L’Unione sindacale svizzera (Uss) sosterrà il referendum contro la legge sul mercato dell'elettricità. Le misure di apertura del mercato distruggerebbero un sistema collaudato e metterebbero in pericolo migliaia di impieghi. Il presidente dell’Uss, Paul Rechsteiner, ha osservato come tutti i vantaggi di cui godono i consumatori in Svizzera (approvvigionamento garantito, prezzi vantaggiosi e possibilità di sostenere riforme ecologiche) verrebbero spazzati via dalla liberalizzazione. Tutto verrebbe sacrificato «per motivi ideologici»; e il referendum serve ad evitare di commettere «una stupidaggine epocale». Inoltre, cresce lo scetticismo suscitato dagli effetti della liberalizzazione negli altri paesi, riassunto nell’argomento che ha animato la votazione dello scorso giugno sull’azienda elettrica zurighese: a che servirebbe disporre della libertà di scelta del proprio fornitore di corrente, se la prospettiva in ogni caso sarà un aumento della bolletta? Se l’obiettivo dell’Ue è un’apertura del 35 per cento nel 2004, non si vede perché la Svizzera debba fare di più. Soprattutto se, dopo il black-out californiano e i problemi di approvvigionamento in alcuni paesi europei, anche nell’Ue cominciano ad emergere resistenze ad un’ulteriore apertura. Infine, la liberalizzazione in Svizzera metterebbe in pericolo a breve termine 6 mila posti di lavoro, circa un terzo degli occupati nel settore, esercitando una forte pressione al ribasso sui salari e mettendo a repentaglio la sicurezza degli impianti. La Svizzera, ha concluso Rechsteiner, non ha bisogno di una liberalizzazione dell’elettricità, ma di una rete di approvvigionamento che garantisca un rifornimento di corrente sicuro e durevole.

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07.09.01

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