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Unia spegne la prima candelina

di

Marie-Josée Kuhn
Unia c’è da un anno. E in questo primo anno di vita il megasindacato nato dalla fusione di Sei, Flmo e Fcta può presentare un bilancio di tutto rispetto: una notevole presenza nei media, molte trattative contrattuali concluse positivamente, praticamente nessuna perdita di iscritti, ottimi risultati nelle votazioni popolari. Eppure il deficit è maggiore dei 9 milioni preventivati. Ne parliamo in questa intervista con i copresidenti di Unia, Vasco Pedrina e Renzo Ambrosetti. Vasco Pedrina, se potesse tornare indietro la rifarebbe la fusione? Pedrina: Senza dubbio perché, come dicono i romandi, “la mayonnaise prend”. Certo una buona mayonnaise la si ottiene soltanto se tutti gli ingredienti riescono ad amalgamarsi l’uno con l’altro. La fusione era l’unica decisione giusta che potevamo prendere. Unia oggi è presente in ogni città svizzera, e questo non era il caso per i singoli sindacati prima della loro fusione. Inoltre oggi Unia è un sindacato interprofessionale e sta prendendo sempre più piede in settori che finora erano dei deserti sindacali. Per questo abbiamo anche investito molto nella costruzione sindacale nel settore dei servizi. Con successo: la nostra crescita nel terziario supera gli obiettivi che ci eravamo posti per il 2005. Renzo Ambrosetti, anche a lei questa mayonnaise piace come piace a Pedrina? Ambrosetti: Sì, anch’io rifarei subito la fusione. E tra l’alto questa non è soltanto la mia opinione personale: internamente non ho ancora sentito nessuno dire che sarebbe stato meglio se non avessimo fusionato. La fusione è stata pagante in ogni caso, lo dimostra già soltanto l’evoluzione del numero di iscritti. Pedrina: Alla fine del 2005 rimarremo probabilmente poco al di sotto dell’obiettivo che ci eravamo posti per l’evoluzione del numero dei membri, cioè non subire perdite rispetto agli effettivi prima della fusione. È comunque un buon risultato se si considera che altri sindacati europei in occasione delle loro fusioni hanno perso membri spesso in notevole quantità. In alcune regioni e sezioni purtroppo c’è stata una perdita di membri, ma per fortuna ci sono altre regioni e sezioni nelle quali si è registrato un aumento. Un calo degli effettivi l’abbiamo registrato spesso laddove siamo confrontati con dei problemi di conduzione delle regioni e delle sezioni. E questa è forse l’altra faccia della fusione: ci sono regioni e sezioni nelle quali i quadri dirigenti non riescono a venire a capo delle complesse esigenze supplementari poste dalla fusione e dall’allargamento dell’organizzazione. Come sta Unia dal punto di vista finanziario? Ambrosetti: Una fusione è cara. Per questo fin dall’inizio avevamo preventivato un deficit nel budget 2005. Oggi non abbiamo ancora i dati definitivi, ma si può prevedere che il deficit risulterà maggiore del previsto. Con tutta evidenza avevamo sottostimato alcuni costi, ad esempio quelli legati al lancio di Unia o quelli dovuti ad un anno di lavoro sindacale straordinariamente intenso. Si tratta di costi che si presentano una sola volta. Malgrado ciò ora dobbiamo fare tutto il possibile affinché entro il 2008 Unia abbia dei conti equilibrati. Attualmente stiamo esaminando tutta l’organizzazione e i processi interni secondo criteri di efficienza. Dovremo mettere delle priorità estremamente chiare nei nostri compiti: non possiamo occuparci di tutto per il solo fatto che siamo una grande organizzazione. Ed esamineremo anche gli organigrammi. Concretamente a quanto ammonterà il deficit? E quanti posti di lavoro sono in pericolo? Pedrina: Il preventivo per il 2005 indicava una maggiore uscita di 9 milioni di franchi su un budget complessivo di 120 milioni. Come detto il deficit sarà maggiore. La cosa di per sé non è nemmeno tanto sorprendente in quanto volevamo prima riunire le nostre strutture per poi, in una fase successiva, realizzare un aumento