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Unia Bellinzona, la parola alla base

di

Francesco Bonsaver
Sulla bufera mediatica scatenatasi dopo l'assemblea dei soci della sezione di Unia Bellinzona, area ha raccolto il parere dei membri del comitato regionale di Unia. Segue l'intervista a Gianni Frizzo, ex presidente della sezione sindacale di Bellinzona

Al salone Olimpia di Biasca la sera dello scorso venerdì, gli affiliati al sindacato Unia della sezione Bellinzona e Biasca dovevano eleggere il proprio comitato. Il clima era tutt'altro che rilassato. Lo scontro tra la "vecchia" dirigenza del segretariato e il personale, parzialmente risoltasi con l'accordo firmato dalle parti sotto la mediazione della direzione nazionale, ha lasciato infatti importanti strascichi sull'andamento della sezione.
I soci del sindacato erano quindi stati invitati per eleggere il nuovo comitato. Presidente in carica, Gianni Frizzo, leader delle Officine. Prima della votazione, sono stati distribuiti, all'insaputa di Frizzo, dei consigli di voto (facsimile di una scheda) che invitavano a non riconfermare Frizzo e altri quattro membri delle Officine Ffs nel comitato sezionale. Il risultato è stato proprio quello auspicato dai facsimili. Tra i grandi esclusi, oltre a Frizzo che ha raccolto 48 voti, anche l'ex segretario sindacale e dalla trentennale appartenenza al sindacato Giuseppe Sergi (37 voti) e Donatello Poggi, pure delle Officine, che ha raccolto 13 voti. Il candidato che ha ottenuto più voti ne ha raccolti 133, 98 invece quelli andati all'ultimo candidato eletto.
La mancata rielezione di Frizzo e degli altri lavoratori delle Officine ha scatenato sulla stampa numerose critiche all'operato di Unia, accusata di aver manipolato la votazione per escludere proprio i combattivi lavoratori delle Officine. Accuse poi respinte da Unia.

La parola della base

Quando li incontriamo, sono decisamente arrabbiati. Costituiscono la spina dorsale del sindacato, sono i rappresentanti diretti della base, dei lavoratori affiliati ad Unia Ticino. Mario Bertana, presidente regionale di Unia Ticino, operaio edile; Giuliano Ossola, operaio d'industria e presidente della sezione locarnese e vicepresidente regionale; Orlando Sanhueza, presidente della sezione sottoceneri e operaio d'industria; Fabio Tarchini, presidente regionale uscente; Giovanni Cimino di professione muratore, neopresidente della sezione bellinzonese.
Sono persone che dedicano gran parte del loro tempo libero alla causa sindacale, senza benefici economici ma solo tanto impegno. Sono molto amareggiati. Non accettano che qualcuno possa infangare gratuitamente il "loro" sindacato. Sono perfettamente a conoscenza di quanto successo alla sezione di Bellinzona lo scorso anno: «C'era una grave situazione conflittuale all'interno nel segretariato di Bellinzona dovuta ad una problematica gestione del personale» spiega Bertana. «Una situazione che ha portato a una paralisi del lavoro sindacale. S'imponeva una decisione. Fin dall'inizio, il comitato regionale da noi composto, ha chiesto l'immediata sospensione della dirigenza sezionale, ossia di Matteo Pronzini, Siro Petruzzella e Teresa Guarna. Il segretario regionale, Saverio Lurati, ci ha convinti che fosse meglio trovare una soluzione di compromesso». Ossola ci tiene a specificare: «Lurati ha sempre agito di concerto con noi. Altro che decisioni prese dai burocrati sindacali». Di manipolazioni della dirigenza sindacale non ne vogliono sentire parlare. Anzi, tali accuse le rispediscono al mittente. «Se c'è qualcuno che manipola, è chi sta discreditando il sindacato agli occhi dell'opinione pubblica. Unia è un sindacato combattivo ogni giorno, dove la base, i lavoratori affiliati, hanno voce in capitolo» conclude Bertana.  
Fabio Tarchini, 48 anni di militanza sindacale, conosce bene cosa significhi "essere" un sindacato: «Unia Ticino rappresenta gli interessi di quasi 20mila lavoratori. Fare sindacato è un lavoro quotidiano, svolto la gran parte del tempo all'ombra dei riflettori dei media. È un lavoro difficile e paziente, di lungo respiro. L'esperienza della lotta delle officine è stata esemplare, importante per il movimento operaio. In quel mese, Unia ha dedicato tutte le sue forze al sostegno di quella lotta. Eravamo tutti presenti in sala pittureria. I funzionari di Unia al completo lavoravano notte e giorno per sostenere la lotta delle Officine. Ripeto: una bella esperienza, ma il sindacato è chiamato, giustamente, a difendere ogni singolo caso dei suoi ventimila lavoratori iscritti. È una battaglia di tutti i giorni, senza tregua. Solo per restare agli esempi recenti: vendita, caporalato e dumping sui cantieri. Un impegno costante non indifferente».
Sulla scelta assembleare che ha portato al cambiamento del presidente alla sezione di Bellinzona da Frizzo a Cimino, respingono le accuse di manipolazione dell'assemblea. Si sentono offesi in qualità di lavoratori: «Dicendo che i lavoratori sono stati manipolati dai facsimili perché stranieri, lasciano intendere che siamo incapaci di valutare con la nostra testa chi votare» spiega Sanhueza «Allora si dovrebbero annullare tutte le elezioni perché si ricevono a casa dei consigli di voto». Cimino trova grave l'uso della parola "pizzini": «È un chiaro riferimento a Provenzano. Parlando di pizzini, ci danno dei mafiosi. Si devono vergognare».
Sul risultato che ha portato all'esclusione di Frizzo dalla presidenza, Tarchini ha una spiegazione: «la base, i lavoratori riuniti in assemblea, hanno deciso che la grave situazione di paralisi della sezione sindacale andava risolta. Frizzo, seppure si sia dimostrato un bravo leader nella lotta delle officine, come presidente della sezione in carica da mesi, non ha potuto risolverla, forse anche perché non gli sono stati forniti tutti i mezzi per poterlo fare. La base ha deciso però che si imponeva un cambiamento per sbloccare la situazione».

