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Vacche e cavalli, cani e gatti, criceti e furetti

di

Tita Carloni
Un mio amico veterinario mi ha raccontato che i suoi pazienti sono fortemente cambiati in questi ultimi tempi. Durante i suoi studi a Zurigo, vent’anni fa, l’insegnamento era indirizzato principalmente verso bovini ed equini; poi presero grande importanza i cani e i gatti, oggi stanno diffondendosi nelle case piccoli animali-giocattolo, criceti e furetti, che vengono rinchiusi in gabbiette e regalati ai bambini. La cosa potrebbe sembrare un semplice fatto di costume. In realtà è uno dei tanti riflessi dei cambiamenti territoriali degli ultimi anni. Sono finiti i tempi in cui il “vitürinari” saliva di notte in paesi oscuri e sperduti per salvare in extremis una mucca, un cavallo o un mulo. Oggi la gran parte delle mucche, imbottite di antibiotici e nutrite con foraggi di dubbio contenuto e composizione, stanno ammassate in capannoni industriali disseminati in tutta la pianura padana ed altre aree simili. I veterinari sono funzionari della catena capannone-camion-mattatoio-supermercato-bistecca, che lega le pianure industrializzate ai quartieri delle cinture metropolitane, ai piatti delle mense aziendali e ai microonde degli appartamenti e delle villette. Per i cavalli è più o meno la stessa storia, salvo per i selezionati campioni delle competizioni. Ma soprattutto se si pensa ai gatti e ai cani si vede come siano cambiate le città e i paesi. Un tempo i gatti sbucavano spesso, velocissimi e furtivi, da quegli spazi chiamati superflui che gli abitati contenevano: portici, depositi, cantine, solai, sottotetti, cortili, ... dove albergavano naturalmente anche topi, uccellini, lucertole. I più fortunati godevano di ampi divani in spaziosi appartamenti borghesi e di resti di cucina tutt’altro che disprezzabili. Situazione analoga, per certi versi, per i cani, o comunque per i più fortunati di essi. Basti leggere in proposito il divertente racconto Cane e padrone di Thomas Mann. Ma oggi anche gli spazi occupati da quei nostri furbastri compagni sono quasi del tutto scomparsi. E se a uno di loro capita di avventurarsi nel territorio che circonda quelle cose che ci ostiniamo a chiamare città e paesi incontrerà autostrade, viadotti, rotonde, recinzioni, condotte, cioè tutto un universo inospitale di ostacoli pericolosi e insuperabili. Di questo universo vediamo ogni giorno le vittime spiaccicate ai lati del nostro irrefrenabile andare. E allora giù regolamenti, imposizioni, divieti, circolari: non cacare qui, non entrare là, non emettere versi, in breve ... non esistere. A questo punto il cittadino ripiega su criceti e furetti. Ci stanno in piccolissimo spazio, sono silenziosi, producono escrementi minuscoli, si alimentano con prodotti facilmente acquistabili insieme con tutto il resto nel grande magazzino, si possono buttare facilmente quando si è stufi, non suscitano né reclami né ingiunzioni di padroni di casa, municipi, poliziotti. E quando si va in vacanza o a sciare non ci sono problemi. L’atrio del nostro veterinario è ormai pieno di gabbiette e contenitori carini e colorati. Altro che vacche mugghianti in stalle buie! Tutta la faccenda potrebbe anche sembrare irrilevante se non fosse che essa riflette il nostro modo di abitare e di muoverci, i modi di trasformazione e di costruzione delle nostre città e del nostro territorio. Rispetto alla frase a prima vista assai qualunque dell’amico veterinario viene davvero da pensare. Se negli ultimi vent’anni le cose sono andate così c'è poco da rallegrarsi per i prossimi venti.

Pubblicato

Venerdì 5 Dicembre 2003

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