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Uno scudo contro i tagli

di

Maria Pirisi
Il tam tam sul referendum “Sos Sanità, socialità e scuola” s’infittisce. Il 12 marzo, tempo della votazione popolare, è dietro l’angolo e bisogna far fruttare tutte le forze in campo per frenare il decreto legislativo sul pacchetto di misure approvato in Gran consiglio nel settembre 2005 (e varato dal Consiglio di stato nel giugno dello stesso anno) che dà il via libera ad un taglio di 40 milioni di franchi per il biennio 2006 e 2007 nei settori sociosanitari e nella scuola. Se realmente «le persone si rendessero conto quali conseguenze concrete queste misure di risparmio comporteranno fermerebbero senza indugio il decreto legislativo che le ha promosse», fa notare Rita Dal Borgo, copresidente del comitato referendario “Sos sanità, socialità e scuola”, nonché presidente dell’Associazione svizzera infermiere/i, sezione Ticino. Conseguenze che ha spiegato ad area. Col plafonamento allo 0,5 per cento dei contributi cantonali, il settore ospedaliero pubblico perderà 2,6 milioni nel 2006 e 6,6 milioni di franchi nel 2007. Lei scrisse su area (n. 41 del 14 ottobre 2005) della forte preoccupazione per le misure di risparmio che vanno a colpire servizi estremamente vitali per la popolazione. Già da anni nel settore socio-sanitario, dopo un’analisi dettagliata, le cure sono state sottoposte ad un razionamento accurato e questo ha comportato ridimensionamenti di vario genere e risparmio a più livelli (ritardare il più possibile il ricovero degli ospiti negli ospedali, non sostituire le assenze del personale, uso di medicamenti generici e utilizzo oculato di materiale monouso). Ora, il contenimento della spesa in settori così importanti si traduce nella pratica in tagli di risorse già limitate a disposizione. Siamo di fronte ad una misura che va a scapito della popolazione tutta, in particolare degli anziani che sono in continuo aumento, degli invalidi – in aumento anche loro. Una misura insensibile al crescere del disagio psichico che colpisce sempre più persone. Non vedo come sarà possibile risparmiare ulteriormente mentre sale il bisogno di cure e prestazioni. Ma se il referendum non passerà, da qualche parte il risparmio verrà effettuato. Dove pensa si opereranno i tagli? A livello di istituzioni, il costo del personale rappresenta l’80 per cento della spesa totale. Suppongo si tenderà per ciò a ridurre il personale o a sostituire gli operatori con tanti anni di anzianità (che comportano più oneri sociali), con altri più giovani, che pur avendo una buona formazione mancano comunque di esperienza. Questo cambio nel giro di poco tempo porterà ad una perdita di competenze, di un sapere professionale che si ripercuoterà sull’assistenza provocandone un deterioramento. Senza contare che l’eccessivo carico di lavoro è fonte di stress e può indurre ad errori, come ricorda uno studio in merito condotto a livello federale. Un’altra fonte di risparmio possibile per le case per anziani viene ricavata dando in appalto servizi come la cucina, la manutenzione, la lavanderia ecc.; una strategia che porta ad una perdita di lavoro per il personale già assunto in tali strutture e che finiscono talvolta nella disoccupazione. Assistiamo quindi non ad un vero risparmio ma ad un mero spostamento di costi ottenuto sottraendo dignità alle persone. Una realtà quest’ultima che concerne un po’ tutto il mondo del lavoro… Certo. Ma vorrei aggiungere che spesso la gente dimentica che il settore sanitario dà lavoro e benessere a molte persone, che sono padri e madri da cui dipendono famiglie, che spendono e quindi contribuiscono a rendere viva un’economia. Purtroppo invece è duro da sradicare lo stereotipo secondo cui la sanità è solo fonte di costi: la sanità è anche investimento e risorsa. La misura di risparmio, a molti operatori del settore socio-sanitario, appare anche come una pressione e come un misconoscimento dell’importanza e dell’essenzialità del proprio operato. Lei cosa ne pensa? Per certi versi è proprio così. Prendiamo il lavoro di assistenza intendendo con questa non tanto la terapia medica ma l’assistere giorno per giorno persone che non hanno una guarigione a portata di mano, vuoi perché anziane, invalide, malati cronici, handicappati. Un prendersi cura che non può essere cronometrato ma che con le pressioni di risparmio sta rischiando di perdere la sua essenza: la relazione con l’utente e l’ascolto. Negli ultimi anni, infatti, nel contingentare il personale si è provveduto ad un estremo controllo di ogni atto assistenziale: tutto dev’essere documentato, cronometrato, giustificato e questo ha portato ad un incremento di lavoro a livello amministrativo-burocratico che sottrae risorse ed energie da dedicare al paziente. Sta avvenendo soprattutto nelle case di cura dove il lavoro si sta meccanizzando, dove non si rispettano più i tempi delle persone anziane ma quelli delle tabelle d’orario. Perché se non ti attieni ai tempi sei malvisto, anche dai tuoi colleghi che temono che se tu “vizi” un anziano questo poi gli pretenderà le stesse premure facendogli “perdere tempo”. Questo è il punto: se si misconosce che il nostro lavoro è, come dicevo, assistenza e presenza, prestare ascolto, dare una parola di conforto, accogliere anche una lamentela, oltre che offrire una cura specifica – elementi non quantificabili –, ebbene si toglie valore a noi come curanti. È un sintomo che denota come sempre più oramai stiamo imboccando una strada pericolosa dove si confonde la professionalità con l'efficientismo. Il tempo per la campagna referendaria è risicato visto che ora manca poco più di un mese al voto: come valuta la sensibilizzazione nella popolazione? Trovo vi sia una sorta di rassegnazione tra la gente: molti pensano che questo sia un referendum inutile perché tutta una serie di misure di risparmio sono già in atto. È importante per ciò insistere e far capire alle persone che non si può immaginare di avere il livello di qualità delle cure come le abbiamo concepite fino ad oggi con questi limiti finanziari. Ma se i cittadini accetteranno le misure di risparmio dovranno in futuro essere pronti a rinunciare ad una serie di servizi fino ad ora garantiti, altrimenti dovranno lottare affinché questo pilastro non venga smantellato, votando no ad una legge che ha in serbo di farlo.

Pubblicato

Venerdì 3 Febbraio 2006

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