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Urc!

di

Mauro Marconi
Sono già passati dieci anni. Urc è un acronimo che molti di noi hanno imparato a conoscere e che designa l'Ufficio Regionale di Collocamento (Orp in Svizzera romanda, Rav in quella tedesca e per dimostrare che l'estate scorsa ho trascorso le ferie in Engadina… Cril in romancio). Durante l'anno appena trascorso, è stato ricordato da più parti l'anniversario della legge sulla disoccupazione (Ladi), che discussa ed approvata a tambur battente, è entrata in vigore nel 1996 in piena emergenza occupazionale.
Attraverso la nuova legge, la Confederazione si prefiggeva di migliorare la lotta alla disoccupazione, uniformando tra l'altro anche procedure e prestazioni. In effetti, fino al 1995 il sostegno ai disoccupati variava enormemente a seconda dei cantoni, ed addirittura dei comuni di residenza. La nuova legge poggia su tre pilastri principali: l'inserimento, la compensazione della perdita di guadagno ed il collocamento. Nella pratica, si parla quindi di misure attive, di indennità di disoccupazione e di Urc.
A livello nazionale, il modo di trattare la disoccupazione cambia radicalmente a partire dal 1995. Ma a ben guardare non si discosta poi molto dalla tradizione del lavoro sociale, in cui aiuto e controllo costituiscono le due facce di una stessa medaglia. Il disoccupato viene aiutato a cercarsi un lavoro, controllato se lo fa bene e sanzionato se lo fa male. Durante questi dieci anni, vi sono stati interventi tanto sulla Ladi quanto sulle direttive relative alla sua applicazione: tentativi di correzione, aggiustamenti alle mutate condizioni del mercato del lavoro, purtroppo non sempre felici. Con l'entrata in vigore della Ladi, il segretariato di stato per l'economia (Seco) intendeva prendere il controllo sul trattamento della disoccupazione ed imporre delle pratiche comuni su tutto il territorio nazionale. La realtà è però alquanto diversa, come dimostra uno studio condotto nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerca 43 da Monica Battaglini ed Olivier Giraud. Scopriamo che se essere disoccupato non è per definizione una condizione particolarmente invidiabile, essere iscritto ad un Urc di un certo cantone piuttosto che di un altro può peggiorare le cose. I ricercatori hanno infatti identificato quattro modi diversi di interpretare ed applicare la legge, a seconda del diverso accento messo sulla dimensione di aiuto al reinserimento o su quella di controllo. Dalla loro analisi emergono tre fattori in grado di spiegare le differenze intercantonali: il tasso di disoccupazione (i ricercatori hanno rilevato una correlazione fra l'importanza del problema e l'applicazione dei dispositivi legali), i rapporti di potere (la relativa forza negoziale di sindacati, padronato e amministrazione cantonale) e fattori culturali (la concezione della disoccupazione, dei disoccupati, delle modalità di intervento legittime). Ma in tutta la Svizzera ist es eine Sorge être chômeur, cun o senza uffants…

Pubblicato

Venerdì 19 Gennaio 2007

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