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Visti Schengen, la fine. Quasi

di

Francesco Bonsaver
Una buona notizia per oltre 700mila persone che vivono in Svizzera. Entro pochi giorni l'abolizione dei visti Schengen per il transito dei paesi dell'Unione Europea per chi possiede un permesso annuale o di domicilio in Svizzera potrebbe finalmente diventare realtà. Manca ancora un'ultimo aspetto burocratico, la pubblicazione della modifica del regolamento sul Bollettino ufficiale europeo.
Uomini e donne, che vivono stabilmente in Svizzera, titolari di un permesso C e B, ogni qualvolta desideravano rientrare nel loro paese per trascorrere le festività con i parenti, essendo originari di paesi non aderenti all'Unione europea (Ue), dovevano richiedere il visto Schengen necessario per poter transitare in un paese Ue. È il caso dei cittadini degli stati dell'ex Jugoslavia, ad esempio, che per rientrare nel loro paese dovevano attraversare l'Italia o l'Austria. Sebbene siano persone che risiedono stabilmente in Svizzera, che vi lavorano, che i figli frequentino le scuole elvetiche, che il loro centro d'interesse è la Svizzera, erano obbligati a chiedere il visto Schengen per il semplice transito, dovuto all'assurdo timore che queste persone si fermassero nei paesi di passaggio. Un paradosso burocratico, frutto della logica della fortezza Ue che vede in ogni persona extracomunitaria un pericolo, malgrado abbia già da tempo un permesso annuale, se non di domicilio, nel cuore dell'Europa, in Svizzera.
Un paradosso che però costa caro. Non sono infatti indifferenti i costi da sostenere per l'ottenimento del visto Schengen, tenuto conto che di regola queste persone hanno dei salari bassi.
Per prima cosa bisogna telefonare al consolato o all'ambasciata per fissare l'appuntamento. Costo della telefonata: un franco al minuto. E può capitare di stare anche mezz'ora prima di parlare con qualcuno. In seguito bisogna prendersi la giornata libera per recarsi al sede diplomatica del paese da attraversare. Per molti lavoratori questo significa rinunciare alla paga della giornata. Poi bisogna pagare il visto per tutti i componenti della famiglia, il cui costo medio si aggira sui 50 franchi per persona. E, novità degli ultimi anni, bisogna esibire anche un attestato recente della Cassa malati a cui si è affiliati per dimostrare di avere la copertura sanitaria. Alcune casse lo stilano gratuitamente, altre lo fanno pagare per ogni membro della famiglia. E, ciliegina sulla torta, questi visti hanno una durata di tre mesi. Quindi chi voleva rientrare nel suo paese per le vacanze estive e trascorrere le festività natalizie con i suoi cari rimasti in patria, doveva rifare (e per il momento dovrà continuare a farlo) tutta la procedura e, naturalmente, pagare nuovamente.
Per fortuna ora sembra che questa anomalia burocratica sembra essere stata risolta grazie alla tenacia di Unia e del Forum per l'integrazione delle migranti e dei migranti (Fimm). Infatti, ad inizio aprile il Parlamento Europeo aveva finalmente approvato la richiesta di esonerare dall'obbligo del visto Schengen per il transito nei paesi UE per le persone che in Svizzera possiedono un permesso B e C. Il Consiglio dei ministri dell'Ue ha impiegato ben due mesi per ratificare questa decisione. Ciò significa che la risoluzione è definitiva dal punto di vista politico, ossia che non si può più modificare. L'ultimo ostacolo resta l'aspetto burocratico, cioè la traduzione in tutte le lingue europee e la sua pubblicazione per venti giorni sul Bollettino ufficiale europeo. Senza la pubblicazione, la modifica del regolamento non è valida, non entra in vigore. Per evitare che siano a rischio le vacanze estive, Unia e Fimm stanno seguendo da vicino la pratica. Infatti, secondo quanto ci ha riferito Claudio Micheloni, segratario generale Fimm, nonchè senatore italiano (eletto nelle liste Ds grazie ai voti degli italiani residenti all'estero nella circoscrizione Estero), sembra esservi la certezza che la pubblicazione sul Bollettino ufficiale europeo sia questione di giorni. Affaire a suivre.

Pubblicato

Venerdì 9 Giugno 2006

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