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Unia punta su donne e militanti

di

Gianfranco Helbling
Unia Ticino riparte dalla base, dai suoi militanti, e dalle donne. Molti oratori che sono intervenuti in occasione del primo Congresso regionale ordinario del sindacato tenutosi sabato a Lugano hanno infatti sottolineato l'importanza degli attivisti sindacali presenti sui posti di lavoro da un lato e dell'attiva presenza di donne nell'organizzazione sindacale dall'altro. Presenti i due copresidenti nazionali Renzo Ambrosetti e Andreas Rieger, i delegati hanno approvato all'unanimità il Rapporto d'attività 2005-2008 e hanno poi eletto alla presidenza Mario Bertana, il frontaliere che prende il posto di Fabio Tarchini. Adottate anche tutta una serie di proposte all'indirizzo del Congresso nazionale di Unia, che si terrà proprio a Lugano nel prossimo mese di ottobre, e due risoluzioni, una presentata dalla Commissione femminile di Unia Ticino per la parità salariale e l'altra di solidarietà con lo sciopero dei lavoratori della Elements Ag.

Dopo l'intervento introduttivo del presidente uscente Fabio Tarchini, che ha sottolineato come Unia in questi pochi anni sia diventato una realtà concreta sulla scena ticinese malgrado i timori e le resistenze incontrati nel processo di avvicinamento fra Flmo e Sei, è toccato al segretario regionale Saverio Lurati presentare per grandi linee il rapporto d'attività. Ma quello di Lurati è stato un intervento che solo in parte s'è concentrato su quanto fatto da Unia in Ticino negli ultimi tre anni. Se, ha sottolineato, la questione salariale deve tornare al centro delle rivendicazioni sindacali soprattutto in un cantone come il Ticino confrontato con un livello degli stipendi fra i più bassi del paese, d'altro canto nel suo intervento sono stati numerosi i riferimenti più generali alla realtà economica, politica e sociale del cantone, con un rinnovato appello a tutte le forze sindacali («a partire dall'Ocst») a fare fronte comune con un accordo che ponga limiti chiari al di sotto dei quali non si scende.
Riguardo alla manovra di risanamento dei conti pubblici da 230 milioni che il governo cantonale si appresta a varare, Lurati ha rilevato che «ci troveremo confrontati con proposte che, inevitabilmente, andranno ad incidere sulle prestazioni a favore dei cittadini meno fortunati. Molto difficilmente il movimento sindacale potrà nuovamente sostenere misure che andranno nella direzione dello smantellamento del servizio pubblico, della diminuzione dei sussidi di cassa malati o per gli studi, o anche nella diminuzione del potere d'acquisto dei dipendenti dello Stato. Una posizione che, possiamo già affermarlo sin d'ora non sarà condivisa dai partiti borghesi e forse neanche da tutta l'area di sinistra. E a quel punto il sindacato sarà chiamato a scegliere e la scelta non potrà che essere quella di rimanere dalla parte dei più deboli», ha ammonito Lurati. Detto in altri termini: «sarebbe autolesionista per Unia e per il movimento sindacale accettare, in nome di un risanamento finanziario che gioverà certamente ai ceti più benestanti, quella che comunemente viene definita come la simmetria dei sacrifici».
Unia tuttavia potrà affrontare (anche) questa battaglia con una nuova consapevolezza. Negli ultimi tre anni e mezzo il sindacato in Ticino, ha osservato ancora Lurati, è cresciuto di 1'400 unità, sfiorando i 19 mila iscritti. «Siamo una realtà che conta», ha aggiunto il segretario regionale e deputato in Gran Consiglio, «che deve fare i conti con qualche difficoltà determinata in massima parte dalle attese che la popolazione in noi sta riponendo». Da qui la necessità di far crescere una rete di militanti presenti in tutte la realtà lavorative, una rete «che dovrà servire a meglio colloquiare con i nostri associati per cogliere i loro bisogni e le loro esigenze» e a sostenere un'ulteriore fase di espansione del sindacato senza scollature fra l'apparato e gli associati. Due in particolare le sfide sul fronte del lavoro che Lurati ha sottolineato per i prossimi anni: il problema occupazionale e l'invecchiamento della popolazione con i problemi pensionistici che ne derivano: in questo senso per Lurati l'appuntamento alle urne con l'iniziativa popolare dell'Unione sindacale svizzera per un pensionamento flessibile per tutti sarà decisivo, «non lo possiamo fallire», ha sottolineato Lurati, preannunciando un forte impegno del sindacato su questo oggetto.
Gli interventi della sala hanno sottolineato la necessità di riaffermare la dignità e la solidarietà sul posto di lavoro, il valore del lavoro di formazione svolto dall'istituto Ecap e l'importanza delle donne nelle mobilitazioni sindacali, come ha dimostrato il caso delle Officine Ffs di Bellinzona. E proprio sull'importanza delle donne nel sindacato e del lavoro alla base svolto dai fiduciari e dai militanti s'è soffermato nel suo intervento l'altro segretario regionale, Rolando Lepori. Egli ha poi sollecitato il settore secondario ticinese ad uscire da una perenne ambiguità: «l'industria ticinese deve capire se vuole fare concorrenza alla Cina, cosa impossibile, oppure se vuole puntare su una produzione più qualificata, che è in grado anche di garantire ai lavoratori dei salari più elevati». Anche in questo settore la strategia del sindacato sarà di fare pressione sulle aziende leader e sui rami nei quali il Ticino è all'avanguardia, in modo da generare una spirale verso l'alto che trascini con sé tutto il sistema industriale ticinese.
Hanno chiuso il Congresso di Unia Ticino e Moesa gli interventi dei due copreseidenti nazionali del sindacato. Renzo Ambrosetti ha ricordato quali saranno i temi di discussione del Congresso nazionale di ottobre: al centro dell'attenzione saranno i Contratti collettivi di lavoro, ma si discuterà anche della presenza di fiduciari sui posti di lavoro, dell'integrazione dei migranti, di parità fra i sessi, di libera circolazione delle persone e delle strategie sindacali per i quattro anni successivi. Per l'organizzazione le sfide non mancheranno: Unia deve tornare a crescere numericamente anche sul piano nazionale, deve contenere il suo apparato burocratico per concentrare le risorse sui posti di lavoro e deve formare forze nuove perché è ormai imminente un ricambio generazionale. L'altro copresidente Andreas Rieger ha dal canto suo indicato nel rafforzamento della presenza fra i salariati, della rete di militanti e della capacità di mobilitazione una priorità per Unia nel prossimo quadriennio.   

