma trovo carina
anche le mani che pregano sulle pietre del Piave .
Il lungo lago e la rana intrappolata nel Duomo ,
i portici Plinio, il tempio , il mercato coperto ,
e piazza Garibaldi che poi ho scoperto
essere piazza Vittoria .


Positivo +++

Ascolto
De Gregori e la sua Viva L'Italia ,
Venditti e la sua Notte prima degli esami ,
De Andrè e il suo Pescatore ,
la Nannini e i Nomadi,
Jovanotti e la sua voglia di Un ombelico del mondo ,
i NegroAmaro e la loro voglia di Parlami D'amore ,
ho visto Vasco al Delle Alpi di Torino e
mi piace un sacco il Blues del Paolo della Marianne .
Leggo La Repubblica e il Venerdì ,
leggo i libri che la Marianne, la mia insegnante d'Italiano
e la mamma di Davide mi prestano .
Guardo i film su sky, noleggio al Blockbuster ,
faccio l'aperitivo alla Mesa Redonda o allo Scalda Sole ;
ho letto Gomorra,
un libro sulle donne afgane della Santanchè
e un altro di Rula Jebreal ,
guardo le Iene, a volte Porta a Porta ,
Striscia la Notizia….
Ah, vi ricordo per chi l'avesse già dimenticato…
mi chiamo Karendlestina .

Pubblicato

Venerdì 29 Agosto 2008

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