Politica

Uno Stato che cerca vendetta

Il caso dell'anarchico Alfredo Cospito che sta morendo in carcere e la mano dura del governo Meloni

Lo Stato non tratta e non si fa intimorire dalle minacce e dai ricatti. Le minacce sarebbero le azioni dimostrative di matrice anarchica contro il carcere duro che sta uccidendo Alfredo Cospito, il ricatto lo sciopero della fame che da 105 giorni attua lo stesso detenuto per protestare contro il regime di 41 bis, introdotto in Italia dopo le stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio. Linea dura, linea della fermezza come quella attuata nel caso del rapimento Moro, dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nordio risponde senza citarlo all’ex giudice di Tangentopoli Gherardo Colombo – uno tra i molti firmatari di appelli di intellettuali, attori, artisti, magistrati, per la cancellazione del 41 bis a Cospito – che sommessamente ricorda come la linea della fermezza abbia condotto alla morte di Aldo Moro. È questo il futuro che ha in mente il governo Meloni per l’anarchico Cospito?
Cospito, militante del Faifri (Federazione anarchica informale - fronte rivoluzionario internazionale), è stato condannato a 10 anni di carcere per la gambizzazione di un dirigente dell’Ansaldo Nucleare ed è in attesa di giudizio per un attentato senza vittime contro la Scuola allievi carabinieri di Fossano. La richiesta è addirittura di ergastolo per strage politica. Il processo è stato sospeso in attesa che si pronunci la Corte costituzionale. Il famigerato 41 bis, introdotto per i reati di mafia e terrorismo e che secondo Colombo è anticostituzionale perché viola la dignità dei detenuti, è stato comminato all’anarchico perché in carcere avrebbe mantenuto rapporti con frammenti violenti del movimento, ma soprattutto perché non si è mai pentito delle sue azioni. Ma per evitare rapporti con l’esterno ci sono metodi più umani del 41 bis che invece prevede l’isolamento, la cancellazione della socialità e dei rapporti con la famiglia (una sola visita al mese dietro il vetro). Insomma, l’annientamento della persona e la vendetta dello Stato che nulla hanno a che vedere con il mandato costituzionale che stabilisce il fine rieducativo del carcere.
Cospito ha perso 45 chili di peso e rifiuta il trattamento sanitario obbligatorio, non si regge più in piedi e si è rotto il setto nasale cadendo nella doccia. Su richiesta dei medici è stato trasferito dal carcere di Sassari a quello di Opera a Milano, dove esiste un reparto sanitario attrezzato per malati gravi. Ma il detenuto non molla, chiede la cancellazione del 41 bis per tutti i detenuti. A sostegno della sua protesta si sono svolte manifestazioni in molte città, a Roma 41 persone sono state denunciate in seguito agli scontri con la polizia. Azioni dimostrative si sono svolte davanti alle sedi diplomatiche all’estero, la più grave ad Atene contro una funzionaria d’ambasciata, la sorella della candidata alla guida del Pd Elly Schlein. Il ministro Piantedosi ne approfitta per segnalare le solite piste anarchiche a cui siamo abituati dai tempi di Sacco e Vanzetti negli Usa e di Pinelli e Valpreda in Italia.
Se Cospito dovesse morire in carcere diventerebbe un martire. Questo sciopero della fame è il più lungo nella storia d’Europa e ricorda quello di Bobby Sands, militante dell’Ira, contro il duro regime a cui era sottoposto e morto in carcere nel 1981.

Pubblicato il

01.02.2023 20:01
Loris Campetti