Vendita: "Siamo usciti dal deserto"

«Nella vendita abbiamo costruito le premesse per fare un lavoro sindacale normale». La presentazione del Rapporto d'attività 2005-2008 al primo Congresso ordinario di Unia Ticino e Moesa ha posto un particolare accento sulla vendita. Il segretario responsabile del settore Enrico Borelli ha sottolineato che si è finalmente usciti dal deserto sindacale: «oggi Unia è un sindacato che esiste e resiste, ha detto, aggiungendo che «stiamo cominciando a costruire un rapporto di forza nelle principali aziende del cantone». Ora Unia è in grado di dare corpo ad una struttura militante anche grazie all'integrazione nell'organizzazione di diverse donne provenienti dalla vendita, ha proseguito Borelli. E in questi anni qualche vittoria significativa la si è già ottenuta, «ad esempio il freno al lavoro festivo». Il problema principale rimane la mancanza di un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) nella vendita: «ci si sta lavorando, il cantiere è aperto, ma siamo ancora molto lontani dall'obiettivo. Il problema è che in questo settore il padronato è diviso, per cui ci manca un interlocutore coeso ed affidabile», ha concluso Borelli. 

Proteggere il lavoro sindacale

Garantire e migliorare la presenza sindacale sul posto di lavoro e tutelare adeguatamente coloro che sul posto di lavoro svolgono attività sindacale. È questo il senso di una serie di proposte che il Congresso di Unia Ticino e Moesa ha deciso di sottoporre al Congresso nazionale del sindacato, previsto a Lugano il 10 e 11 ottobre prossimi. Le proposte di Unia Ticino mirano ad avere un delegato sindacale in ogni azienda industriale, a garantire maggiore protezione ai delegati sindacali ed ai membri delle commissioni del personale e a garantire il diritto di accesso dei segretari sindacali alle aziende. Questi obiettivi dovrebbero essere raggiunti per via contrattuale e, su sollecitazione della sala, Unia Ticino e Moesa sottoporrà al Congresso nazionale anche la richiesta di attivarsi affinché questi diritti siano garantiti anche a livello legislativo. Altre proposte della regione ticinese riguarderanno i salari (protezione nell'ambito della revisione della Legge sulle commesse pubbliche e aumenti reali) e i criteri per la determinazione del costo della vita (quindi dell'adeguamento al rincaro degli stipendi).

Pubblicato

Venerdì 20 Giugno 2008

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