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Via libera al lavoro domenicale

di

Can Tutumlu
Gianfranco Rosso
Il lavoro domenicale deve restare un’eccezione o diventare la regola? Il Parlamento accetterà oggi, venerdì 8 ottobre, in via definitiva una revisione della legge sul lavoro che spinge nella direzione di una liberalizzazione totale, anche se c’è una certa differenza tra la decisione presa dal Consiglio nazionale e quella presa dal Consiglio degli Stati. La volontà politica della maggioranza borghese era chiara sin dall’inizio e area lo aveva scritto già in occasione del primo dibattito tenutosi al Nazionale in primavera. C’è però una stranezza che abbiamo osservato nel corso dei lavori parlamentari: le due Camere hanno votato lo stesso testo ma dandogli un’interpretazione sensibilmente diversa. Entrambe hanno stabilito che i negozi situati negli aeroporti e nelle stazioni “con un importante traffico viaggiatori” possono impiegare personale anche la domenica senza alcuna restrizione. L’interpretazione della norma è però cambiata radicalmente nel giro di pochi mesi e questo per “merito” del ministro dell’economia Joseph Deiss, che veste i panni del moderato (soprattutto in queste settimane di turbolenze all’interno del governo) ma che in realtà è un “liberalizzatore” puro. In marzo, davanti al Consiglio nazionale insisteva nel sottolineare che il governo, tramite ordinanza, avrebbe garantito ai lavoratori domenicali un riposo di compensazione di 47 ore e il diritto a 12 domeniche di congedo all’anno. Dal canto loro i relatori della commissione assicuravano al plenum che l’apertura festiva dei negozi sarebbe rimasta un’eccezione valida per sei o sette stazioni e per gli aeroporti. «La modifica legislativa serve solo a dare un quadro legale alla situazione attuale» spiegava Jean-Philipp Maître nelle interviste. In effetti, in origine, vi era la necessità di correggere una situazione di illegalità rilevata da una sentenza del Tribunale federale relativa alla Shop ville della stazione di Zurigo, che da anni è stata trasformata in un vero e proprio centro commerciale. In barba alla legge sulle ferrovie, che autorizza le aperture domenicali solo per quei negozi che vendono beni “indispensabili” ai viaggiatori. Solo sei mesi dopo il quadro è stato completamente stravolto. Joseph Deiss si è presentato al Consiglio degli Stati con il progetto di modifica d’ordinanza ormai pronto e dopo che i suoi contenuti erano stati rivelati in estate dal Tages Anzeiger. Stando alle informazioni fornite dal ministro e alle indiscrezioni, risulta che alla fine le stazioni “con un importante traffico viaggiatori” non sono più sei o sette ma quasi una sessantina (cfr. area n. 39 del 24 settembre, pag. 6). Il trucco è piuttosto semplice: attraverso l’ordinanza si rende possibile l’apertura di ogni genere di commercio e di servizio in tutti gli aeroporti del paese (escluso Basilea, che si trova su suolo francese) e nelle stazioni che realizzano una cifra d’affari annuale di almeno 20 milioni di franchi nel traffico viaggiatori o che rivestono “una certa importanza” per la regione. Circa venticinque stazioni (tra cui Lugano, cfr. articolo a pag. 11) rientreranno nella prima categoria, mentre un’altra trentina (tra cui Bellinzona e Locarno) nella seconda. Per queste ultime l’autorizzazione non è automatica, ma su richiesta del Cantone o dell’impresa di trasporto interessata va concessa senza troppe discussioni. Il Consiglio degli Stati, per completare l’opera, ha pure trasmesso al Consiglio federale una mozione con cui si chiede la creazione di una base legale che permetta a commercianti e fornitori di servizi di impiegare personale sette giorni su sette su tutto il territorio nazionale. Una mossa forse un po’ azzardata, visto che il lancio del referendum contro la modifica della legge era già stato annunciato e che misure di questo tipo sono già state bocciate dal popolo in ben tredici cantoni e che nel 1996 il no alla legge sul lavoro fu determinato prevalentemente dalla liberalizzazione del lavoro domenicale. Ai senatori va comunque riconosciuto di essere stati trasparenti. Cosa che non possiamo dire del Consiglio federale e del suo ministro dell’economia. A Lugano vogliono la "railcity" “Domenica è sempre domenica”, diceva il ritornello di una vecchia canzone. Ma non per il Consiglio degli Stati che una settimana fa ha deciso di liberalizzare gli orari di apertura dei negozi attualmente situati, o che saranno aperti, nelle 25 maggiori stazioni ferroviarie e