Messico

1° gennaio 1994, nei media della scena globale irrompe con forza un’immagine nuova dal sapore antico. Nel profondo sud messicano, lo stato del Chiapas, guerriglieri in passamontagna annunciano al mondo di aver conquistato militarmente i capoluoghi locali, tra cui la turistica località di San Cristóbal de Las Casas, dichiarando guerra al governo messicano e al neoliberalismo globale.Era la prima, dirompente, apparizione pubblica dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) dopo anni di preparativi in clandestinità.


Mentre nel pianeta a cinque anni dalla caduta del muro di Berlino imperversava il pensiero unico del libero mercato senza regole quale unica forma di progresso umano, i discendenti dell’antica civiltà Maya ricordavano al mondo intero la loro esistenza. E ricordavano di essere esclusi dai processi decisionali nazionali e globali che saccheggiavano la loro terra, mentre «noi moriamo di fame e malattie curabili, e non abbiamo nulla, non un tetto degno, né terra, né lavoro, né sanità, né cibo, né istruzione e nemmeno il diritto di eleggere liberamente e democraticamente i nostri politici».


Una cifra dà il senso della situazione: il Chiapas, ricco di petrolio e acqua, produce il 60 per cento dell’energia dell’intero Messico, mentre un chiapaneco su tre vive in una casa sprovvista di corrente elettrica.
«A tutto questo oggi diciamo basta!», disse il portavoce e subcomandante Marcos dai balconi governativi di San Cristobal quel 1° gennaio di venti anni or sono.


L’Ezln fece da catalizzatore planetario alla contestazione dell’ideologia neoliberista, grazie anche alla diffusione di massa di Internet. Sotto la spinta propulsiva degli zapatisti, nacquero le prime mobilitazioni internazionali contro l’Organizzazione mondiale del commercio a Ginevra del 1998, seguita da Seattle nel 1999, dando così vita al movimento No global.

Pubblicato il 

23.01.14..

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