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"Uno scarso senso dello Stato"

di

Loris Campetti
Il governo Prodi ha già compiuto un anno, senza grandi festeggiamenti che non sarebbero stati coerenti con le difficoltà che il centrosinistra italiano sta attraversando. Una vittoria sul filo del rasoio non poteva non creare problemi di governabilità, con una maggioranza frastagliata in tanti partiti e partitini. Una vittoria, in particolare al Senato, ottenuta soltanto grazie al voto degli italiani all'estero che è andata in grande maggioranza allo schieramento antiberlusconiano. Al senatore Claudio Micheloni, eletto in Svizzera e che quando parla dei Democratici di sinistra (Ds) dice «noi» chiediamo un bilancio di questo primo scorcio di legislatura e un giudizio sulla nascita del Partito democratico (Pd) e il tentativo conseguente di riunificare la sinistra italiana, cioè quello che si muove a sinistra del Pd.

Come si è trovato a Palazzo Madama, una delle aule in teoria più nobili e in realtà più rissose della Repubblica?
Non mi sono trovato bene, l'ho detto intervenendo in aula in occasione del secondo voto di fiducia, il 28 febbraio. Mi ha ferito e continua a ferirmi lo scarso senso di appartenenza e di rispetto per un luogo centrale, un bene comune. Riscontro uno scarso senso dello Stato. Questo è il sentimento che provoca in me, che vengo dall'estero, da un'altra cultura, la partecipazione ai lavori nell'aula alta del Parlamento. Si difendono interessi particolari, e questo mi preoccupa. La nostra maggioranza è caduta a causa di un ordine del giorno sulla politica estera che è inattaccabile.
Questo clima lo riscontra soltanto nell'opposizione berlusconiana?
Soprattutto nell'opposizione che sfrutta ogni occasione per dare spettacolo e cercare di paralizzare i nostri lavori, cioè la politica. Ma purtroppo è un clima generale.
E rispetto alle richieste e ai problemi degli italiani all'estero, di cui è rappresentante, che tipo di atteggiamento riscontra?
Sono sorpreso dalla non conoscenza della nostra realtà fuori dai confini nazionali. Io ha 55 anni, e i senatori della mia età non sanno nulla, non capiscono i problemi degli italiani all'estero. Quando in commissione ho parlato dei servizi consolari mi è stato detto: "Davvero avete ancora bisogno dei servizi consolari?". Se sono queste le persone che dovranno votare sulle leggi da noi proposte non posso non preoccuparmi. All'inizio, quando abbiamo capito dai risultati elettorali il ruolo che noi avremmo svolto garantendo la governabilità, con un voto di differenza al Senato, abbiamo pensato di avere un potere, una centralità. Le cose invece non stanno così, mentre cresce la nostra responsabilità sulla tenuta del governo. Non possiamo comportarci come Pallaro ma da politici seri che intervengono a tutto campo e non solo sulle questioni che riguardano gli italiani all'estero. Credo che in troppi non abbiano capito l'importanza della nostra presenza nel Parlamento italiano.
Lei è un uomo sicuramente di sinistra, iscritto a un sindacato combattivo, l'Unia, vive in un paese dove ancora si chiamano "borghesi" i partiti di destra e non si rinuncia alle radici socialiste. Come vive la fine dei Ds e la trasmigrazione degli eredi del Pci nel Partito democratico, un partito che si vuole equidistante tra capitale e lavoro e rinuncia a dirsi di sinistra?
La Svizzera è un paese differente dall'Italia, qui vale la regola della ricerca del consenso. Si affronta un problema e si discute finché non si trova una soluzione consensuale. Un sistema troppo lento, si dice. Da quando sto a Roma me la sogno la lentezza svizzera, perché alla fine se si vuole risolvere quel problema la soluzione va trovata, la decisione va presa. Non c'entra la maggiore o minore radicalità, tant'è che noi (i Ds, ndr) abbiamo un buon rapporto con i socialisti svizzeri. Venendo al Pd, devo confessarle che se non avessi lavorato per un anno a Roma, al Senato, non so se mi sarei impegnato nella costruzione del nuovo partito. Credo invece che mi sarei trovato più vicino a Sinistra democratica che difende le radici socialiste. Ma in Italia sono convinto che il Partito democratico sia l'ultima spiaggia se si vuole governare il paese. A Roma un partito con l'1 per cento e tre senatori pretende di imporre le sue regole. C'è bisogno di una semplificazione della politica. Però, mano a mano che si va avanti nella costruzione del Pd vedo aumentare le difficoltà e moltiplicarsi le scelte discutibili: avevamo promesso un partito aperto, nuovo, legato alla società civile, ma se vado a leggere i nomi dei 45 membri del Comitato provvisorio del Pd ho forti preoccupazioni. Vedo vecchi volti, scelti con una logica vecchia, come quelli di chi ha responsabilità centrali in regioni con problemi enormi. Oppure: se è vero che abbiamo problemi seri nel Nord, non riesco a spiegarmi la ragione per cui mettiamo tra i 45 il capo di Slow Food, organizzazione peraltro benemerita. E poi voglio dirle una cosa: se la nascita del Pd producesse un ricompattamento delle forze che si muovono alla sua sinistra io stapperei una bottiglia di champagne.
