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Verso la vita

di

Alberto Nessi
Talvolta un libro di microstoria può porre temi d'attualità. È il caso di Educazione laica negli anni Cinquanta - Il Villaggio "Sandro Cagnola" alla Rasa di Varese, pubblicato recentemente dalle edizioni Arterigere di Varese. Si tratta degli Atti del convegno di Varese tenutosi il 28 maggio 2005, preceduti da un saggio di Carlo Musso, storico già conosciuto per i suoi studi sulla Resistenza e sul movimento operaio. Parlo volentieri di questo libro, anche per motivi affettivi: Carlo è stato un mio caro ex allievo e Rosina Rossi, protagonista con il marito Sergio Rossi dell'avventura del Villaggio, è una donna stimata da tutti per la generosità del suo impegno politico e culturale.
Quali i temi d'attualità posti nel libro? In sintesi: la questione della laicità e il problema educativo. Si parla spesso, anche da noi, di scuola pubblica e privata. E capita a fagiolo, dunque, il concetto di laicità proposto da Claudio Magris, opportunamente citato da Musso nel suo saggio: «…capacità di distinguere il pensiero e l'autentico sentimento dal fanatismo ideologico e dalle viscerali reazioni emotive, ancora più funeste del dogmatismo».
L'altro tema è l'educazione. Il Villaggio "Sandro Cagnola", uno degli undici convitti-scuola sorti nell'immediato dopoguerra, sulla spinta ideale della Resistenza, per ospitare orfani di guerra, figli di partigiani e ragazzi difficili, mise in pratica, nella concretezza, i principi della scuola attiva di cui io sentivo parlare, astrattamente, alla scuola Magistrale. Fu un generoso tentativo di rinnovamento, diretto tra il 1952 e il 1961 da Sergio e Rosina Rossi, basato sui principi della solidarietà e della democrazia, della partecipazione alla vita collettiva. I modelli pedagogici erano quelli di Makarenko, Célestin Freinet, John Dewey, Maria Montessori. Era il tentativo di trasformare il bambino sottomesso in una persona in grado di pensare con la propria testa. Di sostituire il suddito con il cittadino. Il concetto di "cittadinanza", nel senso di "piena appartenenza alla comunità", era al centro del processo educativo. Per la formazione si dava molta importanza alle attività espressive e alle iniziative culturali.
Il Villaggio, appoggiato anche dalla Centrale sanitaria svizzera e da personalità come Renato Guttuso, Gianni Rodari, Ernesto Treccani, Giovanni Pirelli, in anni in cui la Chiesa scomunicava i comunisti era osteggiato dai clericali che lo vedevano come un'isola pericolosa, "un covo di sovversivi". In realtà era una repubblica dei ragazzi, un po' come quella creata nel Villaggio Pestalozzi di Trogen. La bandiera del Cagnola era azzurra con al centro la scritta "Verso la vita".

Pubblicato

Venerdì 18 Marzo 2011

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