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Valle di Muggio, oh cara

di

Giuseppe Dunghi
Solidarietà, rispetto delle differenze culturali ed etniche, attenzione all'ambiente, ad una gestione armonica del territorio che preveda un utilizzo parsimonioso e intelligente delle sue risorse: sono questi i valori comuni delle varie anime della sinistra in valle di Muggio. Massimo comun divisore da cui discendono gli obiettivi che si pone la sinistra della valle per le prossime elezioni: mantenere la valle integra e vivibile, potenziare i mezzi di trasporto pubblici, sostenere l'agricoltura, garantire una vita dignitosa agli anziani e a chi si trova in difficoltà. Obiettivi condivisibili da qualunque persona intelligente di qualsiasi partito, buon senso generico sostanzialmente irrilevante che condanna la sinistra ad essere politicamente ininfluente: cumè Rusina al suu.
Cari compagni della valle di Muggio, avete dimenticato la difesa del lavoro salariato, che è la ragion d'essere della sinistra. Voi direte: in valle non ci sono fabbriche, manca il settore secondario. Se è per questo, manca pure il settore terziario, e il primario è ridotto al lumicino. Ma la valle è abitata da gente che vive del proprio lavoro (le pensioni essendo salario differito), e il punto di vista dei salariati è la cosa più importante. Se uno perde il lavoro, quanto può interessargli il territorio, dal momento che è costretto a comprare al mercatino della Croce Rossa le scarpe per andare in giro? E i dipendenti della Geomag e delle altre fabbriche che chiudono, i frontalieri licenziati che non entrano nelle statistiche dei disoccupati, i disoccupati svizzeri che hanno perso il diritto alle indennità e devono far capo all'assistenza o all'invalidità, i ferrovieri e i postini rimasti senza lavoro per la privatizzazione strisciante della Posta e delle FFS, la scomparsa del settore secondario per far posto al terziario delle banche, delle fiduciarie e dei casinò, tutto questo non dovrebbe essere importante per la sinistra? Il territorio non sarà mai armonico se è abitato da persone infelici. I problemi ambientali non potranno mai essere risolti se prima non si affronta la tragedia della fame, della povertà e dell'ingiustizia.    
E come può realizzarsi il rispetto delle differenze culturali ed etniche se lo straniero rappresenta un potenziale concorrente, se egli si offre al padrone per un salario inferiore al mio, in una spirale al ribasso che elimina ogni diritto e ci riporta ai tempi del lavoro servile, e intanto alimenta la Lega e il razzismo come nel municipio di Chiasso?
Il rapporto di lavoro salariato è alla base della modernità: ci scambiamo il prodotto del lavoro, non la benevolenza o l'affetto o i momenti di festa come avveniva nell'Ancien Régime. Non è necessario volersi bene e scomodare San Paolo per vivere insieme: tu compri il giornale che faccio io, e io in cambio pagando le tasse garantisco a te uno stipendio per educare i miei figli; il tutto a condizioni contrattuali all'altezza delle conquiste di civiltà. Se scompare il lavoro salariato, scompare anche la modernità, come sta avvenendo in questi anni senza che la sinistra se ne accorga, anzi, spesso con la sua partecipazione entusiasta.

Pubblicato

Venerdì 28 Agosto 2009

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