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Legge cantonale sui negozi

Unia Ticino: Ora un CCL degno di questo nome

di

Claudio Carrer

Nonostante gli sforzi intrapresi da Unia, il popolo ticinese domenica scorsa ha approvato la nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, che per il personale comporterà giornate di lavoro ancora più pesanti e un aumento del lavoro domenicale e festivo.

Questo anche a causa dell’incomprensibile comportamento del sindacato Ocst durante la campagna referendaria che, «invece di schierarsi dalla parte del personale, ha condotto una campagna a sostegno della legge e dunque degli interessi della grande distribuzione», ha denunciato Unia in un comunicato diffuso domenica a commento del risultato (59,2% di sì contro 40,8% di no).

 

Un risultato sicuramente deludente, ma non una caporetto, tenuto conto che comunque quattro cittadini su dieci hanno manifestato la loro contrarietà al processo di liberalizzazione e deregolamentazione in atto nel settore della vendita in Svizzera. I fautori di una società che lavora e produce 24 ore su 24, siano essi politici o padroni, dovrebbero perlomeno tenerne conto.


La prima occasione sarà quella delle imminenti trattative per la stipulazione di un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) di obbligatorietà generale per l’intero settore, che è anche la condizione stabilita dal Parlamento perché la legge possa entrare in vigore. A queste trattative parteciperà evidentemente anche Unia: «Come abbiamo sempre affermato durante tutta la campagna e indipendentemente da quello che sarebbe stato l’esito del voto, la nostra volontà è quella di sederci al più presto attorno a un tavolo per discutere di un Ccl, che rappresenta un bisogno urgente della lavoratrici e dei lavoratori. Abbiamo già dato la nostra disponibilità al consigliere di Stato Christian Vitta, che a giorni ci dovrebbe convocare», conferma Giangiorgio Gargantini -responsabile del settore terziario di Unia Ticino (foto in alto)- smentendo le illazioni secondo cui il nostro sindacato, siccome contrario alla legge, intenderebbe organizzare un ricorso contro la disposizione della legge che impone l’esistenza di un Ccl (un vincolo incompatibile con la giurisprudenza) per impedirne l’entrata in vigore.

«Unia pone un’unica condizione -spiega Gargantini-, ossia che l’oggetto della discussione sia un Contratto degno di questo nome, che consenta cioè di fornire risposte ai bisogni dei lavoratori e degli operatori del settore e non si riduca a un atto formale per fare entrare in vigore la legge».


Se si arrivasse a un Ccl non teme che alla prima occasione verrebbe disdetto dalla controparte, visto che esso è indispensabile per “fare entrare” ma non per “mantenere” in vigore la legge?
È un’eventualità che non potremo mai escludere, ma chiederemo una sorta d’intesa scritta sul carattere permanente del Ccl.


Quali dovrebbero essere i punti qualificanti del Ccl?
Innanzitutto punteremo a ottenere minimi salariali che consentano di vivere degnamente. E magari anche di fare la spesa in Ticino, contribuendo così a contenere il fenomeno del turismo degli acquisti Oltrefrontiera, tanto sbandierato durante la campagna referendaria dal fronte padronale.
Il secondo aspetto importante riguarda la conciliabilità tra la vita professionale e quella familiare, che in concreto vuol dire ottenere garanzie sulla durata e l’organizzazione della giornata lavorativa in modo da limitare al massimo le pause tra un turno e l’altro, nonché una regolamentazione dell’impiego nei giorni festivi e la domenica simile quella che già conosciamo in altri Ccl.
Infine, andranno introdotte norme che affrontino la questione dei contratti che non garantiscono un numero minimo di ore di lavoro, cioè uno dei problemi maggiori del personale della vendita oggi.


Viste le dure critiche mosse da Unia al sindacato Ocst per il suo sostegno alla legge, è pensabile costituire un fronte comune nell’ambito dei negoziati per il Ccl?
Senz’altro. Le nostre critiche si riferiscono al sostegno dato da Ocst alla campagna padronale, che ai nostri occhi è apparso totalmente incomprensibile. Se Ocst, come ha più volte ripetuto, confermerà che quella posizione aveva solo una funzione strategica e che sulle questioni di fondo riguardanti i diritti dei lavoratori si trova sulla stessa nostra lunghezza d’onda, non avremo difficoltà a fare fronte comune durante le trattative per il Ccl. Siamo fiduciosi.

Pubblicato

Mercoledì 2 Marzo 2016

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