negli aeroporti svizzeri. Via libera dunque dalla Camera alta allo shopping – domenica compresa e 365 giorni all’anno – anche alla stazione Ffs di Lugano e all’aeroporto di Lugano-Agno. Certo però che gli spazi commerciali della stazione luganese non sono quelli della stazione di Zurigo. Eppure le ferrovie federali non nascondono la voglia «di far diventare più “viva” la stazione anche in vista dell’interessante sviluppo con Alptransit, Municipio della grande Lugano permettendo…». Il Consiglio degli Stati ha deciso di giocare al rialzo aumentando la posta messa sul tavolo dal Nazionale. La volontà della Camera bassa era quella di legalizzare una situazione di fatto: nelle sette grandi stazioni ferroviarie svizzere sono già presenti negozi che vendono merce e impiegano personale la domenica (vedi articolo a p.6). Gli Stati vogliono invece liberalizzare completamente gli orari dei negozi nelle stazioni ferroviarie con una cifra d’affari superiore ai 20 milioni di franchi e degli aeroporti su suolo elvetico. Oltre a ciò, ai Cantoni hanno voluto pure concedere la possibilità di decidere l’apertura domenicale anche in altre stazioni “medio-piccole” (nella lista elaborata dal Segretariato di Stato dell’economia figurano anche Bellinzona e Locarno). Inoltre i senatori hanno sonoramente bocciato la proposta di minoranza di sottoporre a contratto collettivo di lavoro gli impiegati domenicali. Insomma chi non risica non rosica avranno pensato giovedì scorso alla Camera alta. Intanto mentre il ministro Joseph Deiss assicurava che l’attuale legislazione protegge già a sufficienza i lavoratori, l’Unione sindacale svizzera confermava il lancio di un referendum per bloccare sul nascere il processo di liberalizzazione degli orari dei negozi. Ma le acque cominciano a muoversi anche in Ticino. Quali sono i progetti per la stazione di Lugano? Lugano diventerà una “railcity” su più piani come a Zugo? «Per il momento non c’è niente di concreto o definitivo. Certo però che l’intenzione e le idee non mancano in questo senso… Sarà sempre interessante per il settore immobiliare delle Ffs sviluppare le stazioni nella direzione dei centri commerciali. Anche a Lugano? Certo, basta pensare a cosa potrebbe diventare con Alptransit. La strategia delle ferrovie è quella di arrivare sempre più al concetto di “railcity” come ad esempio nelle stazioni di Zurigo, Basilea, Zugo e Lucerna – ci ha detto Alessandro Malfanti portavoce delle Ffs per il Ticino –. Per il momento però stiamo trattando con la città di Lugano e le autorità cantonali. Le ferrovie posseggono unicamente lo stabile e il parcheggio park&ride, forse troppo poco per fare spazi commerciali. A meno che si costruisca in alto. Si vedrà…». Non dello stesso parere è però Giuliano Bignasca che rappresenta il Municipio di Lugano nel gruppo di lavoro – composto da Ffs, città e cantone – che si occupa della riprogettazione dell’area Ffs: «negozi? Mah… non sono mica tanto convinto. C’era un progetto che voleva la creazione di 10 mila metri quadrati sotto la stazione, un bel bunker! Un progetto da 200 milioni di franchi. Ma scherziamo? Chiaramente l’abbiamo silurato. L’unica possibilità è quella di creare qualcosa sopra, magari aggiungere piani alla biglietteria. Comunque per me le priorità sono altre per la stazione, non certo negozietti aperti la domenica. Noi non vogliamo niente di enorme. Aprire se poi non viene nessuno serve solo a spendere i soldi pubblici. Eppoi aspetterei l’esito del referendum dei sindacati prima di progetti megalomani. Lugano non è mica New York!». Alle perplessità di Bignasca, riluttante all’idea di uno shopping center alla stazione, si aggiungono anche i timori dei commercianti locali «se aprono alla stazione la domenica dobbiamo poterlo fare anche noi». Di “distorsione della concorrenza” aveva infatti già parlato il pipidino Simon Epiney al Cds quando si è decisa la liberalizzazione. Se il futuro della stazione a Lugano resta incerto – con le Ffs che spingono verso il centro commerciale e la città che frena –, la battaglia sull’apertura domenicale appare invece sicura «è solo un primo passo verso la deregolamentazione totale del riposo domenicale – ci ha detto Luca Gatti del Sindacato edilizia e industria –. E chi pensa che oggi in Ticino non è un problema si sbaglia. La volontà è di fare delle stazioni zone franche in cui a ogni tipo di lavoratore potrà essere chiesto di lavorare. È il primo tassello del domino».

Pubblicato

Venerdì 8 Ottobre 2004

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