dell’efficienza grazie alle sinergie. In un’azienda di servizi ad alta intensità di personale un aumento dell’efficienza significa anche sempre una riduzione dei posti di lavoro. Già nell’aprile del 2004 avevamo annunciato pubblicamente la riduzione di 44 posti di lavoro sull’arco di tre anni con l’integrazione dei segretariati centrali. Questa riduzione dei posti di lavoro la attuiamo soprattutto per mezzo delle fluttuazioni naturali e di avvicendamenti interni. Fino ad oggi abbiamo eliminato circa una ventina di posti di lavoro. Le riduzioni rimanenti le faremo entro il 2008 accompagnandole con le necessarie misure sociali. Anche diverse regioni hanno ancora un organigramma eccessivo rispetto all’obiettivo. Fin dalla sua costituzione Unia può vantare una forte presenza mediatica: chi oggi pensa ai sindacati, pensa ad Unia. Eppure Unia si fa rappresentare pubblicamente sempre dalle stesse persone: avete un problema di ricambio generazionale e di promozione delle donne? Ambrosetti: Non è certamente l’ideale se di fronte all’opinione pubblica siamo rappresentati solo da uomini ultracinquantenni con i capelli grigi. In alcune regioni, come Zurigo, Bienne, Vaud eccetera, siamo già riusciti ad attuare un certo ringiovanimento. Ma altrove dobbiamo ancora lavorarci. Pedrina: In linea generale la filosofia di Renzo e mia è quella di non imporci come presidenti e di non fare un culto della personalità. La votazione sulla libera circolazione delle persone ha dato vento alle vele dei sindacati. Siccome i datori di lavoro volevano assolutamente un sì erano anche disposti a concessioni che altrimenti non avrebbero mai fatto. La situazione il prossimo anno non sarà più così favorevole. Pedrina: Effettivamente senza il sì dei sindacati la libera circolazione delle persone alle urne non avrebbe avuto nessuna chance. Ma possiamo assumere il nostro ruolo di forza politica determinante soltanto grazie alla nostra forza nei diversi settori professionali. Questa forza l’avremo anche il prossimo anno. Credo che quest’anno ci siamo battuti bene in tutti i campi. Grazie alla pressione che abbiamo esercitato sia al livello dei settori professionali che a quello della politica nazionale abbiamo potuto eliminare quasi tutte le situazioni di vuoto contrattuale e concludere dei contratti di tutto rispetto. Ambrosetti: In questo senso anche il 2005 non è stato un anno eccezionale. Sempre e di nuovo si presentano delle occasioni che ci permettono di far passare le nostre istanze. Si tratta soltanto di coglierle. E cosa coglierà Unia nel 2006? Pedrina: Nel 2006 lanceremo una campagna sui salari e sulla parità salariale. Sul fronte degli stipendi infatti bisogna urgentemente recuperare del terreno in favore dei salariati. Questo a maggior ragione se si considera che i magri aumenti di stipendio sono immediatamente divorati dagli aumenti dei premi di cassa malati. Nello stesso tempo però i vertici delle imprese incassano milioni. Un’altra priorità per noi sarà l’applicazione delle misure d’accompagnamento, in particolare nel settore del lavoro temporaneo. Per quel che concerne la politica organizzativa il nostro obiettivo per il 2006 è il consolidamento di Unia. In questo senso prioritario sarà il mantenimento del numero dei membri e, se possibile, il suo aumento. Della stabilizzazione della situazione finanziaria abbiamo già parlato, anch’essa è una questione che affronteremo con la massima urgenza. Il 2006 sarà dunque un anno in cui Unia sarà soprattutto concentrata su sé stessa? Ambrosetti: Non solo, ma adesso dobbiamo risolvere i nostri problemi. Nel 2006 non si dovrà fare i conti con noi soltanto nella campagna sui salari. Se Blocher e Merz davvero porteranno avanti questa incredibile stupidaggine che è la privatizzazione di Swisscom, allora Unia sosterrà il referendum. E lo vincerà.

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Venerdì 9 Dicembre 2005

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