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Vasco Pedrina: «I lavoratori sono al centro»

di

Silvano De Pietro
Casa comune sindacale, quali le sfide? La parola al presidente del Sindacato edilizia e industria (Sei) Vasco Pedrina. Vasco Pedrina la creazione del Sindacato interprofessionale (Sip) risponde di più alle esigenze del sindacato in quanto organizzazione (calo del numero d’iscritti, perdita di potere contrattuale, ecc.) oppure a reali esigenze della politica contrattuale e dei soci? Al centro del nostro progetto vi sono i salariati, sindacalmente organizzati o ancora da organizzare. Nel nostro paese, i salariati hanno più che mai bisogno di un sindacalismo forte e unitario, per poter sviluppare maggiore forza nella politica contrattuale, ma anche per imporre un cambiamento di rotta a livello politico in tutto quanto riguarda il sociale. Perciò è strategicamente decisivo riuscire a creare un grande sindacato interprofessionale, un sindacato per tutti. Possiamo così rispondere adeguatamente alla crescente mobilità professionale di ogni singolo salariato. Un muratore che diventa portinaio in un altro settore non dovrà più cambiare sindacato. Per il momento il Sip prevede quattro settori (industria, artigianato, edilizia, servizi). Si pensa già alla creazione di altri settori? Quali? L’architettura del futuro Sip sarà aperta. E il nostro obiettivo dichiarato è di convincere col tempo anche altri sindacati in particolare quelli dei servizi pubblici, a raggiungerci. Quindi speriamo un giorno di contare nel nostro seno ad esempio un settore dei trasporti e della comunicazione. L’ampia autonomia concessa ai settori non rischia di far perdere al Sip il controllo della politica contrattuale? È giusto – ed è già stato così, finora, nel Sei e nella Flmo – che i soci dei vari rami economici dispongano di una larga autonomia nella definizione delle rivendicazioni e nel modo di farle passare nei loro contratti collettivi di lavoro. Ma uno degli obiettivi che vogliamo darci è quello di rafforzare la coordinazione della politica contrattuale, sia all’interno dei settori (per esempio fra i pittori e gli elettricisti) che a livello di tutto il sindacato interprofessionale. Ad esso spetterà elaborare ogni anno le linee direttive della politica contrattuale valide per tutti i settori. Il Sip potrà inoltre dare un grande contributo nei rinnovi contrattuali dei vari rami, quando si tratterà di organizzare le mobilitazioni e di coordinare le lotte. Cambieranno le prestazioni per i soci? Non cambieranno fondamentalmente, ma cercheremo di migliorarle ancora, prendendo il meglio delle prestazioni del Sei e della Flmo. Non va poi dimenticato che, insieme, potremo assicurare una presenza sul territorio ancor più decentralizzata, vicina ai posti di lavoro. Gli stranieri sono una componente fondamentale del sindacato, specialmente del Sei. Come verranno inquadrati nel Sip? Sono certo che, mettendo insieme Sei e Flmo, la forza degli immigrati crescerà ancora nel nuovo Sip. Essi continueranno ad avere la possibilità di articolare le loro esigenze nel quadro dei gruppi di interesse, che già da molti anni conosciamo e che sono stati molto importanti per dare voce agli immigrati in questo paese, ma anche per dare forza contrattuale e politica a tutto il sindacato. Le condizioni di assunzione, di gestione e di remunerazione del personale saranno armonizzate. Ma quali sono, oggi, le maggiori disparità da appianare? Le differenze nei sistemi salariali e normativi fra il Sei e la Flmo non sono molte, né molto importanti. Ci è chiaro comunque che la loro armonizzazione (si pensi ad esempio alle casse pensioni) costituisce un problema sensibile, che cominciamo già ad affrontare con tutta la cura necessaria. Come viene coinvolto (se viene coinvolto) il personale amministrativo nel dibattito? E quale peso avrà il suo parere nel processo d’integrazione? Il personale amministrativo può coinvolgersi attivamente prima di tutto negli organi (assemblea, ecc.) delle sezioni alle quali è associato. Abbiamo poi un sistema di partecipazione, con una commissione nazionale del personale, che è consultata ed associata al progetto Sip nel quadro delle regole vigenti. Le maggiori resistenze in un processo come quello della creazione del Sip non provengono dai soci, per i quali la necessità di unire le forze è ormai un’evidenza, ma proprio dall’apparato sindacale. È comprensibile che si facciano vive insicurezze e paure, perché esso rappresenta un grande cambiamento sia per gli impiegati del Sei che per quelli della Flmo. Ma anche il personale si rende conto che non è con un atteggiamento conservatore che si può assicurare l’avvenire dei nostri sindacati, tanto più se si considera il ritmo dirompente con cui stanno cambiando la società e il mondo del lavoro. I due sindacati potranno garantire al proprio personale che nessuno perderà il posto di lavoro? Una garanzia assoluta non possiamo darla. Comunque va detto che il progetto Sip non è un programma di risparmio sulle spalle del personale, ma è un progetto che si vuole espansivo. Prevediamo che la riduzione di personale sarà minima; invece un numero importante di collaboratori sarà chiamato ad assolvere – almeno in parte – anche altri compiti. Abbiamo già elaborato un piano concernente il modo in cui contiamo di risolvere le questioni del personale nel quadro del progetto Sip, che distribuiremo prossimamente a tutti i circa 800 impiegati della Flmo e del Sei. Ci sono settori del Sei che fanno resistenza alla fusione? E perché? Le resistenze – come detto – sono sopratutto sensibili in determinati settori dell’apparato sindacale. Vi sono le paure del cambiamento, in particolare di chi teme che non sarà più padrone nel proprio giardino che si è costruito attorno al suo posto di lavoro. Ma vi sono però anche le resistenze di natura politico-culturale: da un lato, c’è chi ha paura che vada perduta la tradizione di lotta acquisita in certi settori, come l’edilizia e il settore dei servizi; e dall’altro lato, c’è chi invece ha paura dell’esatto contrario. Ma la vasta consultazione sul progetto Sip, condotta nelle regioni/sezioni, ha dato un risultato largamente positivo, oltre le previsioni, sia nel Sei che nella Flmo (dove però è ancora in corso). Ci sono ancora questioni non chiarite (o nodi da sciogliere) dal punto di vista del Sei? In vista del congresso straordinario 2002 vogliamo chiarire i punti cardine del progetto Sip. Ma anche dopo il congresso, quando si passerà ai fatti, vi saranno ancora un grande numero di punti da chiarire, sia rispetto alle strutture che alle questioni di impostazione sindacale. sdl

Pubblicato

Venerdì 14 Giugno 2002

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