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Vento di speranza alla Novartis

di

Veronica Galster
"La lotta paga", e forse questa volta è proprio il caso di dirlo, visto come i vertici di Novartis sono ritornati sui loro passi dopo la giornata di sciopero a Nyon, aprendo la porta al dialogo e alla ricerca di una soluzione alternativa.

Il personale di Novartis sta raccogliendo i primi frutti della protesta. Infatti, dopo che all'inizio della scorsa settimana il direttore per la Svizzera, Armin Zust, aveva dichiarato a Le Matin che la decisione di chiudere il sito di Prangins (Nyon) era definitiva, gli impiegati sono entrati in sciopero. Uno sciopero d'avvertimento di un giorno, dovuto anche al silenzio da parte del Ceo di Novartis Joe Jimenez, che è servito a far smentire subito da Zust quanto annunciato il giorno prima. La smentita, attraverso una lettera al Consiglio di Stato vodese (intervenuto per mediare e calmare gli animi), è infatti giunta già nella giornata di martedì, e alla sera la produzione nella fabbrica di Prangins ha potuto riprendere.
Pure il Ceo Jimenez ha deciso di cambiare atteggiamento (anche se a suo dire lo sciopero non c'entra), e venerdì si è presentato senza preavviso a Nyon, per incontrare i lavoratori dello stabilimento minacciato di chiusura (escludendo però dall'incontro il sindacalista Yves Defferrard, giudicando indesiderata la presenza del sindacato). In un'intervista al quotidiano romando Le Temps ha anche espresso la volontà di mantenere la produzione nella fabbrica vodese, promettendo ai dipendenti un impegno personale in tal senso, anche se, ha ribadito «la situazione è difficile e il tasso di utilizzo della fabbrica vodese è solamente del 50 per cento rispetto al potenziale effettivo». Secondo lui, inoltre, il potenziale di risparmio per Novartis, in caso di chiusura a Prangins, sarebbe di 50 milioni di franchi all'anno.
Al termine dell'incontro tra il personale e Joe Jimenez, è stato raggiunto un accordo: 30 dipendenti potranno consacrare quattro ore di lavoro al giorno per partecipare, assieme alla Commissione del personale, all'elaborazione di proposte per migliorare la produzione a Nyon. Proposte che dovranno pervenire a Novartis entro il 16 dicembre. I gruppi di lavoro hanno iniziato ad incontrarsi questa settimana e coinvolgono oltre 40 persone, tra dipendenti, sindacalisti e autorità politiche dei due cantoni toccati, Basilea città e Vaud.
Unia, dal canto suo, si dice soddisfatta che grazie alle pressioni del personale, del sindacato e della politica, Novartis sia ora pronta a negoziare seriamente delle alternative al suo progetto di ristrutturazione iniziale in Svizzera. Pur approvando l'apertura attuale al dialogo, critica il fatto di essere stata esclusa dall'incontro: «un vero partenariato sociale, in Svizzera, si presenta diversamente», ha scritto il sindacato in un comunicato, nel quale s'impegna anche a far rispettare gli interessi dei lavoratori continuando con la mobilitazione. Unia intende elaborare delle proposte assieme al personale, nel quadro della procedura di consultazione, per mantenere i posti di lavoro e il sito di produzione di Prangins. Se gli interessi dei lavoratori dovessero venir meno durante o al termine della consultazione, il sindacato si dice pronto a riprendere lo sciopero che era stato provvisoriamente interrotto la scorsa settimana.

E si scopre un animo combattivo

Dottore in tossicologia, fino a non molte settimane fa dirigeva tranquillamente le sue équipes dagli uffici vodesi della Novartis. È Jacob Zijlstra, quadro dell'azienda, che poco prima dell'annuncio di tagli al personale (del 25 ottobre), era stato nominato rappresentante dei dipendenti sotto contratto individuale. In questo nuovo ruolo, Zijlstra si riscopre con un animo combattivo, a difesa degli interessi di coloro che è chiamato a rappresentare. Il giornale romando La Côte lo ha intervistato, facendone un breve ritratto.
Al momento della nomina quale rappresentante dei dipendenti con contratto individuale, Zijlstra pensava che non si trattasse di nulla di speciale, convinzione che se n'è andata non appena gli è stata spiegata la responsabilità legale legata a questa funzione: «come rappresentanti, abbiamo forse più potere di coloro che hanno annunciato la chiusura di Prangins», rivela a La Côte. Da quel 25 ottobre il suo quotidiano è radicalmente cambiato: liberato dalla sua funzione professionale, consacra tutto il tempo al ruolo di rappresentante del personale, collaborando con il sindacato, una scoperta per lui. «Normalmente sono una persona calma e introversa - racconta - è una novità vedermi in questa veste».
Cosa lo spinge ad impegnarsi così? «È per il bene dell'azienda. La direzione si sbaglia: delocalizzando andranno in contro a delle perdite, perché il marchio made in Switzerland è una garanzia di qualità che giustifica il prezzo alto». Ma è anche il timore di dover licenziare dei dipendenti del suo laboratorio a fargli investire anima e corpo. Sicuramente queste settimane da sindacalista in erba resteranno a lungo nella memoria di Zijlstra, il quale ammette che «sarà dura ritornare alla routine dopo tutta questa euforia».

Pubblicato

Venerdì 25 Novembre 2011

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