«Un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) decretato di obbligatorietà nella vendita è il primo passo, lo scudo necessario da fornire ai lavoratori del settore; fatto questo si può discutere di eventuali permessi da concedere eccezionalmente  per le aperture festive. Noi siamo persuasi che, come accaduto a Losanna (dove dal 1° luglio entrerà in vigore un Ccl decretato di obbligatorietà, Ccl frutto di un accordo fra Unia e padronato della vendita al dettaglio, ndr)  sia una questione di volontà politica». Così Enrico Borelli, segretario sindacale di Unia.
Risuonano ancora gli echi del botta e risposta a mezzo stampa fra i sindacati Unia e Ocst. Nocciolo della questione la disponibilità di Unia al dialogo con la Disti (associazione padronale della grande distribuzione) sulle aperture festive e domenicali prenatalizie dell'8, 10 e 17 dicembre (ad esclusione del 24 dicembre che porterebbe ad un'apertura ininterrotta di 21 giorni) a condizione che si adotti come unica strada percorribile per regolamentare tutta la questione delle aperture l'adozione di Ccl valido. Da qui il siluro in reazione dell'Ocst che, in suo comunicato di qualche giorno fa, taccia di "tatticismo politico ed ideologico" soggetti non esplicitati ma individuabili nel sindacato Unia. «A noi le sortite dell'Ocst suonano come un tentativo di condizionare le scelte che la Disti (si veda box, ndr) si accinge a fare riguardo sia il Contratto collettivo di lavoro che le prese di posizione del governo sulle aperture prenatalizie».
Intanto riguardo poi alla possibilità che il sindacato Unia chieda di entrare a far parte della Commissione paritetica (formata da rappresentanti di varie associazione del settore vendita e dai sindacati Ocst e Sit -sindacati indipendenti ticinesi), non sembra vi sia un interesse. «Bisogna prendere atto – spiega meglio Borelli – di quella che è la situazione reale e cioè che così com'è la commissione paritetica, in veste di comunità contrattuale, oggi non ha nessuna valenza in quanto il Ccl di cui si fa portatrice non è decretato di obbligatorietà ed è applicato da una parte purtroppo marginale del settore commerciale ticinese». Un Ccl non adottato, in sostanza, da colossi quali la Migros, la Coop, la grande distribuzione in genere. «Unia – prosegue il segretario sindacale – ha lanciato tanti segnali di disponibilità al dialogo sia alla Disti che ai rappresentanti del governo.  Ora ci attendiamo che l'associazione padronale della grande distribuzione decida serenamente e con cognizione di causa così da poter in seguito avviare le trattative per un Ccl decretato obbligatorietà generale». Si tratterà di un passo importante, afferma il sindacalista e di cui il governo dovrà tener conto anche in vista di una modifica legislativa in materia di apertura dei negozi. «Non credo che il governo – conclude Borelli – rischierà di modificare la legge unilateralmente e senza un accordo fra le parti in causa (Disti e sindacati, ndr) anche perché sa che il parlamento darà il suo assenso se non vi sarà la minaccia di un referendum».    

Pubblicato il 

30.06.06..

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