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Vietare il fumo non è una soluzione

di

Denise Chervet
L’altro giorno sentivo parlare due responsabili del personale sulla loro strategia contro il fumo. Uno di loro preconizzava non soltanto il divieto della sigaretta in tutti i locali di lavoro, ma anche di ridurre il salario dei fumatori poiché la loro produttività sarebbe inferiore rispetto a quella degli altri. Non contento delle sue affermazioni si è lamentato anche dei sindacalisti – tutti, secondo lui, dei fumatori incalliti – che si opponevano alle misure che intendeva imporre sul lavoro. Discorsi di questo tipo, purtroppo, sono frequenti e lasciano presagire una nuova caccia alle streghe che avrà l’effetto di distogliere, ancora una volta, l’attenzione dei colleghi dalle pericolose lacune in materia di protezione della salute sul lavoro e focalizzare tali mancanze su capri espiatori facilmente identificabili. Fumare nuoce alla salute…nessuno lo contesta. Anche il fumo passivo, oltre ad essere sgradevole, rappresenta un pericolo. I datori di lavoro devono impegnarsi a proteggere le loro e i loro dipendenti elaborando, in collaborazione con la commissione aziendale, un regolamento che permetta a tutti di lavorare in un’atmosfera esente da nicotina. Si tratta, tuttavia, di fornire simultaneamente ai fumatori degli spazi e delle pause per dare loro la possibilità di fare due o tre tiri senza doversi nascondere nei gabinetti o gelare su una terrazza. Fumare – contrariamente all’alcol – non influenza il comportamento. È un gesto non solo tollerato ma anche incoraggiato dalla società e, in ogni caso, da una fetta dell’economia che ne approfitta abbondantemente. Stigmatizzare i fumatori – riducendo, per esempio, il salario o vietando totalmente il fumo – potrebbe essere solo una prima tappa... Andando avanti di questo passo e al fine di favorire l’emergere del salariato perfettamente adattato ai bisogni dell’azienda, si prenderanno di mira i grassi – non è sano, non è estetico, sono lenti – gli omosessuali, i vecchi, i sindacalisti,… La sfera privata sarà osservata con la lente, con l'obiettivo di assicurarsi che il tempo libero serva a curare il corpo e lo spirito del lavoratore in modo tale da aumentare la sua efficienza, disponibilità, produttività… La responsabilità del datore di lavoro deve essere quella di proteggere i suoi impiegati dai malesseri e dai pericoli sul posto di lavoro. Ma ciò non deve rappresentare un assegno in bianco per imporre un modo di vita o per controllare le attività. Il sindacato deve chiaramente esigere per tutti i colleghi fumatori e non fumatori un ambiente di lavoro sano e… tollerante.

Pubblicato

Venerdì 7 Dicembre 2001

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