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Usa, i sindacati al bivio

di

Anna Luisa Ferro Mäder
Secondo recenti indagini, molti americani vorrebbero poter far parte di un sindacato. Le cifre però parlano una lingua diversa. I membri sono in calo e questo ha creato non poche tensioni all’interno dell’Afl-Cio, l’Uss americana. Al punto che alcuni grossi sindacati non escludono di poter uscire dall’associazione mantello se non si fa di più per conquistare nuovi soci. Il dito è puntato conto John Sweeney. Il 71enne presidente è da 10 anni alla testa della principale organizzazione sindacale americana che conta 57 federazioni e oltre 13 milioni di iscritti. Durante la sua presidenza ha posto come priorità l’aumento dei soci, ma il risultato è deludente. Oggi i sindacati americani rappresentato solo il 12,5 per cento dei lavoratori. Le organizzazioni dei lavoratori sono ben presenti nel settore pubblico, ma solo 1 lavoratore su 12 del settore privato è sindacalizzato. Inoltre, i giovani aderiscono sempre meno numerosi e questo preoccupa. La crisi rispecchia in certo qual modo la trasformazione in atto nel mondo industriale. Negli ultimi anni molte fabbriche hanno chiuso i battenti e trasferito all’estero catene di montaggio e produzione. Questo ha reso più difficile il reclutamento di nuovi soci. Inoltre un colosso commerciale come la Wal-Mart (è il principale datore di lavoro del settore privato) non negozia contratti con i sindacati. Le tensioni all’interno del movimento sono diventate palesi soprattutto dopo la riconferma di George Bush alla Casa Bianca. Anche nei prossimi quatto anni a Washington tirerà aria anti-sindacale. Il parlamento, a maggioranza repubblicana, ha infatti orecchie poco attente per le rivendicazioni dei rappresentanti dei lavoratori. Per questo, negli ultimi anni l’Afl-Cio ha investito molte risorse nell’attività politica nel tentativo di parare, ma spesso senza successo, gli attacchi alle conquiste dei lavoratori, come per esempio i compensi per gli straordinari. Alcune grosse federazioni propongono adesso di cambiare rotta. Vogliono che le risorse disponibili siano utilizzate in primo luogo per il reclutamento di nuovi soci. Ritengono che solo un movimento sindacale forte può far fronte alle sfide della globalizzazione, sfide che richiedono, tra l’altro, una rete di rapporti su scala sempre più internazionale. Alla testa di questo movimento c’è Andy Stern, il presidente di Seiu (Service Employees International Union), il sindacato del settore dei servizi che conta 1,8 milioni di aderenti. La stampa ha dato negli ultimi mesi ampio spazio a questo personaggio di spicco del mondo sindacale, un tempo il pupillo di Sweeney, piace la sua grinta e la voglia di cambiare tante cose. I giornali hanno raccontato la sua storia, cercato di capire le sue idee e la sua ottica sul movimento sindacale. Stern è un sindacalista di successo. Dirige il principale sindacato americano e adesso vuole dare una forte scossa all’apparato, che ha strutture talvolta superate o comunque non al passo con la continua trasformazione industriale. Rapidamente, ha incontrato solidi alleati decisi a seguirlo. Ritengono che questo è il momento giusto per agire. Alla fine di luglio si tiene a Chicago la Convention (di fatto il congresso) dell’Afl-Cio. I delegati dovranno decidere le strategie dei prossimi anni e John Sweeney spera di essere rieletto presidente. Per fare più pressione, Seiu, Teamster, Unite-Here, Liuna e Ufcw (sono i nomi delle federazioni dissidenti) hanno dato vita alcune settimane fa alla coalizione “Change to win” (cambia per vincere), che rappresenta cinque milioni di lavoratori. Se dalla Convention non escono i cambiamenti auspicati, quattro federazioni non escludono di lasciare l’Afl-Cio creando una frattura che ricorda per analogia quella vissuta dal movimento sindacale americano negli anni ’30. I dirigenti di questi sindacati chiedono all’Afl-Cio e ai suoi affiliati meno burocrazia e più lavoro sul terreno. Vogliono che si arrivi rapidamente alla fusione tra piccoli sindacati, soprattutto tra quelli che operano in settori affini. Vogliono poi che i soldi che le federazioni pagano all’Afl-Cio siano prima di tutto utilizzati per creare un movimento più forte. Chiedono che si investa di più nel reclutamento di nuovi soci. Una battaglia prioritaria deve essere quella contro la Wal Mart. Il colosso della vendita al dettaglio, famoso per praticare pezzi bassi, continua a tenere i sindacati fuori dalla porta. Questo costringe le altre imprese che operano nel settore della vendita a tirare sui pezzi e ciò si ripercuote sulle condizioni salariali dei lavoratori. La situazione sta diventando pericolosa e per questo i sindacati ritengono indispensabile lanciare una campagna contro la Wal Mart. L’obiettivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica e renderla consapevole che se le cose con cambiano si rischia una “walmartizzazione” dei salari. I dirigenti della Afl-Cio hanno cercato di calmare le acque proponendo un piano di ristrutturazione interna, che di fatto ha implicato il taglio di molti posti di lavoro e persino la soppressione del periodico sindacale America@work. Questi cambiamenti sono ritenuti insufficienti dai responsabili di “Change to Win”. Vogliono che da Chicago esca molto di più. Contestano Sweeney, anche se sono consapevoli che non possono batterlo con un altro candidato. Il presidente dell’Afl-Cio sta adesso cercando di trovare un compromesso. È il solo modo per evitare una scissione dalle conseguenze imprevedibili.

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Venerdì 8 Luglio 2005

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