Sciopero delle donne/3

È stato ribadito più volte in queste due settimane: lo sciopero delle donne del 2019 passerà alla storia. Uno sciopero che ha saputo mobilitare più di mezzo milione di persone in tutta la Svizzera e che ha dimostrato quanto la parità nella vita professionale (e non solo) sia una questione realmente sentita dalle donne, ma anche da molti uomini. Adesso però non si dovrà abbassare la guardia e, forti di questo successo, i sindacati dovranno mantenere alta la pressione affinché le cose si muovano più velocemente.

Cosa ne farà Unia del 14 giugno 2019? Lo abbiamo chiesto alla presidente Vania Alleva.

 

Vania Alleva, possiamo finalmente dire che lo sciopero delle donne del 14 giugno 2019 è stato un successo, ve lo aspettavate?
È stata una giornata straordinaria che dà forza ed energia per il seguito, perché è chiaro che ora dobbiamo continuare a mantenere la pressione affinché le cose cambino, e non sarà facile. Prevedevamo che sarebbe stato un successo, già durante la mobilitazione abbiamo ricevuto segnali positivi, ma non ci aspettavamo un successone così: più di mezzo milione di donne in tutte le città, in tutta la Svizzera, provenienti da professioni diverse e di età molto diverse. Le donne hanno davvero dato un segnale forte per quello che sono le rivendicazioni: rispetto, più salario e più tempo.

 

È stata addirittura superata la già grande partecipazione del 1991, come mai secondo lei?
La chiave del successo è chiara. Sono 40 anni che la parità è scritta nella Costituzione e più di vent’anni che abbiamo una legge sulla parità, ma nonostante a livello legale siano stati fatti dei passi avanti (penso ad esempio al congedo maternità), nel quotidiano ci sono ancora delle discriminazioni notevoli. Questo, legato al fatto che nella mobilitazione ci sia stata veramente un’ottima collaborazione con i vari collettivi che si sono costituiti a livello regionale e con i diversi sindacati, ha portato a un’enorme mobilitazione.
Le donne ne hanno veramente abbastanza di aspettare: sono passati quasi 30 anni dall’ultimo sciopero delle donne e di fatto ci sono stati pochi progressi. Poi sicuramente anche l’elemento un po’ più globale dato dai movimenti sorti a livello internazionale sulle tematiche di genere, penso ad esempio alla Spagna o all’Italia, ha dato un input importante anche alla Svizzera.


Quali saranno, concretamente, i prossimi passi del sindacato verso la parità?
Adesso, anche dopo il 14 giugno, bisogna continuare a lavorare sulle tematiche di genere e cercare di mantenere la pressione. Noi come sindacato lo faremo naturalmente nelle questioni legate al mondo del lavoro iniziando già nelle prossime settimane e nei prossimi mesi durante le trattative salariali. Unia propone essenzialmente due misure concrete: da un lato continueremo a rivendicare l’applicazione della parità salariale, l’introduzione di controlli sistematici nelle imprese e sanzioni efficaci nei confronti di chi non la rispetta; dall’altro metteremo al centro delle trattative salariali il tema dei salari delle donne, in particolare nelle cosiddette “professioni femminili” dove le paghe sono particolarmente basse. In Svizzera oggi un po’ più del 50 per cento delle donne guadagna meno di 4.000 franchi al mese e il 70 per cento ne prende meno di 5.000, con effetti negativi fino all’età pensionistica. Dunque c’è veramente da fare.
Dovremo poi naturalmente rafforzare una discussione per quello che riguarda una migliore conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa e dallo sciopero è emerso anche quanto preme la tematica del sessismo quotidiano. Come sindacato rivendichiamo delle misure concrete contro il sessismo sul posto di lavoro, per esempio con l’introduzione nei Ccl di un regolamento contro le molestie sessuali.


Unia si batte già da tempo per la parità di genere sui posti di lavoro, in che misura da un lato la massiccia partecipazione allo sciopero delle donne e dall’altro il rafforzamento, a cui accennava, dei legami tra sindacati e organizzazioni femminili potranno dare un’accelerazione a questa lotta?
Come detto all’inizio, il successo del 14 giugno ci dà la forza e l’energia per continuare nelle rivendicazioni legate al tema della parità di genere. Noi manterremo la pressione in maniera molto concreta sulle tematiche legate al mondo del lavoro, coordinando le nostre forze con le altre associazioni che agiscono nel loro campo d’azione. Così facendo dovremmo poter fare dei passi in avanti.

Se le cose non dovessero cambiare è chiaro che dovremo pensare a come utilizzare il prossimo 8 marzo e il prossimo 14 giugno: sicuramente non aspetteremo altri 28 anni.


E a lungo termine?
A lungo termine l’obiettivo è arrivare ad una parità reale, nel mondo del lavoro, nella società e nella politica. È chiaro che se riusciamo ad arrivare a far rispettare i diritti delle donne, questo va a beneficio di tutti, anche degli uomini. Non è perciò una tematica che mette in contrapposizione donne e uomini, ma dobbiamo portarla avanti assieme per cambiare la società e renderla migliore.

Pubblicato il 

26.06.19..
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