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"Uscire non serve"

di

Silvano De Pietro
Il nuovo Consiglio federale non è ancora entrato in carica (lo sarà dal 1° gennaio), ma la distribuzione degli incarichi al suo interno fa già discutere sugli scenari entro i quali si muoverà nel 2004 la politica federale. Molto dipende, ovviamente, dalle scelte che i singoli ministri opereranno, o meglio che riusciranno a far passare all’interno del collegio governativo. Con Hans-Rudolf Merz alle finanze – si dice – il Consiglio federale proseguirà, in materia di risanamento delle finanze, sulla linea tracciata da Kaspar Villiger e fortemente sostenuta dal suo partito, il Prd. Villiger s’è visto tuttavia modificare troppo dal parlamento il suo pacchetto di sgravi fiscali, con concessioni eccessive ai proprietari d’immobili, ragione per cui i cantoni (e la sinistra, per lo squilibrio a favore delle famiglie benestanti) gli hanno lanciato contro il referendum. Ora Merz avrebbe bisogno di vincere questa partita (la votazione popolare è prevista per il 16 maggio), per vedere confermata dai cittadini la politica borghese di risparmi e di meno tasse. Anche l’idea, sostenuta dalla sinistra, di puntare piuttosto su maggiori entrate per risanare il bilancio, ne uscirebbe sconfitta. E così il nuovo ministro delle finanze avrebbe campo libero per imporre la riduzione della pressione fiscale sulle imprese e per lanciare un nuovo pacchetto di risparmi. Anche con Christoph Blocher al Dipartimento di giustizia e polizia le battaglie referendarie non si faranno attendere. Ma in questo caso il neoministro avrebbe, paradossalmente, quale principale avversario il suo stesso partito, l’Udc. È il caso, per esempio, dell’iniziativa sull’internamento di criminali pericolosi (in votazione l’8 febbraio), sostenuta dall’Udc ma avversata dal governo; mentre in parlamento Blocher dovrà difendere dossier che finora lui stesso ha aspramente criticato, quali la nuova legge sugli stranieri e la revisione della legge sull’asilo, le naturalizzazioni, la cooperazione europea in materia di giustizia e polizia (accordi di Schengen), la libera circolazione delle persone estesa ai paesi dell’Est europeo, eccetera. Sono tutti temi-buccia di banana, su cui Blocher rischierà costantemente di scivolare. Ma a sinistra non tutti sono disposti ad aspettare al varco il nuovo governo decisamente sbilanciato a destra. C’è chi vorrebbe rifiutare ogni collaborazione, far dimettere i ministri socialisti Moritz Leuenberger e Micheline Calmy-Rey; e c’è chi, come l’ex-presidente del Pss Peter Bodenmann, esorta in sostanza alla calma, perché tanto i neoministri Merz e Blocher «si consumeranno da sé», come ha scritto in un articolo apparso domenica scorsa sulla “SonntagsZeitung”. Noi siamo andati a chiedere un parere all’ex-consigliere federale Otto Stich. Signor Stich, come giudica, in generale, questo nuovo Consiglio federale? Da un lato, penso che il nuovo ministro delle finanze sia certamente ben qualificato; e questa è una cosa giusta. Ma d’altro lato, i problemi non sono certo risolti con l’elezione dei nuovi consiglieri federali. I problemi continueranno a manifestarsi anche in futuro. Ritiene che la politica finanziaria di Hans-Rudolf Merz sarà la continuazione della politica finanziaria di Kaspar Villiger? È da temersi. Ma suppongo che Merz sarà molto più severo. Per adesso deve però cercare d’imparare bene il mestiere di ministro delle finanze. Ma secondo lei Merz dispone ancora di sufficienti margini di manovra, per esempio per ridurre le tasse alle imprese, o per proporre altre manovre di risparmio? No, no, sono già esauriti. Io penso che le finanze federali non si possano risanare soltanto con le misure di risparmio. Soprattutto se sono a breve termine. È impossibile. Perché? Perché il fabbisogno è troppo grande. Peter Bodenmann ha scritto sulla “SonntagsZeitung” un articolo nel quale sostiene che «l’antisociale populismo di destra presto sarà disincantato». È d’accordo con questa previsione di Bodenmann? La domanda di fondo è che cosa voglia dire “disincantato”. E perché tanta gente si sia lasciata incantare. Certo è che nessuna soluzione si troverà con le sole misure di risparmio. Il Pss ha in governo due consiglieri federali. Secondo lei, la sinistra ora deve collaborare con questo Consiglio federale, o i socialisti devono andare all’opposizione? I due ministri socialisti dovrebbero continuare a lavorare. Perché? Perché gli svantaggi di una loro uscita sarebbero molto più grandi di quelli della loro partecipazione al governo. D’altronde, oggi abbiamo una ministra degli esteri molto qualificata; e la continuazione della sua opera è molto importante. Bisogna d’altra parte considerare la necessità di dimostrare ad un governo come questo che può funzionare bene se è pronto ad accettare le opinioni altrui. Dal mio punto di vista, ci si può anche ritirare dal governo, ma non si avrebbe più voce in capitolo. Questo vuol dire che l’abbandono non sarebbe una soluzione. La soluzione è invece un’altra: il Pss deve adesso lavorare duramente utilizzando i diritti popolari. È il caso delle diverse proposte che prossimamente andranno in votazione: dobbiamo lottare e vincere. Questa è la strada giusta. E in tal modo si potrà contemporaneamente mostrare a questo governo quali sono i suoi limiti.

Pubblicato

Venerdì 19 Dicembre 2003

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