Politica

Via libera politico al modello Uber

Una commissione del Consiglio nazionale ha approvato una proposta che mira a legalizzare il modello commerciale della società statunitense

La Commissione per la sicurezza sociale e la sanità pubblica del Consiglio nazionale (CSSS-N) ha adottato un progetto di attuazione dell’iniziativa parlamentare del consigliere nazionale verde liberale Jürg Grossen (intitolata “Consentire l’indipendenza tenendo conto della volontà delle parti ”) da porre in consultazione. La proposta della comnissione mira in sostanza a imporre politicamente ciò che il modello di business di Uber non è riuscito a ottenere nei tribunali.

 

Per l’Unione sindacale svizzera (USS) l’accettazione di questo progetto è «un attacco frontale alla sicurezza sociale dei lavoratori». L’iniziativa di Grossen e la maniera con la quale la si vuole attuare prevede infatti d’introdurre la cosiddetta “volontà delle parti” per qualificare un lavoro come autonomo o dipendente. In pratica, ciò significa che se i datori di lavoro dichiarano che i loro dipendenti sono autonomi, potrebbero essere esonerati da tutti i loro obblighi in materia di sicurezza sociale.

 

Oggi le cose sono chiare: un lavoratore autonomo è una persona che non lavora come dipendente. Per stabilirlo, le autorità di sicurezza sociale si basano su fatti oggettivi, come ad esempio il fatto che una persona lavori a proprio nome e per proprio conto, o che esista un diritto di istruzione da parte di un datore di lavoro. L’iniziativa di Jürg Grossen, approvata dalle Camere nel 2023, mira a fare di questa fumosa “volontà delle parti” un criterio. In concreto si lascerà che le aziende decidano da sole se vogliono essere o meno datori di lavoro.

 

Per Unia questa proposta non concerne soltanto gli autisti di Uber o i fattorini, ma potrebbe toccare anche, ad esempio, dei parrucchieri che devono “affittare” una poltrona nel loro salone o degli imbianchini che lavorano solo “su commissione” per il loro datore di lavoro. Per Unia, le conseguenze della proposta di Grossen sarebbero devastanti: «Le assicurazioni sociali (AVS, AI, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni, assicurazione contro la disoccupazione) perderebbero milioni di franchi se le aziende potessero decidere autonomamente se assicurare o meno i propri dipendenti»; inoltre «il lavoro nero e la pseudo-indipendenza non sarebbero più punibili se le aziende colpevoli potessero rivendicare una diversa “volontà delle parti”».

 

Per i sindacati, «l’arbitrarietà e l’insicurezza sostituirebbero criteri chiari per decidere chi deve pagare i contributi sociali». Così facendo le aziende che registrano correttamente i propri dipendenti presso le autorità di sicurezza sociale e pagano i contributi sarebbero messe sotto pressione dalla concorrenza sleale. Per questo motivo, in passato, non solo i sindacati ma anche le associazioni dei datori di lavoro si erano opposti a esperimenti sconsiderati sullo status di dipendente.

 

La CSSS-N ha approvato un progetto preliminare di attuazione dell'iniziativa parlamentare nell'aprile 2024. La scorsa settimana la commissione ha poi deliberato di nuovo, decidendo di fatto di deciso di consentire alle parti contraenti di scegliere tra lo status di lavoratore autonomo o dipendente.

 

«Con il pretesto di promuovere nuovi modelli di business e di consentire alle piattaforme di pagare volontariamente i contributi previdenziali, il CSSS-N vuole limitare drasticamente la protezione offerta ai lavoratori» ha dichiarato l’USS. I datori di lavoro potrebbero ora, in base ad accordi scritti, obbligare chiunque lavori per loro ad assumersi tutti i rischi economici in prima persona, in qualità di lavoratori autonomi. Ciò non senza rischi: «A parte il fatto che una tale logica è contraria al principio fondamentale della sicurezza sociale – scrive in una nota l’USS – il progetto costituirebbe un pericoloso fattore di incertezza giuridica, non solo per il diritto delle assicurazioni sociali, ma anche per il diritto del lavoro nel suo complesso e persino per l’attuale prassi delle autorità fiscali».

 

Per questo motivo, l’USS si opporrà con forza a questo progetto di revisione della legge durante la procedura di consultazione.

Pubblicato il

27.06.2024 14:31
Federico Franchini
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