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Vacanze con il cuore

di

Martino Dotta
L’estate è diventata un sinonimo di vacanze. Anche politica e finanza si danno una pausa prolungata, rimandando le decisioni importanti alla ripresa settembrina delle attività. Sembra quasi diventato obbligatorio per chiunque partire in ferie, e quanti non le hanno ancora programmate oppure sono costretti a rinunciarvi o alla minor peggio a rinviarle, sviano volentieri su altri argomenti il discorso. Il comune conversare, di questi ultimi mesi, oltre che sui Campionati europei di calcio e sulle previsioni della meteo, ruota volentieri attorno al periodo ed al luogo scelti per la villeggiatura estiva. Manco farlo apposta, le agenzie di viaggio moltiplicano le possibili mete e le offerte speciali per singole persone, nuclei familiari o comitive. E malgrado si continui a parlare di crisi finanziaria o perlomeno di crescita economica al di sotto delle aspettative, il mercato dello svago continua ad essere fiorente. È giusto che sia così, se vacanze sono pure corrispondenti di riposo, di ricarica individuale e collettiva e di ricreazione fisica, mentale e (perché no?) spirituale. L’etica cristiana non ha un insegnamento specifico su quest’ambito del vivere umano, ma basterebbe sfogliare la Bibbia o tanti documenti ecclesiastici sia antichi che recenti per rendersi conto come le ferie siano un diritto e persino un dovere per tutti: uomini liberi o schiavi, animali e natura nel suo insieme. In effetti, la legislazione ebraica impone la sosta settimanale, perché in riferimento alla creazione dell’universo «Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro» (Genesi 2,2). Della quiete del sabato deve però godere anche il resto del creato ed è per questo che persino al bue e all’asino che lavorano nei campi o ai coltivi ed ai frutteti va concessa una pausa (vedi le norme sul cosiddetto anno giubilare, ad es. in Levitico 25). A scanso d’equivoci, va detto che le prescrizioni bibliche hanno innanzitutto un carattere liturgico, nel senso che riguardano il culto dovuto a Dio, ma contengono pure degli accenni significativi di un’ecologia che integra religiosità e rispetto dei cicli naturali. Non è pertanto casuale il fatto che ebrei e cristiani siano costantemente invitati a lodare e ringraziare Dio per tutti gli elementi animati o inanimati. Il famoso Cantico di Frate Sole di Francesco d’Assisi appartiene a pieno titolo a questa secolare tradizione, come pure le preghiere per i vacanzieri che si formulano nelle chiese cristiane da alcune settimane. Se dunque le ferie sono un tempo da prendere sul serio (a motivo della loro indole “leggera”), vale allora la pena tentare di dare loro un contenuto di autentica ricarica per i rapporti familiari ed interpersonali, sociali e culturali. Cerchiamo di metterci un po’ di cuore e di ragionevolezza!

Pubblicato

Venerdì 2 Luglio 2004

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