Frizzo: «è mancata la chiarezza»

«In un cero senso, è una liberazione» commenta così Gianni Frizzo ad area la sua mancata rielezione a presidente della sezione bellinzonese di Unia. «Nel maggio dello scorso anno, pensavo di entrare in un comitato sindacale nel quale si poteva lavorare bene. Questo stato di cose è durato per alcuni mesi, poi la situazione è degenerata ed è stato impossibile lavorare». A suo giudizio, cosa è andato storto? «Non c'è stata possibilità di fare chiarezza. Se ci sono delle accuse gravi, bisogna verificarle dando la possibilità agli accusati di difendersi».
Liberazione si diceva prima. Libero di occuparsi al cento per cento delle Officine. «Ora posso concentrare le forze per costruire dei rapporti di forza in grado di migliorare le condizioni di lavoro dove opero. Sui posti di lavoro, nessun dirigente regala nulla. Ogni conquista ottenuta è un passo avanti imposto dal basso. Vorrei che si guardasse all'esperienza delle Officine non con invidia, ma come stimolo ad agire anche in altri posti di lavoro».
Liberazione ma anche rammarico. A Frizzo duole la modalità della sua non rielezione. «Le indicazioni di voto distribuite prima dell'assemblea, di cui sono venuto a conoscenza solo il giorno successivo, mi hanno fatto male. Hanno il sapore di una trama ordita alle spalle, invece di un'aperta e trasparente discussione in assemblea. Avrei preferito che mi si dicesse apertamente i motivi perché non andavo più bene. Oggi chiedo di sapere chi ha fatto quei facsimile ».
Lei ha detto ai media che l'assemblea di venerdì scorso è stata un'occasione persa per fare chiarezza. Lei però era il presidente dell'assemblea. Nel suo ruolo, non poteva gestire l'assemblea in tal senso? «Ho trovato il programma già ben definito e stabilito. Inoltre nessuno è intervenuto per muovermi delle critiche. Non si è voluto affrontare una discussione franca. Eppure le assemblee servono anche a questo». La base di Unia spesso si è lamentata di una vostra assenza agli appuntamenti sindacali. Cosa risponde a queste critiche? «Nel caso del primo maggio, nell'ottobre dello scorso anno sono stato invitato quale oratore a Coira dal segretario sindacale di Unia. Questo il motivo della mia assenza, di cui peraltro avevo informato chi di dovere».
C'è chi da una lettura politico sindacale di tutta la vicenda. Lei ritiene che Unia Ticino non sia più un sindacato combattivo? «Non mi permetto di giudicare. Quello che posso dire è che con Matteo Pronzini, e in generale col segretariato di Bellinzona, abbiamo iniziato dieci anni fa un percorso di politica sindacale, culminato nell'esperienza della lotta alle Officine. Un'esperienza particolare nel contesto svizzero, dove la base decide in totale autonomia. Per tornare invece a Unia Ticino di oggi, venendo a mancare delle persone di riferimento con cui ho collaborato positivamente, mi mancano delle certezze. Sia chiara una cosa: dicendo che Pronzini è una figura importante per il sindacalismo, non voglio dire che gli altri non valgano nulla. Non voglio discreditare nessuno».


Pubblicato

Venerdì 3 Luglio 2009

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