L'unico modo per rendere governabile l'Italia è la confluenza al centro? Spesso a creare i maggiori problemi alla maggioranza è la destra dello schieramento di Prodi.
Guardi quel che avviene in Francia o in Germania, guardi alla stessa Svizzera che pure non ha problemi immediati. In Europa c'è bisogno di unità tra sinistra e centro, con una sinistra forte. È vero che i partitini di centro creano problemi, ma è anche vero che siamo caduti per colpa di un senatore di Rifondazione e uno del Pdci su una posizione puramente ideologica. Mi trovo d'accordo con quanto detto da D'Alema in un'intervista: non si può essere contemporaneamente partito di lotta e di governo.
Dunque, addio al Partito socialista europeo in nome della governabilità…
Il Pd dovrà lavorare con il Pse, anche se Rutelli dice l'opposto. Il Pse non è ideologico, tiene insieme diverse esperienze e diverse culture, deve ripensarsi esso stesso. Non è un caso che il Partito socialista europeo guardi con interesse la costituzione del Partito democratico. L'esito elettorale in Francia, dove il centrosinistra non c'è, deve farci riflettere tutti quanti.
Insisto: le prime verifiche elettorali non parlano certo a favore del Partito democratico. Al contrario, succede che in una città come Taranto a rappresentare la voglia di cambiamento della popolazione sia la sinistra cosiddetta radicale che stravince le elezioni con un sindaco di Sinistra democratica. E ovunque sono stati presentati candidati limpidamente di sinistra, la scelta è stata apprezzata dagli elettori.
Ci sono difficoltà, è innegabile, e dobbiamo riflettere sulle scelte future. Ma io sono convinto che la nostra impopolarità sia legata all'immagine che diamo, da armata Brancaleone: una litigiosità permanente, un ministro contro l'altro armato. Se tanta gente non va più a votare è per questa ragione.
Non sarà invece che la crescita dell'astensionismo e la caduta di consensi al centrosinistra siano da imputare alla perdita di radicamento sociale della sinistra, al Nord come al Centro e al Sud? Lo sa che al congresso dei Ds di tutte le sezioni di fabbrica dei Ds fiorentini hanno partecipato in 14, la metà pensionati, qualche funzionario sindacale e tre operai? E a Mirafiori non è andata meglio.
Mi preoccupa che sia saltato il radicamento della sinistra negli strati operai e popolari ma mi preoccupa di più l'altro problema. Sarò brutale: abbiamo fatto bene a rischiare l'impopolarità con una Finanziaria pesante, perché così abbiamo ricostruito le condizioni per lavorare a una redistribuzione, a un risarcimento sociale. Ora il governo può e deve dire che sono centrali i problemi dei lavoratori e dei pensionati. In questo modo potremo ridurre la distanza dei lavoratori nei nostri confronti.
Quali sono gli interventi più urgenti per la comunità italiana all'estero?
Finalmente – spero subito – dovrebbe insediarsi il Comitato permanente che sarà uno strumento importante per lavorare concretamente a individuare e risolvere i problemi della comunità italiana all'estero. Così ci sarà un luogo più impegnativo e operativo, mentre finora le nostre istanze finivano in Commissione esteri. Si figuri con quale attenzione, schiacciati tra i conflitti in Libano, in Afghanistan e in Kosovo. Il primo obiettivo è la riforma, una riforma strutturale, del Ministero per gli affari esteri. Così com'è oggi i Consolati sono segnati dalla intoccabilità, neanche fossero il Vaticano, mentre bisognerebbe smettere di inviare funzionari e personale dall'Italia, per far entrare giovani italiani di seconda e terza generazione. La situazione oggi è grave, persino per quanto riguarda l'insegnamento della lingua italiana. Infine, dobbiamo pensare ai tantissimi italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà, soprattutto in America latina. Come? Per esempio con lo stanziamento di un assegno sociale.


Italiani in Svizzera: c'è chi sta con Mussi

Nasce in Svizzera «Sinistra democratica. Per un socialismo europeo». La comunità italiana residente in terra elvetica non poteva restare indifferente al dibattito politico italiano all'interno del centrosinistra che ha visto la recente fase costituente del Partito democratico (Pd).
Nel mese di maggio si sono  riuniti i delegati che all'ultimo congresso dei Democratici di sinistra (Ds) in Svizzera avevano aderito alla mozione di Mussi, esponente di spicco della corrente di sinistra dei Ds in Italia, critico nei confronti della nascita del Partito democratico.
Dai lavori dei delegati è emersa la determinazione unanime di costituire anche in Svizzera il movimento della Sinistra democratica con l'intento di colmare il vuoto politico lasciato dalla creazione del Partito democratico, troppo orientato al centro secondo i suoi avversari. Secondo i delegati, sarebbe deleterio se l'insieme della rappresentanza del centrosinistra tra gli italiani in Svizzera fosse integralmente ricondotta al futuro Partito democratico. Temi centrali del nuovo movimento Sinistra democratica: la laicità dello Stato, la centralità del lavoro contro ogni logica di equidistanza, l'emergenza ambientale, le politiche per la pace e per l'integrazione delle culture, la questione morale, il rinnovamento della politica a partire da un urgente intervento sui suoi costi sempre più esorbitanti.
Il movimento in Svizzera non intende però trascurare il contesto dato dalla propria peculiarità dell'essere italiani all'estero. In questo senso intende contrastare la deriva di un confronto sempre più autoreferenziale e lontano dai bisogni delle comunità italiane in Svizzera. Per far conoscere questa nuovo soggetto politico, sono state organizzate nelle prossime settimane delle manifestazioni pubbliche in varie regioni della Svizzera.
Questo venerdì 15 giugno Sinistra democratica si presenterà al Circolo creativo italiano di Bellinzona alle ore 20.30, alla presenza del Senatore di Sinistra democratica Guido Galardi. Il secondo appuntamento è a Basilea, giovedì 21 giugno, alle ore 19.30 presso il Circolo culturale Realtà nuova in Wallstrasse 10. Vi parteciperà Giovanni Berlinguer, europarlamentare del gruppo del Partito del socialismo europeo e prestigiosa figura della sinistra italiana e europea. Tema delle due serate: «Cambiare l'Italia. Unire la Sinistra. Un progetto anche per gli italiani in Europa». Altre informazioni su www.sinistra-democratica.ch

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Pubblicato

Venerdì 15 Giugno 2007

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